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Estate molfettese per pochi intimi E i cittadini (soprattutto giovani) scappano nei paesi vicini con programmi interessanti
15 settembre 2003

Avremmo davvero voluto parlare di “Estate Molfettese 2003”, ed avremmo davvero voluto scriverla così, con tutte le maiuscole del caso. Avremmo voluto descrivere manifestazioni festose e piazze gremite, e riportare su queste colonne i commenti entusiastici di molfettesi e forestieri. Avremmo voluto, certo…ma non possiamo. E non possiamo perché l'estate dei molfettesi (e dei più giovani in particolare) è trascorsa ben lontana dalla propria città, alla ricerca di concerti, sagre, spettacoli di cui i paesi limitrofi offrivano una ampia e variegata scelta a fronte della desolazione delle “mura domestiche”. Bisceglie, Trani, Giovinazzo, per non parlare di Barletta, durante tutta la calda stagione hanno rappresentato mete di riferimento costanti per chi, da tutta la Provincia, era alla ricerca di un po' di buona musica per una serata di svago, con programmi ambiziosi e di assoluta qualità; Molfetta ha costituito il “buco nero”, assolutamente bypassata dai turisti e snobbata dai suoi stessi cittadini per la disperazione degli operatori turistici, sempre più abbandonati a loro stessi. Di quale estate molfettese dovremmo parlare? Dei ridicoli ed imbarazzanti concertini dei “soliti (ig)noti” degni della migliore “Corrida di Corrado”, per i quali vengono elargiti ogni anno, con sconcertante puntualità, contributi a pioggia? I qualche gara fra barchette senza spettatori messa su in fretta da qualche “assessore” per ricordare solo a se stesso di esistere? O forse delle consuete esibizioni di ballo che vedono, come unici spettatori nel deserto “parterre”, i parenti e gli amici (quando non trovano di meglio da fare…) di chi si esibisce, con lodevole impegno inversamente proporzionale al rendimento, sul palco? Di quale estate molfettese dovremmo parlare? Della solenne elezione della miss di turno, con cotanta “giuria istituzionale” intenta a soppesare curve e misure delle aspiranti top model o forse dovremmo soffermarci sulla desolante discoteca al lungomare? Ci chiediamo quale sia il progetto alla base di queste estemporanee manifestazioni e quale la considerazione che chi le organizza ha della città e dei suoi abitanti. Vorremmo sapere chi pianifica queste iniziative e con quali criteri, ed in assenza di risposte convincenti non potremmo che pensare (come molti “addetti ai lavori” in città sostengono) che l'unico scopo perseguito dagli organizzatori pubblici, sia quello di distribuire a destra e a manca, “agli amici ed agli amici degli amici”, qualche elemosina sotto forma di contributo …perché, si sa, da che mondo è mondo, il consenso si costruisce e si consolida anche così. Capitolo a parte merita, senza ombra di dubbio il “Festival del Mare”, vero fiore all'occhiello di questa misera estate molfettese. Giunto alla sua seconda edizione questa “rassegna delle arti e dello spettacolo” ha ribadito tutti i limiti già evidenziati lo scorso anno. Senza entrare nel merito delle capacità artistiche di chi si è alternato sul palco dell'Anfiteatro di Ponente e del livello degli spettacoli rappresentati, occorre evidenziare come il Festival si confermi una manifestazione d'elite, pensata e realizzata per i pochi in grado di permettersi (in un periodo di crisi come quello attuale) un qualunque prezzo del biglietto pur di passare una serata “diversa”…gli altri se ne stiano pure a casa davanti alla televisione, o si mettano in macchina per raggiungere i ben più vitali centri vicini. Non si può davvero ritenere di aver reso un servizio alla città organizzando una manifestazione riservata a pochi eletti, tenendo di fatto fuori tutti gli altri ( e costata ben 45.000 euro, soldi di tutta la comunità, anche di coloro che non possono permettersi 73 euro per l'abbonamento, né hanno santi in Paradiso o “cariche istituzionali” anche minime per poter godere di biglietti e tessere omaggio). Senza contare che la direzione artistica della rassegna teatrale è stata affidata ad un regista biscegliese e che non è stato coinvolto alcun artista locale, pur essendocene nella nostra città tanti e di validissimi, a conferma del fatto che la cultura continua ad essere appaltata all'esterno magari per compiacere qualche deputato influente, sponsor di questo o quell'altro. Con tanti saluti alla “città dei saperi”! Già, ma chi se li ricorda più gli slogan elettorali… Censor
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