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Elezioni regionali al tempo del coronavirus
15 marzo 2020

L’emergenza coronavirus che sta bloccando tutte le attività in Puglia, considerata anch’essa zona rossa, ha rallentato i tempi della politica e soprattutto la campagna elettorale per le elezioni regionali. La stessa consultazione elettorale potrebbe essere a rischio e slittare di alcuni mesi, forse in autunno. Tutto dipenderà da come evolve il contagio della malattia. Se dovesse arrestarsi, non ci sarebbero problemi, altrimenti gli sforzi di chi è partito in largo anticipo, resteranno frustrati. Anche la gente non appare interessata alla politica, perché giudica, giustamente, più importante la salute, soprattutto perché le notizie confuse e contraddittorie, alimentate dagli imbecilli che si divertono a creare allarmismo in rete, attraverso i social (anche per loro una misura restrittiva non sarebbe male) e le false notizie, non aiuta il percorso verso il superamento dell’emergenza. A questa gara a chi è più sciacallo, non si sottraggono alcuni partiti che potremmo definire irresponsabili: è il caso della Lega e del solito Salvini, di Fratelli d’Italia e della confusa Meloni, che speculano perfino su questa situazione, sperando di aumentare i consensi, far cadere il governo e andare alle elezioni a maggio (come ha chiesto la Giorgia nazionale). Un ruolo di equilibrio, invece, lo sta dimostrando il presidente del consiglio, il pugliese Giuseppe Conte, che entrato in politica dalla porta di servizio, sta riuscendo a coordinare una situazione difficile e critica, come un politico esperto. A rispondere male a questa emergenza, come al solito sono quegli italiani irresponsabili, che non accettano limiti e restrizioni e non vogliono rispettare le regole. Del resto, non c’è da meravigliarsi: il nostro popolo è stato sempre intollerante a qualsiasi direttiva piccola o grande che fosse, dall’uso delle cinture di sicurezza all’obbligo di restare in casa al tempo del coronavirus. La furbizia, difetto nazionale, è considerato virtù, anche per il valore attribuito a questo vizio capitale da alcuni politici irresponsabili, uno per tutti: Silvio Berlusconi. Il senso del dovere non è una prerogativa italica nemmeno nei momenti peggiori, dove prevalgono sempre i diritti, anche presunti. Restare in casa, come viene raccomandato fino alla noia, è considerato una sorta di reclusione volontaria. Eppure, allo stato attuale, è una misura indispensabile a garantire che il contagio non possa estendersi e dilagare, senza controllo, anche per la scarsità dei mezzi necessari a farvi fronte. E qui torna il discorso dei tagli alla sanità, dei quali anche Molfetta è vittima, per l’irrazionalità con la quale il governatore Emiliano ha salvato alcune strutture rispetto ad altre, usando un criterio politico, favorendo il capetto di area, rispetto ad un uso razionale ed efficace delle risorse. E l’ospedale di Molfetta ne sa qualcosa. Nessuno ha voluto rinunciare a nulla, dalle pensioni ai privilegi, ed oggi siamo costretti a subire quasi un coprifuoco e una limitazione della libertà. A questo si aggiungono i danni enormi che sta subendo l’economia, per rimediare ai quali sarà necessario un nuovo Piano Marshall. Con la differenza che nel dopoguerra c’erano gli Stati Uniti ad aiutarci. Nell’era Trump non si può sperare in qualche aiuto straordinario. Anzi, il sovranista inadeguato che governa gli Usa, vedrebbe di buon occhio un indebolimento dell’Italia e dell’Europa. Egoismo e sovranismo sono il prodotto di una politica che non è riuscita a rispondere ai bisogni dei cittadini e oggi ha lasciato spazio a soggetti politici che predicano l’odio razziale e insultano gli avversari, perché non hanno argomenti se non quelli di alimentare la paura, parlando alla pancia non alla testa della gente. C’è chi ha definito il coronavirus un castigo di Dio, ma senza esagerare in queste valutazioni apocalittiche, è certo che questa emergenza sta frenando un po’ e speriamo che arrivi a bloccarla del tutto, questa politica dell’odio, che si serve dei