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Don Luigi Ciotti a Molfetta: dobbiamo cominciare a combattere la mafia dentro di noi L'incontro si è tenuto nell'auditorium Regina Pacis promosso dalle associazioni “Pax Christi” e “Libera"
24 ottobre 2007

MOLFETTA - Anche Molfetta non è immune dal fenomeno “mafia”, da qualche mese è anche noto un elenco di tutti i beni confiscati ai mafiosi nella nostra città, confiscati dal 2001 e dei quali al giorno d'oggi non si sa assolutamente nulla. Con queste premesse è cominciato l'incontro promosso a Molfetta dalle associazioni “Pax Christi” e “Libera”, in collaborazione con la Parrocchia “Madonna della Pace” sul tema della cittadinanza responsabile e l'educazione alla legalità tenutosi nell'auditorium Regina Pacis gremito di gente con la qualificata presenza di don Luigi Ciotti, presidente nazionale di “Libera” (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie). Don Ciotti (nella foto accanto a don Mimmo Amato parroco della Madonna della Pace e direttore del settimanale diocesano “Luce e Vita” e a Giovanni Balocco), come un fiume in piena, ha parlato della mafia dell'illegalità diffusa di cosa fare per sconfiggere la mafia senza fermarsi mai, spiegando l'importanza del bisogno di libertà, del coraggio della denuncia di fronte a qualsiasi ingiustizia. Ha parlato della mafia come di un fenomeno che riguarda tutti noi, perché la mafia è anche illegalità, corruzione, mancanza di libertà: è da questi piccoli fenomeni che nasce la “mafia organizzata”. Bisogna creare le condizioni perché tutte le persone siano libere dalle mafie, come da ogni condizione che rende l'uomo schiavo di un qualcosa o di qualcuno. Dal dibattito è emerso il concetto di legalità nella responsabilità e nella giustizia, quella giustizia sociale che deve essere assicurata dallo Stato, dalle istituzioni, dall'amministrazione comunale che sono obbligati a fare il proprio dovere, senza sconti e senza compromessi. E' la cultura mafiosa del potere, della forza, del denaro però che deve essere completamente debellata, perché il problema non è la mafia di per sé, ma la cultura mafiosa, quella “mafiosità”, quelle compiacenze che permettono alla mafia di alimentarsi e questa lotta non deve mai finire, perché prima di sconfiggere la mafia bisogna debellare tutto ciò che contribuisce ad alimentarla. Don Ciotti continua utilizzando toni duri sulle compiacenze politiche di cui la mafia gode in Italia sia a livello locale che nazionale. Compiacenze che permettono alla mafia stessa di muoversi con minor sospetto e più sicurezza, un sistema pensato spesso nei minimi particolari. Ricorda poi la mafia della nostra terra, la Sacra Corona Unita “alla quale non abbiamo mai permesso di prendere il sopravvento”, ha ricordato le vittime di mafia Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa e Pio la Torre, “che devono darci il coraggio di prendere il testimone della legalità, della pace e della giustizia”. Don Ciotti ha ribadito che la mafia siamo noi e che si deve prima combattere la mafia che c'è all'interno di ognuno di noi. Infatti tutte le associazioni, la chiesa, le istituzioni e le forze dell'ordine devono lavorare insieme attivamente e sempre di più per cercare la verità e sconfiggere l'illegalità. Si è parlato quindi di mafia, di giustizia, delle varie forme di violenza e delle sopraffazioni e della determinazione per sconfiggere l'illegalità. La mafia ha bisogno di tutti noi per essere sconfitta, del nostro coraggio nel denunciare e nel metterci in gioco sempre di più. Don Luigi Ciotti ha poi concluso il dibattito invitando tutti i presenti alla “Giornata nazionale alla memoria per le vittime di mafia” che quest'anno si terrà a Bari per ricordare chi a causa della mafia non c'è più e per ribadire a tutti che c'è ancora gente che non si rassegna alla violenza alla sopraffazione e all'illegalità.
Autore: Giovanni Angione
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