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Donna respinta e offesa dai servizi sociali di Molfetta? Il consigliere Pino Amato chiede un'inchiesta
21 agosto 2009

MOLFETTA - Il consigliere comunale e vice presidente del consiglio comunale di Molfetta, Pino Amato (foto), ha ricolto un'interrogazione al presidente del consiglio Nicola Camporeale e all'assessore alla socialità Luigi Roselli per conoscere come mai i servizi sociali del Comune si siano comportati in maniera scorretta con la signora MDG che «recatasi presso gli uffici dei servizi sociali in cerca di aiuto per la sussistenza minima dei suoi quattro figli, le veniva non solo rifiutato l'aiuto ma di contro offesa ed umiliata dinanzi ai figli». Amato pone altri interrogativi in merito all'episodio che – se veri, e non una “bufala” di un giornale locale – appaiono inquietanti al punto da richiedere sanzioni nei confronti degli stessi dipendenti dell'ufficio e, forse, anche l'intervento della magistratura: «E' vero – scrive Amato - che episodi del genere accadono ogni qual volta essa si presenta agli uffici dei servizi sociali? E' vero che nei suddetti uffici essa viene altresì guardata con disprezzo e rimproverata per l'aver messo al mondo quattro figli? E' vero che la signora M D G vive sotto la costante minaccia di essere espropriata della custodia de figli da parte dei Servizi Sociali?». Mi auguro – aggiunge Amato - che ciò che riportato nell'articolo (pubblicato su un giornale locale) non sia vero, altrimenti mi vergognerei ad essere Consigliere Comunale di questa città. Le istituzioni hanno il dovere, sottolineo il dovere di proteggere e difendere le famiglie ed i nuclei familiari svantaggiati, in particolar modo l'Assessorato ai Servizi Sociali soprattutto in presenza di minori, che hanno bisogno di assistenza, essi non hanno nessuna colpa, forse per qualcuno quella di essere nati. Mentre invece hanno tutto il diritto di vivere un infanzia serena così come i propri coetanei più fortunati. Alla luce di quanto esposto si chiede all' Assessore alla Socialità o al Sindaco se la signora in questione sia assistita dai Servizi Sociali ed in quali termini e quali provvedimenti l'amministrazione intende adottare in favore dei figli della medesima, di cui una con gravi disturbi comportamentali, tali da rasentare l'autismo. Spero che tutto vada a buon fine, senza dover aspettare la solita storia drammatica che ogni tanto leggiamo sui giornali. Si vuole altresì ricordare a qualche superficiali ed insensibile che mai e poi mai, soprattutto nell'espletamento delle proprie funzioni, dovrà colpevolizzare qualcuno di mettere al mondo dei figli. Per quanto riportato dal sottoscritto, come previsto dall'art. 43 del Consiglio Comunale, si chiede risposta scritta in breve tempo riservandomi di riportare la questione in Consiglio Comunale e di conseguenza chiedere una commissione conoscitiva per verificare quanto accaduto».
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La mia opinione, suffragata dalla mia infelice esperienza personale trascorsa è: Il sig. Giliberti, che parla di comportamenti poco "urbani" (uso ovviamente degli eufemismi) da parte di alcuni "postulanti" che frequentano gli Uffici dei servizi sociali, ha ragione...e torto allo stesso tempo. Mi spiego meglio: il più delle volte le Persone che perdono le staffe, lo fanno solo perché, dopo ripetute "visite" agli Uffici, ricevono risposte sempre interlocutorie. Questo, qualche volta, innesca, da parte di alcuni, delle reazioni non proprio civili, forse anche dettate dalla frustrazione e dalla disperazione (poche centinaia di Euro, in alcuni casi, fanno la differenza fra il mangiare o restare digiuni!). Il Personale addetto alle risposte, viene evidentemente stressato dal ripetersi di eventi inqualificabili, che oserei dire, per certi versi, magari inconsapevolmente e certamente perché le "cineserie" dei regolamenti e degli iter, non consntono loro di dare risposte esaurienti, provocano loro medesimi. A me è capitato, come dicevo sopra, di dover frequentare questi uffici: ho assistito a diverbi poco civili da parte di certi personaggi; devo però dire, ad onor del vero, che una persona che ha ricevuto un "appuntamenteo" ad una determinata ora, si presenta - badate bene, per l'ennesima volta - all'Ufficio, nell'ora stabilita, per avere riscontri alle sue motivate richieste, e si sente dire che... non ci sono risposte, dopo un'ennesima attesa. A questo c'è da aggiungere l'insolenza di alcuni Addetti all'ufficio: - una di queste, entrando in sala con un caffé, una mattina e vedendo che le persone da tempo in attesa rumoreggiavano perché era già trascorso il tempo previsto per l'apertura dell'Ufficio medesimo, commentava con questa frase (udita da me personalmente!): ..."CHE C'é: HANNO GIA' APERTO LE GABBIE QUESTA MATTINA?". Il servizio alla Socialità è qualcosa che è forse molto complicato da gestire, proprio perché si affrontano argomenti molto delicati che implicano la tutela della "privacy", un minimo di delicatezza e comprensione, non disgiunto dalla necessità di non dare ad intendere che quanto dovuto - per legge! - non appaia come un grazioso lascito "ad personam". Sarebbe bello se, pur nella necessità di snidare i soliti che magari ..."ce marciano..., si avesse la sensibilità e l'attenzione di usare discernimento nel valutare la diverse situazioni. Lasciatemi solo aggiungere, perche DEVO farlo, che il commento di falko nero azzurro è....squallidamente incommentabile! Roba da matti. Falko n.a. ti auguro che ti vada sempre tutto bene, con il vento in poppa; però, per esperienza sempre personale, io fossi in te, penserei, penserei!.

