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“Erodiade” del premio Abbiati 2012 al Teatro del Carro di Molfetta
10 gennaio 2014

MOLFETTA – Andrà in scena domani, Sabato 11 Gennaio 2014 al Teatro del Carro, alle ore 21.00 l’OPERA :
"Erodiade". L’evento porta la firma di Giovanni Tamborrino, premio Abbiati della critica musicale per la migliore opera prima del 2012, il poema sinfonico «Mare metallico» dedicato alla tragedia ambientale e sociale di Taranto. La REGIA è invece di Francesco Tammacco. Al pianoforte e percussioni Elisabetta Fusillo, Erodiade Anna Carbotti.
«Erodiade», un’opera con cui il compositore pugliese, celebra Testori nel ventennale della scomparsa, tocca il tema della violenza sulle donne, il femminicidio. «È un’emergenza sociale - dice l’artista – perché non c’è giorno in cui non sentiamo notizia di una donna uccisa, malmenata, stuprata. Siamo di fronte alla violenza dell’amore che vuole a tutti i costi, dell’amore possessivo, egoista, ormai responsabile di un genocidio che pare inarrestabile». Ed è con un paradosso che Tamborrino sceglie di affrontare l’argomento mettendo in musica la storia di Erodiade, non solo vittima, in quanto suicida nel monologo che Testori scrisse nel 1967 ispirandosi alla Salomé di Oscar Wilde, cui si era rifatto anche Richard Strauss per l’omonima opera lirica. Erodiade è, infatti, carnefice di Giovanni Battista, l’uomo dal quale è stata respinta e che, una volta rifiutata, ha fatto decapitare.
«Nella mia versione - racconta Tamborrino - in scena ci sono solo artiste in rappresentanza di tutto il genere femminile, che paga il conto di una società malata». Erodiade - La violenza dell’amore che vuole, questo il titolo completo dell’opera, con il disegno registico affidato a Francesco Tammacco, prevede la presenza dell’attrice Anna Carbotti e della musicista Elisabetta Fusillo, che suona contemporaneamente pianoforte e percussioni.
Per quarantacinque minuti la giovane performer, in passato già impegnata in altre opere di Tamborrino, fa interagire la tastiera con i pezzi di un’officina ritmica montata alle proprie spalle, che a volte percuote con le bacchette altre direttamente col dorso della mani, accuratamente incerottate per evitare pericolose contusioni. «Questa combinazione sonora - spiega Tamborrino - è un’ulteriore evoluzione della ricerca timbrica che conduco da anni e che nell’incontro con la poetica di Testori persegue possibilità espressive in linea con quell’urgenza e necessità comunicativa cui tutta l’arte deve aspirare: parlare alla gente di cose umane».

Tra le voci più originali della scena musicale contemporanea, Giovanni Tamborrino ha sempre avuto un rapporto «critico» con la tradizione melodrammatica, che ha superato con l’«opera senza canto», forma di teatro musicale che, rifacendosi all’antica tragedia greca e alla lezione di Carmelo Bene, recupera l’uso drammatico della voce naturale all’interno di un originale sistema timbrico. Le sue creazioni sono, infatti, il risultato di una fusione del teatro musicale con quello di prosa. Ma il prodotto non è né teatro di prosa con musica e nemmeno teatro musicale in prosa. È piuttosto un «terzo teatro» che indaga l’aspetto fonetico della parola e del testo con l’intento di sviluppare una materialità vocale archetipica derivante timbricamente da oggetti d’uso comune.

20.30 porta- 21.00 sipario. Info 3405571527 segreteria; botteghino 3493795729.
Teatro del Carro via Giovene 23 Molfetta. www.ilcarrodeicomici.it

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