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Cultura torna Natura, grande mostra di Grillo a Molfetta
15 novembre 2019

Uno spazio inedito e spartano, come solo un cantiere può esserlo, è la cornice in cui è stata allestita la mostra “Cultura torna Natura”, che riporta Gaetano Grillo a esporre le sue opere nella nostra città. Una esposizione giocata sui caratteri della monumentalità: 65 opere oltre alle 1.400 tessere che compongono l’Alfabeto Grillico. Proprio la monumentalità dell’esposizione ha richiesto la scelta di uno spazio ampio e vuoto, neutro: l’ex opificio del mulino e del pastificio Caradonna, una struttura di 800 metri quadri che si sviluppano su 4 piani. Una struttura che, all’esterno, si presenta perfettamente ristrutturata ma che all’interno nasconde un aspetto rustico ed essenziale, «un foglio bianco che Grillo ha riempito di colori» come ha sottolineato il proprietario dell’edificio Antonio Messina, durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa. Nel corso dell’inaugurazione, ha ribadito: «Gaetano Grillo ha voluto far vivere questo luogo, che per me deve evocare emozioni qualunque ne sia la destinazione, che non è stata ancora definita...». Proprio in riferimento alla struttura, Messina ha affermato di sentirsi orgoglioso per aver resistito alla tentazione di buttare giù tutto per costruire abitazioni o uffici: «Abbiamo il dovere di tramandare anche valori etici…», La mostra è stata inaugurata lo scorso 1 novembre, alla presenza dell’artista, del sindaco Tommaso Minervini, dell’assessore alla Cultura Sara Allegretta, del presidente della Fondazione Valente Rocco Nanna, dello stesso Antonio Messina e di un folto pubblico. La Fondazione Valente, la sera precedente l’inaugurazione, ha tenuto un concerto che si è svolto nel Museo Diocesano di Molfetta. Protagonisti Roberto Ottaviano al sax, Vince Abbracciante alla fisarmonica e Pietro Laera al pianoforte. Un concerto dedicato a Gaetano Grillo per evidenziare, come ha riferito il presidente Rocco Nanna, la correlazione tra musica e arte che, citando Kandiskij, ha messo in relazione note e colori perché entrambi danno emozioni. Il sindaco Tommaso Minervini ha rimarcato la virtuosa collaborazione che si è instaurata in occasione della mostra e che, secondo il primo cittadino, si sta creando a Molfetta fra arte, cultura, artigianato, imprenditoria, amministrazione e gente. L’iniziativa, però, non si esaurisce nella mostra anzi essa diventa il prologo della donazione di un monumento alla città da parte di Gaetano Grillo. L’opera in questione, è intitolata “Le nuove torri”, il cui primissimo bozzetto è una delle opere esposte nella mostra. L’installazione, nata con l’intento di creare un nuovo simbolo dopo le secolari torri del Duomo San Corrado e collocata sulla nuova rotatoria su via Terlizzi, è costituita da due torri alte circa 9 metri. Il materiale scelto per il monumento è la pietra perché, come ha affermato l’autore, «la nostra è la civiltà della pietra»; recano inciso il nome della città realizzato con i caratteri dell’alfabeto grillico, attraverso i quali può passare il vento. Grande dono che Grillo fa alla sua città, secondo l’assessore Sara Allegretta, la quale ha evidenziato come l’installazione sia una “porta” a Sud della città. In effetti, l’istallazione realizzata al limite opposto delle torri medievali del Duomo, si tramuta in uno sguardo verso l’entroterra che si affianca e completa quello secolare proiettato verso il mare. Ma veniamo ai contenuti della mostra: è indubbio che Grillo abbia capacità di usare contemporaneamente pittura, scultura e scrittura, fuse in un linguaggio assolutamente personalissimo e d’avanguardia. Emblema è proprio l’Alfabeto Grillico, trait-d’union di tutte le opere. Una intera sala è dedicata ai millequattrocento bassorilievi che lo compongono. L’opera monumentale presentata nel 2015 nel parco scultura La Palomba (una profonda cava che l’artista Antonio Paradiso – ricordate l’autore del “Mausoleo a Icaro?” – ha trasformato in contenitore d’arte con la mostra permanente delle sue opere) a Matera. Una realizzazione che ha richiesto notevole impegno poiché frutto di anni di studio, sperimentazione, partendo dalle comuni radici mediterranee, con le continue contaminazioni tra genti che hanno intriso di memorie la nostra cultura, la nostra cucina, le nostre tradizioni, lo sguardo si è allargato in dimensione globale. Importante anche la scelta della materia utilizzata per concretizzare questo alfabeto: la terracotta. La realizzazione di un manufatto in terracotta, infatti, implica l’azione dei quattro, primordiali elementi naturali (terra, acqua, fuoco e aria). Le altre sale ospitano dipinti (alcuni di grandi dimensioni) sospesi, in un felice connubio tra opere e struttura (emozionante potersi muovere tra i dipinti sospesi, osservandoli a tutto tondo) e una serie di sculture. L’ispirazione di gran parte delle opere scaturisce da un viaggio nell’Arcipelago delle Comore in Africa, un viaggio che non ha lasciato indifferenti, in cui è stato possibile prendere coscienza della preziosità della natura e, al tempo stesso, delle lacerazioni che l’uomo infligge all’habitat. Da questo deriva il titolo stesso della manifestazione che, come dicevamo, è Cultura torna Natura. Per l’artista, l’uomo che deve abbandonare la presunzione di essere al centro di tutto e riaprire il dialogo con la natura per sanare il profondo divario che si è creato. Secondo Grillo, la cultura negli ultimi decenni ha preteso di condizionare e di dominare la natura; oggi è evidente come la natura si stia ribellando alla ragione dell’uomo e sta creando delle criticità ambientali e culturali. Il messaggio, o meglio, l’esortazione è la richiesta che la cultura abbandoni la presunzione di essere centro motore e riapra il dialogo con la natura per sanare il profondo divario che l’uomo ha provocato con essa. Sono, in particolare, le sculture a rendere evidente questo messaggio, con figure animali e antropomorfe che diventano ibridi. Esseri che alludono a esseri animali, vegetali, a identità ibridate, così come sta succedendo nel mondo, in cui le identità sono ibridate, contaminate. Sono tutte cave, svuotate. Quelle più drammatiche sono poste alle estremità della teoria di ibridi. La prima è un’immagine femminile, GEA, che si è svuotata della sua interiorità, si è tolta persino gli occhi e reca la scritta “don’t look” (non guardare), L’altra è la metafora di un naufrago di cui vediamo solo una mano, l’atto disperato di colui che tenta di aggrapparsi a una identità che ormai è svuotata. Una mostra che ha richiesto grande impegno e grande fatica anche per l’allestimento ma è stata una sfida vinta. «L’arte è continua costruzione, preferisco spazi spartani in cui si percepisca l’energia del lavoro, il fuoco della voglia di crescere dell’umanità » ha commentato Gaetano Grillo. Come non condividere il suo pensiero? © Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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