...e scusate, dimenticavo. Visto che il forum è frequentato da "autorevoli uomini di giustizia" (cosa notoria...) e, visto che le notizie di reato, possono esser assunte anche da fonte giornalistica, non "VI" sembra il caso di fare un "adeguato controllo", sulle erogazioni "amministrate" dai servizi sociali, anche per sgombrare definitivamente ogni dubbio sulla possibilità (che io escludo ... ovviamente ... e a priori ...) che vi possano essere state situzioni nelle quali qualche fruitore, in passato..., in un "lontanissimo passato", molto, ma molto, ma molto remoto ... (capisc a mé) fosse tutt'altro che persona indigente ... benchè "sempre votante". (capisc sempr a mé...). Qui non servono le toghe bianche, rosse o nere ... qui, serve "LAGGIUSTIZZIA" (come disc u nonn d'abbasc a cas), la gente ... oltre che fame di pane, ha anche sete di giustizia... Alle Fiammette ... ogni tanto, date qualche delega oltre che sul pesce cogelato avariato, e sulle cozze morte, anche sul controllo dell'attività delle "capesante"... Magari scoprite che sono sì "cape" (femmine del kapo...), ma poi ... non tanto "sante". Sbaglio? Può darsi..., ma la gente mormora ... e poi chi cerca trova ... da quelle parti ... Qualcuno ha sostenuto: "se la legge è uguale per tutti, che necessità c'era di scriverlo dappertutto, dovrebbe essere cognizione diffusa ed interiorizzata dal popolo". Bene, dimostriamo che quella lucuzione scritta da per ogni dove, non è un semplice spot di un prodotto andato a male o peggio adulterato alla fonte!!! ___________________________________________ Falkonero, chiedi di essere sostituito, dì al "nutellato", di mandarne un'altro ... non dai gusto alla contesa ... é pur vero che se il tuo capo, "il melonaro", parla di nutella, tu, per converso, puoi solo parlare di "piselli findus" (accessorio forse di tuo privato morboso interesse ...), insomma .... datevi una regolata ... fate kakare proprio ... da quelle parti... (e lavatevi, non seguite le orme dei coniugi puzzoni*!!!). *) sono due amici miei di Vasto ... che non si lavano mai (tieh!!!)