social per raccogliere consenti. Di fronte a questa situazione grave e in parte sottovalutata, la politica locale sembra insensibile. Al di là delle parole, in questi giorni continuano i giochi in vista delle elezioni regionali, col timore che, se si dovessero rispettare le scadenze, senza rinvii, resterebbe poco tempo per catturare consensi e muovere le pedine necessarie alla conquista di un posto nel consiglio regionale. Un posto di potere e un posto lautamente retribuito economicamente. Nello scatto elettorale si sono distinti finora Annalisa Altomare e Saverio Tammacco, sindaco ombra del destracentro, che ha costruito quest’amministrazione comunale “ciambotto” o frankenstein con l’unica finalità di arrivare all’elezione nel consiglio regionale, sfuggitagli per un pelo la volta scorsa. Annalisa Altomare, invece, è la portavoce di quella parte del centrosinistra che non vuole votare un candidato di destra come Tammacco, di chiara provenienza di quell’area conservatrice che faceva capo all’ex senatore Antonio Azzollini, dalla quale sono scappati tutti i voltagabbana da lui gratificati, quando l’ex sindaco di Forza Italia è caduto in disgrazia per le vicende politiche e penali. Ora che Azzollini si è alleggerito del peso giudiziario, anche Tammacco ha paura e si sente meno sicuro, sia per la possibilità che venga fuori un candidato della destra che pescherebbe nella stessa sua area, sia perché teme che una parte del suo elettorato torni alle origini. Tra l’altro è possibile che l’attuale senatrice Carmela Minuto, possa appoggiare la Lega nella quale si candida il suo compagno Davide Bellomo. Questo permetterebbe ad Azzollini di riprendere il controllo di Forza Italia, richiamando non pochi transfughi. Non dimentichiamo che lo stesso ex sindaco riuscì la volta scorsa a far eleggere alla Regione il suo fedelissimo Antonio Camporeale. In questo gioco, infatti, esiste l’area di centrodestra che fa capo all’assessore all’Urbanistica Pietro Mastropasqua che, non appoggerebbe Tammacco, essendo legato a Giorgia Meloni e al suo candidato Raffaele Fitto. Questa ipotesi, ha fatto molto arrabbiare Tammacco che ha chiesto al sindaco Tommaso Minervini, del quale è l’azionista di maggioranza, avendolo fatto eleggere con il movimento delle sue liste civiche, di convincere il suo assessore a sostenere il centrosinistra. Una richiesta, per chi conosce Mastropasqua, molto aleatoria, essendo il giovane assessore troppo ancorato alla nave Meloni. Insomma la maggioranza di centro destra sta già litigando ed è divisa, come avviene sempre in occasione di elezioni regionali o politiche, dove le liste civiche vengono attratte dai partiti di riferimento. Sul fronte del centrosinistra, oltre alla candidatura di Annalisa Altomare, anch’ella in corsa sotto le bandiere di Emiliano, si è parlato di quella del medico Felice Spaccavento, noto per la sua battaglia a favore dell’ospedale di primo livello del Nord barese. Una battaglia che ha visto prevalere Corato, per quelle scelte politiche di Emiliano (malgrado la vicinanza logistica ad Andria), ma necessarie al governatore per intercettare voti del centrodestra, in questa difficile battaglia. Attorno a Spaccavento si ricostruirebbe l’area della sinistra ormai allo sbando dopo la caduta del sindaco Paola Natalicchio, anche se la probabile presenza dei socialisti di Tedesco e Introna, fa storcere il muso a molti elettori. Centrodestra diviso, centrosinistra pure, la dispersione dei voti sarà notevole a favore di candidati di altri Comuni e Molfetta mancherà ancora una volta all’appuntamento regionale con un proprio rappresentante. Vedremo quanto l’evoluzione del coronavirus, in senso positivo (si spera) o negativo, potrà condizionare le elezioni regionali, dove chi veniva dato per sicuro e vincente fino a ieri (Tammacco), oggi viene dato già per sconfitto, malgrado l’appoggio di Emiliano. Ma in questa partita, ognuno gioca per sé. Si vince o si perde, ma alla fine, a perdere rischia la città. © Riproduzione riservata

Autore: Felice de Sanctis
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