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Don Tonino scrive al suo popolo “Articoli, corrispondenze, lettere, notificazioni”
15 luglio 2004

E' stato pubblicato a cura dell'Archivio diocesano e di “Luce e vita” il quinto volume degli scritti di mons. Antonio Bello: “Articoli, corrispondenze, lettere, notificazioni” (nella foto, la copertina). “Il ma-teriale raccolto ha un filo rosso che lo sottende – dice mons. Domenico Amato nella presentazione -: il dialogo con i suoi fedeli e i suoi estimatori. Primariamente con quelli della sua diocesi, quindi con tutti gli altri che egli incontra-va nel suo ministero episcopale, anche al di fuori della diocesi, attraverso le conferenze fatte in varie parti d'Italia. Gli articoli raccolti nella prima sezione di questo volume, infatti fanno riferi-mento sia a conversazioni successivamente pubblicate, sia ad articoli appositamente scritti per le varie testate, su argomenti riguardanti tematiche teologico-pastorali. Invece le corrisponden-ze, le lettere e le notificazioni si riferiscono ad un ambito più strettamente diocesano, anche se ben presto, soprattutto le lettere supereranno l'ambito locale per costituire il canale attraverso cui la stragrande maggioranza delle persone ha imparato a conoscere l'animo di don Tonino. Le storie cui il Vescovo si riferisce e quelle in cui racconta se stesso sono uno spaccato della sua attività di pastore. Egli parte dalle vicende della gente: quella semplice, quella che incontra per strada, o che va a trovarlo in episcopio, oppure quegli ultimi che egli stesso va a scovare nei tuguri in cui essi vivono. Altri scritti si riferiscono ad eventi della vita diocesana, a quella pasto-rale spiccia, giornaliera fatta di episodi e di decisioni rapide. Ed infine altra corrispondenza si riferisce a persone cui egli, come Vescovo, affida compiti pastorali; in essa attraverso le lettere di nomina o di ringraziamento spiega quali vie bisogna percorrere per un rinnovamento della vita diocesana (…). È interessante scoprire in queste pagine lo sforzo di attuazio-ne di quella nuova visione di Chiesa locale derivante dalla rifles-sione conciliare di cui mons. Bello si era appropriato. E se da una parte il Vescovo spronava ad andare avanti nell'attuazione del progetto, dall'altra sapeva anche lodare per gli sforzi e i traguardi compiuti. Forse mai come in questa raccolta si può vedere l'azio-ne congiunta tra il vescovo e la sua diocesi, rimettendo a posto un binomio di accoglienza e collaborazione - pur senza nasconde-re sacche di resistenza e mentalità dure a cambiare - che sfata l'infondata opinione che vuole la diocesi contro il vescovo, o un vescovo isolato e non compreso. (…) È da notare, poi, l'immediatezza di questi scritti e la freschez-za con cui vengono vergati. È il vescovo che quasi si confessa ad alta voce, che parla ai suoi fedeli col cuore in mano. Mons. Bello non è uomo da tenere diari, perché egli non è un crepuscolare che ami riflettere solo con se stesso. Egli non possiede nessun diario non perché non abbia tempo per compilarlo, ma perché egli vuole mettere in circolo le sue impressioni, far conoscere ciò che lo angustia e confrontarsi con tutti sulle proprie aspirazioni. E allora, le pagine del settimanale diocesano diventano il diario pubblico su cui, quasi settimanalmente, egli si presenta ai suoi interlocutori per spronare, correggere, additare nuovi orizzonti. Egli è un pastore che legge la realtà a tutto campo. Non si relega a disquisire sulle sole questioni inerenti la comunità ecclesiale. Egli è aperto a tutte le questioni delle città. Ed è per questo che assumendo a norma la Gaudium et spes si spinge a dialogare con la società. Egli esorta le amministrazioni, chiede il rinnovamento della vita civile e politica, spinge gli intellettuali a non abbando-nare il territorio e li rimprovera quando questi si rifugiano nelle loro torri d'avorio”.
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