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Crisi al Comune. Dal sindaco poche novità: una conferenza stampa per dire ciò che già si sapeva
14 ottobre 2005

MOLFETTA – 14.10.2005 “Ho cominciato ieri un giro di consultazioni, ascoltando per prima l'opposizione; lo terminerò il 20, dopo tirerò le conclusioni. Entro fine mese questa crisi deve risolversi, chiederò in Consiglio Comunale un'assunzione di responsabilità di fronte alla città, o questa c'è o non c'è e in questo caso arriverà il commissario”. È un sindaco come al solito ermetico, più disposto a far intendere che a dire chiaramente, quello della conferenza stampa di stamattina. L'intenzione di non tirare per le lunghe la crisi amministrativa, però, la dichiara apertamente, così come quella di non essere disposto a “pateracchi”, a procedere a “compravendite”, come dice di aver visto fare, questa volta da consigliere, in una passata amministrazione, anch'essa attraversata da una crisi. Ermetico ed a tratti uso a toni profetici, come quando, sollecitato dalle domande incalzanti dei giornalisti presenti, afferma che il suo pensiero è racchiuso in due articoli, scritti uno di ritorno dal viaggio a Gerusalemme e l'altro in occasione dell'elezione del nuovo papa, basta leggerli per capire la sua posizione. Guarda lontano, perché il contingente deve piacergli ben poco; si lamenta della qualità del personale politico che la città gli ha messo accanto, dimenticando che grazie alle loro mani sempre alzate in Consiglio Comunale ha potuto portare avanti quattro anni e mezzo di “politica del fare”, quella che gli piace tanto. .Le ragioni della crisi, dice, sono sotto gli occhi di tutti, il passaggio nel centro sinistra del “Nuovo Psi” a livello regionale, la crisi interna ad An, lo sfaldamento progressivo della maggioranza. Le difficoltà legate all'apertura del Fashion District o le problematiche nella gestione della Multiservizi sono solo aspetti secondari di una vicenda che ha piuttosto il suo cuore nel venir meno di quel “progetto civico” cui Tommaso Minervini ha legato la sua prima elezione a sindaco. Un progetto civico al quale egli ancora crede, al punto tale da dichiarare di non essere disponibile ad un'eventuale ricandidatura targata politicamente, anzi ribadisce più volte che “c'è da recuperare un discorso di impegno civico delle tante energie positive di questa città, che sono state tenute fuori, affinché entrino”. Di fondo c'è un'idea che lo accompagna da anni, quella dell'inutilità della politica classicamente intesa. “In questi quattro anni e mezzo non mi sono occupato di politica, ma di amministrazione – ha continuato Tommaso Minervini – anche volessi iscrivermi ad un partito, non saprei a quale, non mi ritrovo in alcuno di essi, mi sono dedicato da sindaco solo a fare le cose, perché la città avesse un impulso”. La conclusione sembra essere quella che di cose da fare ce ne sono ancora tante, basti pensare alla realizzazione del porto commerciale, ed è a chi si preoccupa di queste, qualunque sia l'interesse che lo spinge, che Tommaso Minervini lancia il suo appello, pur, come ha concluso in un sussulto di pragmaticità, “non escludendo nulla”, in tema di soluzione di questa crisi. Lella Salvemini
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