FUORI TEMA ... NON "NELL'ANDAZZO"... ******************************************* L'ETERNO PROBLEMA SPAZZATURA A MOLFETTA MICHELE PISANI - michpis@fastwebnet.it da PADOVA # posted at 18 ago 2009 17.05 La mia breve permanenza ferragostana a Molfetta mi ha fatto provare l'ennesima ebbrezza di passeggiare in un paese discarica piuttosto che in una residenza turistica marina. I punti strategici di raccolta della spazzatura erano stracolmi di ogni genere di rifiuto, dalle bombole di gas piene lasciate pericolosamente in questi luoghi a mobili ed elettrodomestici vecchi lasciati a mo di discarica per strada. Il turismo, meno male, è assente; preferiscono mete come Giovinazzo o Bisceglie più attrezzate e rispettosi di questa risorsa. Basti pensare che a Bisceglie il giorno di ferragosto gli esercizi alimentari erano tutti aperti con vendita di pane fresco e quant'altro. A Molfetta invece era tutto spudoratamente chiuso e lasciato all'inciviltà di quei villeggianti che, per esempio, in contrada Mino, al punto raccolta dei cassonetti della spazzatura per non uscire dalle auto depositavano per terra i sacchetti di spazzatura piuttosto che nei cassonetti. VERGOGNATEVI!!!!! VRGHGNITIV (USANDO IL LESSICO VIP'S DEL SIGNOR SINDACO). Mi domando talvolta quando ci sarà la tanto sperata presa di coscienza da parte di questi cittadini che stanno screditando tutta la cittadinanza con questo loro comportamento. Vorrei dire a quel gruppo costituente il social forum "Azzollini non è il mio Sindaco" che non si può chiudere ripetutamente la stalla quando i buoi sono ormai fuggiti. MEDITATE, MOLFETTESI.....MEDITATE!!!!!!!!!!! ******************************************* Ammazzeremo "buttaro e buoi" allora, Preg.mo Sig. Pisani, se non riusciremo a farli rientrare nella stalla puzzolente dalla quale purtroppo la nostra storia recente li ha fatti uscire ... costi quel che costi ... ma eviterei nella circostanza anche di offendere i buoi (non "il buttaro", però...), poiché questi ns. barbari concittadini ... sono l'humus di certo ceto politico ... Lei lo sa che "il buttaro nostrano" è uno che grida, inveisce, sputa, quando qualcuno lo contraddice si fa cogliere da crisi epilettiche, salta da un'albero all'altro come una scimmia, puzza ecc., ecc. (la lista potrebbe essere lunghissima fino all'incredibile ed inverosimile ma vero ... ma per adesso lascio perdere ...), per cui come si fa a pretendere qualcosa di meglio dal "suo ceto elettorale mandriale". Mi sarei aspettato da Lei anche la condanna delle innumerevoli capanne che "L'HOMO MELONIS" ha disseminato per tutto il territorio ... insomma di cose che non vanno ce ne sono tante "da cima a coda", però noi siamo condannati a vivere qua e, pertanto, dobbiamo lottare con tutti i mezzi a nostra disposizione, compreso il gruppo su facebook ... per far ritornare a risplenere questa nostra piccola patria. Lieto di annoverarla tra i nostri amici nel gruppo la saluto cordialmente ...f.r...
La povertà: condizione ancora sconosciuta dai più. CENTRO CARITAS - MILANO Parlare di povertà evoca spesso scenari lontani, i paesi del Terzo Mondo, laddove fame, guerre, regimi, ingiustizie sociali e quant'altro, mietono migliaia di vittime. Parlare di povertà in un paese sviluppato come il nostro, nelle nostre città dove il benessere si vede e talora si ostenta, sembra un vocabolo esagerato, fuori luogo, parola che aveva senso usare magari nel dopoguerra ma di sicuro non oggi. E se proprio dobbiamo usarla, facciamo riferimento a qualcosa di residuale, non certo per indicare l'immagine della nostra società. Già perchè tutto, comunque, si misura in percentuali, anche i problemi; quanto più un problema riguarda una percentuale bassa rispetto al totale, tanto più diventa secondario, insomma un problema di pochi. Torniamo alla povertù, quella di "casa nostra": è un problema così grave? Cominciamo a dare un volto al problema e partiamo, come spesso si fa, dai "luoghi comuni". Chi sono i poveri? La povertà che abita soprattutto le nostre città ha il volto dei barboni, dei mendicanti, dei clochard, dei nomadi, degli immigrati, di chi non sente di appartenere ad un sistema sociale e se ne tira fuori, anche fisicamente "scegliendo" le stelle come tetto. Insomma la povertà come "scelta di vita"; che dire, ognuno si assuma le proprie responsabilità. Ma come si anticipava siamo nel campo dei luoghi comuni; chi quotidianamente incontra il variegato mondo dei senza dimora e dei senza tetto (a Milano sono circa 5000 dei quali 2500 italiani - fonte Caritas Ambrosiana) sa bene quanto tutto ciò non