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Esplode la questione morale nel centrodestra a Molfetta
07 settembre 2005

MOLFETTA – 7.9.2005 Sembra essere la questione morale il problema più grosso dell'amministrazione di centrodestra soprattutto perché i casi “imbarazzanti” all'interno della coalizione crescono giorno per giorno. (Nella foto, Palazzo Giovene, sede del consiglio comunale di Molfetta). Il primo è stato lo scandalo del consigliere comunale di Forza Italia, Domenico Rafanelli, coinvolto nel cosiddetto “sexygate” con denunce reciproche con la sua presunta amante (la nota storia di Mimì e Antonella) con le accuse di molestie e di aver sottratto materiale da un ufficio comunale (a giorni il processo). Poi è stata la volta del caso più clamoroso che riguarda l'Udc, dove si è verificato un crollo di immagine soprattutto dopo l'arresto del presidente del partito, il medico Michele Facilone, coinvolto nello scorso mese di maggio nella vicenda della truffa alla sanità con altri medici, farmacisti e informatori scientifici: secondo l'accusa le organizzazioni criminali consentivano alle aziende farmaceutiche di lucrare sulle prescrizioni maggiorate artificiosamente da parte di medici corrotti che, a loro volta, ricevevano costosi omaggi come oggetti di pregio, viaggi di piacere o per congressi, ma anche somme di denaro calcolate in percentuale sulle prescrizioni. Ricordiamo che il dott. Facilone, già consigliere comunale, ha rivestito la funzione di presidente del partito e comunque ne è sempre stato uno dei suoi esponenti di primo piano e, in attesa, dell'esito della sua vicenda giudiziaria, che gli auguriamo possa concludersi positivamente, ha lasciato ogni attività pubblica. Poi è toccato ad un altro esponente della maggioranza, Giuseppe Balestra, ambientalista dell'Anpana e consigliere comunale dell'Italia dei Valori, il partito di Di Pietro denunciato alla magistratura (la Procura di Trani ha aperto un fascicolo) dalla Polizia municipale perché sorpreso in flagranza mentre irrigava i campi con acque reflue in un terreno di sua proprietà. Anche Balestra non ha sentito la responsabilità di dimettersi da consigliere comunale, sull'esempio dell'altro suo collega coinvolto nel cosiddetto “sexygate”. Di fronte a tanti episodi di questo genere, ai quali, tranne qualche eccezione, non sono seguite le dimissioni immediate degli interessati, l'opinione pubblica molfettese è rimasta interdetta e sconcertata. Al di là dei presunti fatti criminosi sui quali sta indagando la magistratura, la gente si chiede come mai il sindaco o la classe dirigente che amministra Molfetta non abbia sentito il dovere (tranne in qualche caso) di intervenire, soprattutto a un anno dalle elezioni amministrative, quando gli attuali “governanti” dovranno spiegare agli elettori il motivo del loro comportamento, sottoponendosi al loro giudizio per avere nuovi consensi. Sarebbe opportuno fare prima chiarezza.
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