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Elezioni europee, la lunga notte del voto a Molfetta tra exit poll, speranze e delusioni
27 maggio 2014

MOLFETTA - Musi lunghi, silenzio e sguardi preoccupati. Sono passate da poco le 23 e nella sezione di Rifondazione Comunista a Piazza Paradiso sono già tutti piuttosto abbacchiati. Ma non è colpa di istant poll angoscianti o proiezioni nefaste, che devono ancora arrivare. Si tratta del Bari che ha appena perso 2-0 contro La Spezia e ora vede sensibilmente ridotte le possibilità di accedere ai playoff. “Però ce la possiamo ancora fare, bisogna vincere col Novara”, dice Antonello Zaza mentre prende a tormentare un pacchetto di Marlboro che saranno sue compagne di questa nottata elettorale. Qualcuno armeggia vicino al frigorifero, saltano fuori birre e panini, altri si piazzano sul divano davanti al televisore sotto la bandiera della Palestina, i più giovani vanno al computer, pronti a spulciare sui siti italiani e stranieri per vedere se qualcosa inizia a muoversi. Poi preparano delle tabelle con candidati e sezioni, pronti ad aggiornale una volta arrivati i dati. Alla tv c'è Bianca Berlinguer che intervista Scalfarotto: ci si attende un uragano grillino ma Tsipras dovrebbe difendersi. In Francia è avanti Marine Le Pen, anzi ha vinto, ha stravinto. I socialisti sono ai minimi storici. Si materializza davanti ai giornalisti e chiede le elezioni anticipate. In sezione i militanti vanno avanti e indietro, gli iphone si illuminano a intermittenza ma dai seggi ancora niente.

Arrivano insieme, a caccia di buone nuove, il consigliere Pd Giulio Germinario, il Presidente della Multiservizi Piero De Nicolo e l'ex coordinatore Pdl Pasquale Mancini. Zaza fa gli onori di casa ma i risultati sono ancora un punto interrogativo e c'è solo spazio per l'attesa, buona per fare un po' di previsioni. I facsimile della scheda elettorale, con sopra il simbolo della Lista Tsipras e il nome della candidata sostenuta da Rifondazione Eleonora Forenza, diventano una sorta di schedina dove si segnano i pronostici. Si forma un capannello attorno a De Nicolo che spara le sue cifre: Pd di poco avanti al M5s, Tsipras al 15% e Ncd e Fi poco sopra. Poi i dati, quelli veri, iniziano ad arrivare. Sezione 3 Giovanni Pascoli: Pd 62 voti, Fi 25, M5s 20, Tsipras 24. Zaza chiede di Azzollini: il suo Ncd raccatta solo 13 voti. I militanti entrano ed escono dalla sezione, portano i dati dei seggi mentre alla tv partono le prime proiezioni attendibili: Pd al 40 %, il M5s si affanna venti punti più sotto, Berlusconi al 15, Ncd e Tsipras di un soffio sopra lo sbarramento.
Cala il silenzio, guardano tutti la Boschi che sorride, si avvicina ai microfoni e dice che la notte è lunga, che in realtà non si sa ancora bene, ma che se le cose stanno così è un risultato storico. Molti non si raccapezzano. Germinario strabuzza gli occhi: “40%? Ma siamo sicuri?”. Adesso i dati arrivano regolari anche dalla città: è proprio vero il Pd vola e il M5s resta al palo. Il partito di Renzi prende mediamente il 35% e qua e là veleggia verso il 40. Uno choc. Fi tiene al 19%, Tsipras fa benone al 15, il M5s un pelo sopra i forzisti. Azzollini è ko sotto il 10%. 5 anni fa aveva preso praticamente da solo 10.000 voti. Acqua passata. Si va fuori, in strada, in pausa sigaretta e non si parla d'altro. Mancini è sorpreso: “caspita una roba del genere non ce la si poteva immaginare. Mi dispiace tanto, perché voglio davvero molto bene a Tonino ma questa è la dimostrazione che da solo non può vincere. Per noi il 19% è un buon risultato, sopra la media nazionale”. 
A mezzanotte suonate, arriva Gianni Porta. Tshirt rosso fuoco con su sopra a caratteri grandi, stampata, la sigla CCCP, sorriso panoramico e l'entusiasmo di un ragazzino: “fare il rappresentante di lista è bellissimooooo!”. Porta altri dati, ora si può ragionare anche di preferenze.
Gano Cataldo candidato a Bruxelles, sta andando bene: prende molti voti, ma forse non moltissimi, comunque sotto alle aspettative. La Forenza invece si sta difendendo. Qualcuno prova a telefonarle, trapela ottimismo. Quante preferenze potrà prendere a Molfetta? 500? Zaza abbassa l'asticella a 300, centrando in pieno la previsione. Le sezioni scrutinate aumentano e i dati ormai corrono più veloce al Comune: meglio spostarsi.
La sala stampa di Palazzo Giovene è una babele di analisi, commenti e disamine varie. Ci sono i consiglieri Camporeale, Caputo e Pisani, il sindaco Paola Natalicchio che non distoglie nemmeno per un istante lo sguardo dal grande schermo sul quale vengono proiettati di continuo i risultati aggiornati. Tutti si chiedono cosa caspita sia capitato al M5S. De Nicolo appena giunto non ha dubbi: “sono stati sopravvalutati perchè chi grida è più facile da notarsi. Questo è un voto su Renzi e l'ha stravinto”.
Altri contano gli euro in più (80) finiti nelle buste paghe degli italiani, altri ancora sulla voglia di cambiare di un elettorato forse troppo spesso abituato ad accontentarsi.
In un angolo della sala c'è papà Cataldo che in compagnia dell'altro figlio (il più piccolo) Davide segue lo spoglio con gli occhi tutti sulle preferenze. I voti arrivano ma probabilmente non abbastanza, “ci aspettavamo qualcosa in più, ma con questa affluenza forse ci sta”. Il sindaco gli si avvicina, sorride, spende parole di incoraggiamento: “guarda che la lista è andata bene e la notte è lunga”. Davide conferma, perchè il 12%  in città è un gran bel risultato e dice che “bisogna vedere cosa prendiamo in Puglia e Basilicata ma qui a casa nostra, a Molfetta, servirebbe una valanga” ma “comunque se non va, ci saranno altre occasioni” gli fa eco il padre. Alla fine Gano non passa per soli 800 voti.

Intanto lo spoglio volge al termine, molti se ne vanno, qualcuno resta in attesa dei dati definitivi.

Gli occhi sono a Bruxelles ma il cuore e la calcolatrice a Molfetta. Si parla di rimpasto, di equilibri politici alterati e di qualcosa da cambiare. Perché?  Perché i renziani sono andati forte e Gano che il sindaco ha appoggiato, forse non passa, borbotta qualcuno. E poi c'è l'affluenza che è bassissima ed è segno di disaffezione fa seguito un altro. Eppure ci sono quelli che dicono che l'affluenza bassa ha nuociuto al senatore ed è quella il simbolo del suo declino invece il bel risultato di Tsipras è la conferma che i molfettesi stanno ancora col sindaco. Le analisi del voto sono come una coperta corta: tutti la tirano da qualche parte e qualcuno resta sempre scoperto.

Al sessantunesimo e ultimo seggio scrutinato, sono ormai le tre. La notte è matura, la tornata elettorale è al termine. Ora bisognerà leggere i commenti, spulciare i dati come fossero fondi del caffè buoni per leggere il futuro e cercarne di cavare qualche insegnamento buono. Intanto come dice un custode intento a chiudere la saletta, “anche questa è fatta”.

 

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Autore: Onofrio Bellifemine
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