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Donne scalpellino, un lavoro possibile Riprende a ottobre la scuola nata con il progetto “Adonat”
15 settembre 2002

Si fa forse ancora un po' fatica a convincersene, sembra tutto tranne che un'occupazione femminile, ma nel mondo del lavoro a Molfetta c'è spazio anche per le donne scalpellino. Si tratta di un vecchio progetto che riparte, visto che ha mostrato di dare buone possibilità d'occupazione. Riprende vita, infatti, dal primo ottobre la scuola di scalpelline, sorta nel 1997 nell'ambito del progetto comunitario “Adonat”. Le lezioni saranno tenute dal maestro Antonio De Cesare che ha seguito le ragazze sin dall'inizio. Il corso è riservato ad una quindicina di donne che abbiano passione per la lavorazione della pietra. “Inizialmente - ci ha dichiarato il maestro De Cesare - rimasi sorpreso nel vedere queste donne, prese dal loro lavoro, incuranti dell'essere letteralmente ricoperte di polvere”. Non bisogna dimenticare che nello stesso 1997 partì anche il progetto “Ossidiana”, un corso di formazione per tecniche restauratrici della pietra. Fu promosso dal Comune di Molfetta e dal Consorzio Iconos e finanziato dal ministero del lavoro nell'ambito della Legge 125 sulle pari opportunità. Una selezione pratica accertò chi potesse frequentare il corso, destinato ad una ventina di donne. Furono mille le ore messe a disposizione dal settembre 1997 al giugno 1998. Il corso era articolato in due parti, una teorica con discipline come la geologia, la chimica, storia dell'arte, biologia, storia dell'architettura, storia del restauro ed una parte pratica. Quest'ultima consisté nel recupero di alcuni manufatti in pietra esistenti nel duomo come il leggio, l'acquasantiera, anche se il laboratorio più importante fu il recupero dell'Arco della Terra. Ciò che ha contraddistinto queste donne è stata la volontà, la tenacia. La maggior parte di loro non si è fermata poiché dopo il corso sono state contattate da ditte specializzate che ne hanno consentito l'inserimento nel mondo del lavoro. ”E' stato sfatato il luogo comune che ha sempre visto l'uomo come unico protagonista di questo tipo di lavori”, sostiene Maria Sasso, all'epoca assessora alla Trasparenza con delega per le Pari opportunità. Queste donne hanno dimostrato come il mondo del recupero dei manufatti storici e religiosi non sia un settore unicamente maschile. Le testimonianze sono diverse e attraverso esse si è potuto capire che oggi la domanda di lavoro esiste, anche se si tratta sempre più di lavoro specializzato e di alta professionalità. Certo l'inserimento nel lavoro non è continuativo, ma non è forse questa l'epoca del lavoro flessibile? Flessibile la pietra certo non è, ma se aiuta a trovare lavoro, ben venga. Alessandra Palmiotto
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