corrisponda al vero: tante le ragioni per le quali si finisce "fuori", tante ma non la "libera" scelta. Allarghiamo un po' la visuale e scopriamo che per essere poveri non bisogna necessariamente trovarsi in mezzo ad una strada. Ed ecco tornare in gioco le cifre, le percentuali frutto di ricerche che indagano tra le pieghe della società usando la lente economica o quella sociale; e così si scopre che un certo numero di persone (almeno 83.000 a Milano - fonte Università Milano Bicocca) si possono definire "con scarse o pressoché nulle disponibilità di risorse". Sicuramente, come dire, "non se la passano bene!". Allora è più opportuno usare altre definizioni, meglio adatte a descrivere quel senso di insicurezza e instabilità che rende sempre più sfumati i confini tra chi e sopra o sotto certe soglie, tra chi è incluso e chi è escluso dalla societa`; parole come vulnerabilità, precarietà, "nuove povertà"? Sì perchè non è solo una questione di soldi a definire i confini. Si scopre una zona grigia sempre più ampia dove povertà è anche fragilità di relazioni, precarietà lavorativa, insicurezza sociale, malattia inadeguatezza ad un sistema dominato dalla competitività e dalla produttività, ... I parametri, le soglie, le cifre, i sondaggi fanno sempre più fatica a tracciare il disegno. E così si scopre che gli squilibri sociali si acutizzano, una fascia di ricchi che diventano sempre più ricchi e di poveri che diventano sempre più poveri, (da più di un decennio Milano sperimenta una crescente disuguaglianza sociale ed economica - fonte Politecnico di Milano). Inoltre si allarga una "terra di mezzo" dove si rischia sempre più spesso di trovare persone non ancora classificabili come povere, ma indubbiamente in uno stato di insicurezza e vulnerabilità crescente. In un territorio come il nostro sono ancora più accentuate le contraddizioni; la Lombardia è una regione ricca inserita in un contesto economico e geografico tra i più ricchi d'Europa ma presenta, soprattutto nell'area metropolitana milanese, un alto numero di persone anziane e fra queste pensionati al minimo che già alla terza settimana del mese ha speso la pensione per mangiare, curarsi e pagare le bollette (fonte Sindacato Pensionati). Sempre nel nostro territorio sono presenti famiglie monoparentali, quasi sempre costituite da donne e i loro figli, che si sono "riformate" a seguito di separazioni e divorzi. La povertà in queste situazioni non è soltanto economica, si vive infatti il senso di fallimento per un progetto che è naufragato. L'aumento poi dei contratti di lavoro a termine nelle sue varie forme rappresenta soprattutto per i giovani, l'impossibilità di progettare un futuro, poiché l'incertezza, la fragilità della condizione reddituale spesso costringe ad appoggiarsi alla famiglia, se c'è, che continua ad essere il primo sistema di welfare. A questo si aggiunge l'emergenza over 40 o 50: un numero crescente di lavoratori espulsi dalla crisi industriale che sono troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per iniziare un nuovo lavoro. E quando il lavoro c'è in moltissimi casi non è sufficiente per coprire i costi abitativi di una realtà come la nostra dove un bilocale costa 700/800 euro. Come è possibile non essere poveri anche in presenza di una retribuzione che mediamente si aggira sui 1000 euro. Infine le persone più fragili in assoluto i disabili, i giovani che arrivano da esperienze di dipendenze e/o detenzione, quelli con problemi psichici, per i quali la collettività non si fa carico seriamente attraverso percorsi di autonomia abitativa e lavorativa. Senza dimenticare che spesso i servizi a loro rivolti rischiano di saltare per l'indisponibilità economica degli Enti Locali. Di fronte a questo scenario si scopre allora che la povertà non è concetto spaziale e temporale da noi poi così remoto. Si scopre una povertà che abita le nostre città, il nostro quartiere, il nostro condominio, una povertà che ha un volto meno riconoscibile rispetto a certi cliché e forse proprio per questo ancor piu` insidiosa in quanto invisibile. La povertà non più solo come condizione economica oggettivamente misurabile, ma come senso di insicurezza, di instabilità. E' come camminare su una fune, in equilibrio precario, con il timore di cadere e l'ancor più dolorosa paura di non trovare nulla e nessuno ad attutire il colpo. Anzi un senso di inadeguatezza e persino di vergogna che isola, emargina, ti fa sentire un peso. "Poveri equilibristi", vite spese in uno sforzo costante per non precipitare, vite "sopravvissute", vite dove c'è