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Coop. Antares, condanna confermata in appello. Mistero su una delibera di Azzollini per costituzione di parte civile mai avvenuta. Il ruolo del Comune. E torna la lobby dei costruttori
15 marzo 2014

Confermata in appello la sentenza di condanna a 3 anni di reclusione per il presidente della cooperativa Antares, la palla adesso passa al Comune di Molfetta, il cui ruolo in passato appare quantomeno discutibile: come mai non si è costituito parte civile, potendo anche ottenere un giusto risarcimento in questa causa? Come mai è stata disattesa una delibera la n. 79 dell’8.4.2010 con cui la giunta di centrodestra guidata da Antonio Azzollini «con voti unanimi favorevoli» decide di costituirsi parte civile nel procedimento penale Antares «avendo interesse l’amministrazione comunale a vedere disciplinata correttamente la gestione della edilizia agevolata» affidando al dirigente responsabile affari legali l’affidamento di un incarico ad un legale, prevedendo anche «l’erogazione di un acconto per spese e competenze del giudizio in favore dell’Avvocato incaricato». I cittadini hanno il diritto di sapere: che ne è stato di quell’incarico? E’ stato affidato ed è stato pagato l’avvocato? Perché poi la costituzione di parte civile non è avvenuta? Potrebbe configurarsi, in questo caso, un danno erariale a carico della giunta Azzollini? Cosa vuole fare ora la giunta di centrosinistra di Paola Natalicchio? Non si possono lasciare questa famiglie senza tutela. Non è l’aiuto economico che viene chiesto, ma quello burocratico per sbloccare la situazione. Non dimentichiamo che questi soci dell’Antares hanno contratto mutui che sono stati costretti a pagare, pur non avendo la casa e continuando a pagare fitti onerosi per le abitazioni di residenza. Un danno economico considerevole, che potrebbe anche provocare una causa di mega risarcimento verso il Comune per i danni ricevuti dalla mancata costituzione di parte civile. Ecco perché sarebbe urgente e opportuno chiamare il ministero delle attività produttive e chiedere la nomina di un commissario. Poi occorrerebbe chiamare i soci preassegnatari e fare la verifica del possesso dei requisiti. Lo status giuridico della cooperativa Antares è rimasto al 2005. Il Comune è legittimato a fare un provvedimento di forza. Oltre a ciò sarebbe necessaria la messa in sicurezza dell’immobile, abbandonato a se stesso da anni. Tra l’altro, trattandosi di art. 51 e non di 167, ricordiamo che al sindaco è permesso portare a termine la costruzione e provvedere alle assegnazioni provvisorie, in quanto il presidente, essendo condannato, non ha più voce in capitolo. LA VICENDA PROCESSUALE Tre anni di reclusione e interdizione per cinque anni dai pubblici uffici per l’ing. Gianni Luigi Sallustio, 70 anni, presidente della cooperativa Antares: confermata dalla Corte di appello di Bari la sentenza di primo grado per il reato di estorsione e abuso di ufficio. A Sallustio in primo grado il Giudice per le Udienze Preliminari del Tribunale di Trani, aveva concesso una riduzione di pena perché l’imputato aveva optato per il rito abbreviato. La Corte di Appello ha confermato anche l’assoluzione per l’altro imputato del processo, Antonio Luigi Rinaldi, 62 anni, (cognato di Sallustio), accusato di illecita influenza sull’assemblea e di abuso d’ufficio, perché rispettivamente “il fatto non costituisce reato” e “il fatto non sussiste”. Secondo l’accusa nella costruzione dell’edificio in regime di edilizia convenzionata il presidente Sallustio avrebbe tentato di appropriarsi dei locali commerciali a piano terra (come spesso avviene a Molfetta), ma i soci, accortisi della cosa, si erano opposti. Di qui il tentativo dello stesso presidente di escludere gli stessi soci sostituendoli con altri per assicurarsi forzatamente la maggioranza. Vediamo altri aspetti della vicenda. Sallustio, avrebbe preteso da ciascun socio, secondo la sentenza (circostanza contestata dall’interessato che sosteneva si trattasse di acconto da versare all’appaltatore per i lavori di costruzione già eseguiti), una “tangente” di 30mila e 500 euro. Perciò, dovrà risarcire gli acquirenti truffati, costituitesi parte civili. Il Comune, invece, non si è costituito parte civile, perdendo la possibilità di ottenere almeno 200mila euro di risarcimento. La sentenza dell’Antares viene considerata come una vittoria dai molfettesi ingannati che da anni cercavano giustizia per una casa negata e le cui responsabilità non sono state chiarite del tutto. Non sono state accertate definitivamente accertate eventuali responsabilità di Giuseppe Parisi, all’epoca direttore dell’Ufficio Tecnico del Comune, nel frattempo deceduto. Si spera che questa sentenza possa rappresentare un precedente per tante situazioni simili e soprattutto rappresenti un monito per il malcostume di molti costruttori e imprenditori edili locali (sullo scandalo dei prezzi delle case a Molfetta “Quindici” ha condotto una battaglia giornalistica fin dal primo numero) di chiedere denaro sottobanco e in nero, facendo lievitare i costi delle case, anche in cooperativa. E soprattutto metta fine al mestiere di presidente di cooperativa, uno dei più lucrosi in circolazione. Non deve avvenire che le assegnazioni possano essere concesse per amicizia, ma solo per diritto, né che si continui nel gioco del “ficco e sficco” dei soci delle cooperative a discrezione del presidente che fa il dominus della situazione. Infine, un altro pericolo vogliamo denunciare dalle nostre pagine, quello del risorgente fenomeno della speculazione edilizia, quello della casta dei costruttori che hanno fatto solo male alla nostra città, ma che ancora non si rassegnano e pretendono di gettare ancora cemento (senza servizi, naturalmente) sul nostro territorio già devastato, edificando perfino nelle lame e in disprezzo non solo alle norme paesaggistiche (per le quali sono pronti a trovare una scappatoia, come ci ha dimostrato un certo ingegnere funesto), ma perfino al buonsenso, soprattutto quando si ritiene che l’unica attività economica possibile a Molfetta sia quella edilizia, una convinzione smentita dai fatti e dalle attività di successo e di eccellenza che sono presenti sul territorio. Intanto l’attuale amministrazione Natalicchio cerca di resistere alle pressioni dei costruttori: come finirà questo braccio di ferro? E’ bene dire che oggi occorre un’economia produttiva nuova che non sia solo quella del mattone: la ricerca di nuovi investimenti e di attività alternative generate dalla ricerca e dall’innovazione, è l’unica che può creare benessere diffuso, soprattutto se si rispetta l’ambiente. Anzi quel poco che ci rimane, dopo la devastazione di questi anni. Bisogna lavorare per il futuro per dare un futuro (non quello del porto) ai nostri giovani, anche se questo vuol dire privarsi di qualcosa oggi, facendo sacrifici come ci hanno insegnato i nostri genitori, capaci di ricostruire dopo la guerra. Che importa se subiamo l’appellativo offensivo di «talebani », col quale qualche isolato imbecille (amante della doppia morale) apostrofa in rete chi rispetta le leggi e le regole. Non è integralismo, ma integrità morale come ci insegnava Salvemini: una rarità al giorno d’oggi.

Autore: Felice de Santis
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