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Da scuola marina a scuola di moda, l’evoluzione del “Vespucci” Il nuovo indirizzo arricchisce l’istituto professionale. Le emozioni della sfilata
15 novembre 2019

Spumeggiante l’atmosfera del défilé tenutosi la sera dello scorso 18 ottobre in piazza Municipio a Molfetta. La sfilata ha reso protagonista il Settore Moda dell’I.I.S.S. “Amerigo Vespucci” che quest’anno celebra la ricorrenza del centenario della sua fondazione. “Il Vespucci – dichiara il preside Carmine D’Aucelli – si è evoluto nel tempo non solo come scuola marinara, accogliendo anche altri indirizzi, quello Elettrico, quello Meccanico e, fortissimamente, l’indirizzo Moda per il made in Italy apprezzatissimo a livello regionale, nazionale ma anche internazionale. Quest’anno si festeggiano i 20 anni dell’indirizzo Moda; in questo ventennio l’istituto si è impegnato in un’intensa attività di ricerca. Frutto di questa ricerca sono gli abiti indossati in passerella dai suoi studenti”. Nel backstage della sfilata si percepiscono fermento, allegria e timore di commettere errori. “Abbiamo organizzato sfilate dal primo anno scolastico – affermano due studentesse del 5° anno del corso Moda – è una bella esperienza, a noi piace. Nel primo anno di corso abbiamo avuto la possibilità di creare gonne e pantaloni, che richiedono meno tempo rispetto alla realizzazione di un abito. Saremmo state fiere di indossare capi prodotti da noi, anziché abiti già messi a nostra disposizione; ciò nonostante la sfilata è una bella esperienza, stai insieme a tutte le altre ragazze che durante l’anno non hai l’opportunità di conoscere ed è una bella sensazione essere modella per un giorno. Il backstage è la parte che preferiamo, i retroscena, vedere le cose che vanno male e aggiustarle, scegliere come impostare la passerella, chi e come deve sfilare. Durante la sfilata le insegnanti ci seguono, ci mettono molto impegno; loro organizzano e noi diamo quella spinta di gioventù e di innovazione. Gli scorsi anni abbiamo sfilato a scuola, si sapeva che il pubblico era ristretto e composto dai nostri parenti. L’esperienza di questa sera, invece, è diversa; in questa piazza può passare e fermarsi chiunque e sentiamo ansia perché se cadi è la fine, non è mai successo in questi anni, speriamo non succeda stasera!”. Cogliamo nel backstage anche l’emozione dei 6 ragazzi della band della scuola, l’Amerigo’s band, che sono presi dai preparativi per l’esecuzione, durante la sfilata, di due brani degli U2. Si presentano Gabriele Fracchiolla (chitarra elettrica), Leonardo Salvemini (chitarra elettrica, chitarra acustica e basso), Nicholas Marinelli (sassofono), Antonio Zaza (tromba e basso), Antonio Colasuonno (chitarra acustica) e Luca Filannino, dj del gruppo, che cura la parte tecnica del suono le basi, le amplificazioni e che preannuncia di avere creato una traccia che farà da base musicale ad una delle passerelle. “Proveniamo da classi diverse ed abbiamo età differenti – sostiene Antonio Zaza – uno di noi frequenta il 4° anno dell’indirizzo elettrico mentre i restanti vengono dal 2°, 3° e 4° nautico. Qualche anno fa il professore di scienze e io ci siamo parlati trovandoci d’accordo sul fatto che suoniamo uno strumento musicale e abbiamo avuto l’idea di cercare, classe per classe, delle persone che suonavano o che avessero voglia di suonare. Noi 6 lo facciamo per passione, l’anno scorso eravamo in partenza mentre quest’anno abbiamo consolidato la realtà dell’Amerigo’s band e ci incontriamo ogni settimana. Ci siamo esibiti per l’open day della nostra scuola, abbiamo portato “La storia siamo noi” di De Gregori alla Cittadella degli Artisti per il progetto “Gaetano Salvemini”, che coinvolge tutte le scuole di Molfetta, e ci siamo esibiti durante la visita del Vescovo al nostro istituto. Iniziamo quest’anno esibendoci durante la sfilata del corso Moda di questa sera. La scuola ci ha dato una realtà e noi continueremo a portarla avanti anche all’esterno; lo stiamo facendo sin da ora”. Positiva è anche l’esperienza scolastica di Sabrina, studentessa del 5° anno dell’indirizzo Moda e co presentatrice della sfilata. “Le cose che ho imparato nei cinque anni di questo percorso che si sta concludendo sono molte – dice Sabrina – però la cosa principale è che ho imparato a stare tra la gente e a parlare anche con le persone con cui non ne avevo voglia, quindi a tener testa, a portare avanti i miei progetti, ad essere fiera di quello che avrei voluto fare e di quello che siamo riusciti a concludere”. La serata ha inizio. Sul palco si assiste ad una carrellata di fantasie variegate. Sfilano abiti dal tema floreale, deliziosi modelli ornati da incastri di tulle colorato, kimono, maschere realizzate con tecniche miste ed impreziosite da pietre dure e Swarovski, casacche che richiamano la tecnica del dripping e l’espressionismo di Pollock Jakson e, per finire, la collezione di capi di abbigliamento, realizzata dal corso moda serale per adulti secondo il procedimento di sviluppo di tipo artigianale e composta da capi che vanno dal semplice abito da sera al tailleur di ispirazione Coco Chanel. Sulle passerelle gli abiti prorompono in armonia con ricercati sottofondi musicali che vanno da “Merry Christmas mr. Lawrence” di Ryuichi Sakamoto a “At Last” di Etta James a “A Thousand Years” di Christina Perri, alla Serenissima del Rondò Veneziano ed altri ancora. Sul palco anche i capi resi disponibili dall’atelier Rita Evangelista e dal Gruppo Stile de Virgilio, che segue da diversi anni l’istituto nelle esperienze di alternanza scuola – lavoro per l’indirizzo Moda, formandone gli studenti. Per l’occasione Barbara de Virgilio, rappresentante dell’omonimo Gruppo, lancia un messaggio ben chiaro sull’approccio verso il lavoro. “Sicuramente c’è l’esigenza di ascoltare prima di tutto se stessi – afferma Barbara – ascoltare se stessi significa capire qual è la propria vocazione e cercarla, quindi scoprirla e, dopo, fare un patto di coerenza, di concentrazione, di abnegazione, di forza, perché il lavoro è anche questo; entrando nelle strutture di lavoro, bisogna trovare giovani brillanti, con una valigia piena di sogni, bisogna aiutarli a concretizzarli questi sogni. Non abbiamo paura di formare, ma bisogna formare qualcuno che ha già un’idea di se stesso”. © Riproduzione riservata

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