spazio solo per l'essenziale, per quello che permette di tirare a fine mese. Il resto è"un di più" destinato solo a chi "se lo può permettere". A fronte di ciò l'equazione povero uguale "chi non ha" risulta quantomeno inadatta. Povertà è anche e, forse soprattutto, esclusione da un sistema sociale dove si vedono calpestati diritti di cittadinanza (previdenza, assistenza, sanità, istruzione) che dovrebbero essere irrinunciabili e strenuamente difesi, dove l'accessibilità agli stessi è talora resa impossibile, vite sospese tra diritti negati e reti di sostegno troppo spesso sfilacciate, dalle maglie sempre più larghe, frutto di mutamenti sociali che spezzettano la coesione delle comunità, ma anche di scelte politiche che intaccano e minano lo stato sociale. Decisioni politiche dunque che si giocano anche sul terreno della responsabilità morale ed etica laddove le scelte si intrecciano con i poteri forti che dettano legge, che costruiscono sistemi sociali sempre più dominati dal profitto, dalla competitività. Sistemi sempre più esclusivi dove non c'è spazio per tutti. Non possiamo prescindere dal chiamare in causa innanzitutto le responsabilità politiche delle istituzioni che, a tutti i livelli, spesso leggono la sussidiarietà come delega agli "specialisti del bisogno", trasformando il loro dovere di occuparsene in dovere morale di altri. Ma non commettiamo il solito errore di pensare la responsabilità politica come questione che interroga solo i politici e le istituzioni. Tutti siamo responsabili della societa` che costruiamo o distruggiamo. Sono anche le scelte di vita di ciascuno a creare più o meno giustizia o ingiustizia sociale, terreno su cui le scelte della politica, della finanza, dell'economia possono o meno incidere, possono o meno indirizzarsi verso la giustizia sociale, la coesione, la moralità, oppure verso il profitto che non guarda in faccia a nessuno, l'individualismo, l'immoralità e l'ingiustizia. La responsabilità individuale, in un contesto sociale che chiede relazioni, attenzione, sostegno di chi è in difficoltà, significa assumersi l'impegno di non lasciare le cose come stanno, di non aderire solo formalmente a grandi slogan che invitano a sconfiggere la povertà: "basta poco, basta un sms al modico costo di un euro!" ACLI - Milano (www.aclimilano.it) Associazione Amici di Gastone


I contributi agli indigenti vengono assegnati in base ad un regolamento di quindici anni fa ormai superato e vengono erogati dai servizi sociali. Esiste un controllo sui criteri di erogazione di questi contributi? E' possibile escludere in toto, in assoluto, oltre ogni minimo e pur ragionevole dubbio che, "grazie" ad un regolamento non aggiornato e quindi non al passo con i tempi, vi siano degli "alvei clientelari"? E' possibile escludere che, all'interno dell'ufficio, vi possano essere "condizionamenti politici", vuoi per amicizia e/o per "ragioni coniugali", di alcuno degli impiegati preposti con "alti esponenti della politica locale"? Insomma, vogliamo chiarire una volta per sempre "come funzionano" le cose da quelle parti? ____________________________________________ A FALKAZZURO RITRATTO DEL VERO UOMO DI DESTRA (che per brevità in seguito sarà chiamato COGLIONE). Il COGLIONE non possiede la verità, non la cerca, non la conosce, la evita, non argomenta non copula mai con la ragione,ma ostenta solo la sua vuota convinzione. Ne discendono alcuni ovvi corollari: -Il COGLIONE non ha mai ragione, anzi non esterna mai alcuna ragione né argomentazione; -Il COGLIONE non sa nulla, sia che si tratti di massimi sistemi, di riscaldamento globale del pianeta o di bidet,di disagio sociale, di economia, ecc.; -Se non sei d'accordo con il COGLIONE, sei un erudito e onesto. Tertium non datur; -Il COGLIONE non parla di sentenze inappellabili anche perché sarebbe già in galera; -Se il COGLIONE vuole "dialogare democraticamente" con chi non la pensa come lui è solo perché, cosciente della sua inferiorità, ritiene di prenderlo in culo dall'avversario; -Il COGLIONE non sorride mai, al massimo invidia chi non la pensa come lui e lo attacca come un troll, senza addurre alcuna motivazione, fa solo leva sulle scempiaggini tipo: vai via..., sfigato..., porti sfiga..., ecc., ecc.; -Il COGLIONE non difende i poveri, non è povero: è solo un suo sfruttatore o come minimo un accomandato a cui oltre al barattolone di nutella hanno dato il posto di nullafacente..., pagato con i soldi dei contribuenti. In genere ha il portafoglio ben gonfio, e ciò gli arreca un'enorme goduria. Per questo lo svuota alla svelta per