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Ecco il profilo di salute della città Pubblicato lo studio avviato dal dott. Gennaro Gadaleta Caldarola
15 aprile 2003

Chi fra i molfettesi fosse interessato a saperne di più sul posto in cui vive ha da poco a disposizione un nuovo strumento. La pubblicazione del “Profilo di salute della città”, infatti, mette a disposizione dei cittadini, in un volume di più di 100 pagine, una descrizione quantitativa e qualitativa della condizione generale di Molfetta. Un insieme di dati relativi ad indicatori di tipo demografico, ambientale, sociale, sanitario per conoscere, secondo criteri scientifici riconosciuti in campo internazionale, lo stato di salute della nostra città. Dal 1997 Molfetta aderisce al progetto Città Sane-OMS, iniziativa promossa dall'Organizzazione mondiale delle sanità fra quelle intese a realizzare gli obiettivi della “Carta di Ottawa” del 1986, nella quale sono state definite le strategie per la promozione della salute. Salute intesa non solo come assenza di malattia ma come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. L'adesione a questo progetto internazionale comporta tre passaggi obbligati: la rilevazione dei dati in merito agli indicatori proposti dall'OMS per quantificare lo stato di salute della città; la redazione del “Profilo di salute”, che analizza ed interpreta i dati; la formulazione del “Piano di salute”, in cui vengono fissati obiettivi e strategie di intervento. Per la rilevazione dei dati Molfetta ha seguito una strada tutta sua, che le è anche valsa un premio. Per la caparbietà del primo consulente del progetto, il dott. Gennaro Gadaleta Caldarola, essa non è stata affidata a dei professionisti, si suppone provenienti dall'esterno, ma è avvenuta in maniera partecipata. L'idea era quella che questa fosse un'occasione importante per coinvolgere i cittadini, per portarli a misurarsi con i problemi della comunità e a discutere di essi. Così dal marzo al giugno del 2001, l'Amministrazione comunale, con la consulenza del gruppo di studio dell'Università di Bari per Città Sane-OMS coordinato dal prof. Giuseppe Palasciano, ha organizzato un corso di formazione per rilevatori, aperto ai cittadini interessati. Successivamente i rilevatori così formati hanno costituito il gruppo di lavoro per la stesura del “Profilo di salute”, con il coinvolgimento di numerose scuole cittadine, dell'Asl e di altri soggetti del territorio, e materialmente hanno rilevato i dati per i 31 indicatori individuati dall'Oms e per altri, fino a fotografare lo stato di salute della città. Un lavoro che è continuato anche con l'amministrazione di Tommaso Minervini, che ha definito come assessore responsabile quello alla Socialità, Mauro Brattoli, e individuato come nuovi consulenti la dott.ssa Annalisa Altomare e il dott. Vito Veneziano. Rilevati i dati, nella maggior parte dei casi relativi al quinquennio 1997-2001, si è passati alla seconda fase, quella che ha portato alla stesura del “Profilo di salute”, in cui i valori relativi ai vari indicatori di tipo demografico, ambientale, sociale, sanitario sono stati analizzati e raccolti. A voler parlare per immagini, difficile raffigurare Molfetta con le guanciotte rosse e scoppiante di salute, ma nemmeno come un corpo malato e bisognoso di interventi urgenti. Una “situazione normale”, la definisce l'assessore Brattoli. La pubblicazione del profilo è soprattutto un elenco di dati, difficile per chi non sia esperto trarne un giudizio d'insieme. Alcuni di essi sono, però, particolarmente significativi. Dal punto di vista degli aspetti demografici Molfetta appare come un città che vede diminuire sempre di più i suoi abitanti, diminuire ed invecchiare, visto che fra il 1991 e il 2001 i maggiori di 65 anni sono aumentati del 21.2% e gli ultrasettantacinquenni del 23.8%. Nel decennio 1991-2001, l'indice di vecchiaia, calcolato rapportando l'ammontare degli ultrassessantacinquenni a quello degli individui in età inferiore ai 15 anni, è passato dal 71,24% al 116,31%. In pratica, a partire dal 1999, l'ammontare degli anziani ha superato quello di bambini e ragazzi. Nel 2001 a Molfetta risiedono quasi 86 bambini e ragazzi ogni 100 anziani. Un carattere che trova conferma anche a guardare i dati relativi alla popolazione scolastica. Gli alunni delle scuole elementari e medie inferiori sono diminuiti rispettivamente del 4.3% e del 12.2%, confermando il forte calo dei soggetti di età 0-14 anni che ha caratterizzato la dinamica demografica molfettesi nell'ultimo decennio. Altro dato sul quale riflettere, diminuiscono i tossicodipendenti, perlomeno quelli che utilizzano il Ser.T, ma quasi raddoppiano gli alcolisti. Così come aumentano le malattie mentali, infatti è quasi raddoppiato il numero dei molfettesi che nel quinquennio 1997-2001 si sono rivolti al Centro di salute mentale, principalmente casalinghe che, insieme ai soggetti in cerca di nuova occupazione, rappresentano bel il 60% dell'utenza complessiva. Le principali cause di morte sono i tumori, triplicate rispetto al passato. Rincuoranti i dati relativi sull'inquinamento atmosferico, solo il livello di rumorosità in via Baccarini appare oltre il limite, anche se si deve tener conto che i rilevamenti sono abbastanza limitati e quindi forse insufficienti a fotografare davvero quel che accade in città. Ottima la qualità dell'acqua sia dal punto di vista analitico che organolettico. I problemi possono sorgere in seguito ad un uso non corretto dei serbatoi condominiali, sia per la qualità dei materiali usati, l'”eternit”, che per la scarsa igiene. Per quanto riguarda il futuro, il prossimo atto dovrebbe essere quello della stesura del “Piano di salute”, in cui vengo fissati obiettivi e strategie di intervento. Per l'assessore responsabile Brattoli sarebbe opportuno un lavoro a rete con le altre città pugliesi che aderiscono al progetto Città Sane-OMS, anche se non tutte hanno già provveduto alla redazione del “Profilo di salute”. Ma, anche se questo collegamento non fosse possibile, l'amministrazione ha intenzione di proseguire sulla strada intrapresa e di formulare questo Piano, accogliendo e sviluppando le indicazioni rilevate con il “Profilo di salute” di Molfetta, servendosi dello stesso gruppo di lavoro e della collaborazione del prof. Palasciano. A spulciare le 100 pagine del volume si coglie anche qualche curiosità. Ad esempio che a Molfetta sono presenti ben 32 fontanine pubbliche, di cui ben 13, il 40,6% non funzionanti. E che s'aspetta a farle riparare? Piccola nota a margine per il curatore del volume in cui il “Profilo di salute” è presentato: viviamo in uno stato laico e siamo su tutto cittadini e non fedeli. Sembra strano che a 55 anni dalla promulgazione della Costituzione si debba ancora ribadirlo e poi, qualora si volesse seguire una religione, chi l'ha detto che a Molfetta non si possa anche esser, per dire, buddisti? Si potrebbe chiedere: e che c'entra questo con la salute della città? Il fatto è che il volume del “Profilo di salute della città” si presenta ricco di immagini non solo un po' naif, ma caratterizzate in modo nettamente cristiano. Infatti, sistematicamente accosta, in particolare ai dati demografici relativi ai fenomeni di natalità e mortalità sul territorio, simboli del cattolicesimo, ritenendoli evidentemente universali: le tre croci del calvario, l'estrema unzione o l'angelo che veglia il malato per la mortalità. Consideriamolo quanto meno discriminate per chi, a buon ragione, vorrebbe essere considerato solo cittadino. Lella Salvemini
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