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Ds: allargare l'alleanza anche a Rifondazione Dibattito sul partito unico del centrosinistra dopo la Festa dell'Unità
15 ottobre 2003

Il segnale è stato la Festa dell'Unità che, per quanto nell'inusuale ibridazione con un concorso musicale, ha rivisto i “Democratici di sinistra” di Molfetta di nuovo in piazza, di nuovo vitali, insomma, come se la loro lunga “nuttata” stesse per finire. Per la sezione locale si tratta ora di andare oltre, di individuare una linea politica e un gruppo dirigente che la incarni e attui, da discutere e approvare in una prossima conferenza organizzativa. La conferenza, prevista per i primi di novembre, è stata preparata da un dibattito interno teso a definire alcuni snodi politici fondamentali, come quello del rapporto con gli altri partiti. (La relazione per il congresso Ds sarà inserita nei prossimi giorni fra le NEWS del nostro quotidiano in internet “QUINDICI ON LINE”, dove potrà essere letta e scaricata). E' stata ribadita con forza la necessità di tornare a governare la città, di tornare a vincere. E, per i diessini molfettesi, non si vince senza il centro e non si vince senza Rifondazione. Di qui l'impegno a riprendere il dialogo con quest'ultimo partito e ad allargare le alleanze, anche andando al di là del centrosinistra. A Molfetta la situazione sembra richiederlo: è necessario un fronte comune molto ampio per scalzare una maggioranza che coniuga l'incapacità di governo con l'attenzione per gli interessi familistici dei suoi membri. Un fronte comune costruito, però, secondo i Ds, all'interno di un preciso quadro di accordi e al fine di raggiungere obiettivi chiari; poco si potrà condividere, quindi, con chi non crede nella trasparenza e nella necessità dell'ampliamento degli spazi democratici. Ad ascoltare gli ultimi dibattiti pubblici in città, pare proprio stia crescendo la consapevolezza che non si può governare questa città e che non si vince costruendo steccati, anche se ai “Democratici di sinistra” l'esperienza di certe vicende del passato fa dire chiaro che questo non può significare la rinuncia alla propria identità, alle ragioni fondamentali per cui si definiscono “di sinistra”: l'allargamento degli spazi democratici e di partecipazione e il valore sociale della ricchezza. La consapevolezza della necessità di dialogare con i rappresentati del “centro” non deve far pensare che solo da quella parte può venire l'allargamento della base di governo, non va dimenticato il 30% di cittadini astensionisti, che non si può sbrigativamente ascrivere ad una fascia di sole persone disagiate, con scarsa cultura e capacità di discernimento, poco propense ad interessarsi di politica, ma che provengono anche dalle file delle sinistra, i delusi dalle scelte degli ultimi anni che vanno recuperati alla partecipazione democratica. Riaffondare le proprie radici nella città, anche con l'aiuto e grazie all'apporto dei giovani che si sono avvicinati negli ultimi tempi, ma senza rimanere rinchiusi nell'orizzonte cittadino. I Ds molfettesi guardano con interesse alla prospettiva del partito unico del centrosinistra, consapevoli che spingere nella direzione del partito riformista o democratico o come altro lo si vorrà chiamare, non può vuol comporta affatto rinunciare alle cose nelle quali più profondamente si crede. Al contrario significa lavorare perché il proprio patrimonio culturale e politico abbia un peso importante nel nuovo contesto. In questo quadro, quindi, si dovranno e potranno muovere i nuovi organi di dirigenza che la prossima conferenza organizzativa sceglierà. E se il clima verso le altre forze politiche deve essere improntato al dialogo più franco e alla comprensione delle diversità, è evidente che ancora di più questo deve essere il clima e l'orientamento all'interno del partito. Rinnovati organi di dirigenza che abbiano come obiettivo quello di far crescere le nuove leve, rispecchiando la pluralità delle voci interne, recuperando quanti e quanto perso per strada, nella lunga “nuttata” degli ultimi anni, perché certo non si possono ricercare nuove unità se non si è capaci di ricostruire le vecchie. Lel. Salv.
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