comprare ville, barche e appartamenti all'estero; -Il COGLIONE non conosce l'inglese. In genere si limita a: coffe breack, pause, breefing. Lo stupidario di destra. Per la verità non sa con esattezza il significato di quanto dice, quando lo die..., ma non lo dice quasi mai... Lo sconforta il fatto che capisce tutto chi lo ascolta, perché quello che non capisce niente è sempre lui; -IL COGLIONE non guarda un quadro, una statua, un'opera d'arte insomma. Ne fruisce come un gelato, una caramella, o come un piatto di spaghetti. -il COGLIONE non vuole gli extra comunitari. Ci si potrebbe aspettare che a casa sua metta serrature e non lasci entrare chi vuole, dal momento che, senza dubbio, ha più a cuore il territorio nazionale che è suo (non un bene collettivo insomma) Errore: casa sua è sicuramente vigilata dalla polizia perchè ha bisogno di un'oasi per riflettere. Vuole che se ne stiano a casa loro. -il COGLIONE non ama lo sciopero, non lo approva e non lo incoraggia soprattutto quando c'è la mancanza di lavoro. IL COGLIONE IN QUESTA CONTESTO PARLA DI PISELLI FINDUS... FATE VOI IL RESTO
Egr. Consigliere Amato, verifichiamo la possibilità di aprire un cc postale a nome di questa signora e vediamo di pubblicizzare l'inziativa in maniera tale da aiutare lei e suoi piccoli a risollevarsi in qualche maniera ... Queste notizie mi fanno incazzare come una belva, questi non hanno la benché minima cognizione di causa del disagio che stanno vivendo molte famiglie a causa non solo della crisi economica ma dell'arroganza, presunzione e strafottenza di quelli che ci governano ... anzi peggio comandano perché esercitano solo il comando ma non governano affatto soprattutto queste situazioni di disagio economico Consigliere Amato, non sono una persona condizionata da pregiudizi ... Lei sa e ha capito cosa dovrebbe realmente fare un Consigliere Comunale che ha a cuore le sorti dei più deboli!!! Perseveri!!! Meno politica politicante ... Perseveri nel denunziare tutte queste situazioni di disagio sociale ... e di rittosità degli apparati e vedrà che ne troverà giovamento anche la sua immagine di politico oltre a beneficiare dell'apprezzamento di persone come me che notoriamente ... non fanno sconti a nessuno (e Lei lo sa ... prché è un attento lettore del forum che non faccio sconti a nssuno senza timore d'alcunché ...). BRAVO CONSIGLIERE, SI ATTIVI ... avrà tutto il mio sostegno, anche economico all'iniziativa ... qualora decidesse di intraprenderla e sono convinto che gli organi di stampa locali sarebbero disposti a pubblicizzare l'iniziativa anche gratis poiché il livello della ns. società civile è di molto superiore (e per fortuna), a quelli che ripeto comandano, ma non governano. Cordialità ...fr...

Che cosa significa il termine povero? Se il termine non si riferisce solo a una carenza economica, non gli si può però attribuire per questo un significato puramente spirituale. Povertà significa in questo senso una condizione di reale indigenza, la condizione di colui che è prostrato a terra perchè privo di qualcuno dei beni essenziali. La definizione marxista è superata, senza cadere però nell'eccesso dello spiritualismo. Le nuove povertà, quelle cosiddette post-industriali o post-materiali (gli anziani, gli handicappati, i tossicodipendenti, i dimessi dalle carceri o dagli ospedali psichiatrici), non hanno eliminato le povertà tradizionali. C'è ancora gente priva dell'essenziale, cioè della salute, della casa, del lavoro, del salario familiare, dell'accesso alla cultura, della partecipazione. L'esperienza umana dovrebbe approfondire questo concetto anche a livello di Popoli e gruppi umani, messi da parte nel consenso nazionale ed internazionale. I più deboli e i più poveri continuano a non avere voce e ad essere considerati un peso e un fardello inutile. Si dimentica che nel vangelo Gesù ha promesso che "i poveri li avete sempre con voi" perchè "conoscendo il cuore dell'uomo" sa che questo mondo è pieno di ingiustizie. Sappiamo che molti centri impegnati nel sociale stanno per chiudere, in quanto le banche non concedono più credito visto gli enormi ritardi di pagamento e la scarsa credibilità e inaffidabilità degli enti locali e nazionali. Però, a fronte di tante "manifestazioni" inutili di Comuni e Regioni, ci chiediamo se è mai possibile che le istituzioni non investano nel sociale. Non è meglio prevenire che curare? Sarebbe più utile investire nella formazione ed educazione e non essere costretti a spendere soldi per la video-sorveglianza.


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