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Compostaggio rifiuti: pace fatta tra Comune e gestore, ma… INCHIESTA - Quanto peserà sulle tasche dei cittadini l'accordo: proprietà pubblica, gestione privata?
15 gennaio 2003

Pace fatta tra Comune di Molfetta e l'impresa “Ing. O. Mazzitelli Spa”. Una delibera di consiglio comunale approvata con appena 17 voti favorevoli ha messo fine il 30 dicembre scorso a un braccio di ferro durato 10 anni. Ricorsi, diffide, transazioni mancate, denunce, sequestri, incendi: il caso Mazzitelli che sembrava proprio non avere fine, oggi è chiuso. O no? Una storia travagliata L'impianto di compostaggio (nella foto) costruito e gestito dall'impresa Mazzitelli, entra in funzione il 15 luglio 1999 in regime provvisorio in attesa del perfezionamento del collaudo (da completare entro sei mesi). L'impresa non riconoscerà mai al Comune la proprietà dell'impianto, né consentirà all'Asm di effettuare alcun controllo sui trattamenti eseguiti. La faccenda si complica anche perché Mazzitelli dopo appena 4 mesi ricorre al Tar Puglia richiedendo all'Asm 1 miliardo e 100 milioni di lire a saldo del servizio di smaltimento dei rifiuti della città di Molfetta eseguito nel 1993. Quell'anno, infatti, a seguito di un esposto di Legambiente (a firma, tra gli altri, di Giusy de Bari, attuale consigliere comunale di “Forza Italia”), la magistratura pose sotto sequestro la discarica comunale di Coda della Volpe, non a norma delle disposizioni allora vigenti in materia. L'allora assessore all'ecologia del Comune di Molfetta, Antonio Azzollini (attualmente senatore di “Forza Italia”), affidò all'impresa Mazzitelli l'incarico di smaltire i rifiuti cittadini secondo la convenzione già stipulata con l'imprenditore tre anni prima. Forse per un banale equivoco in ordine alle tariffe da applicare, Mazzitelli rivendicò una cifra superiore a quella prevista dagli amministratori di allora. Si aprì un contenzioso e il 1993 si chiuse con il primo tentativo (fallito) di transazione. O meglio: la transazione tra le due parti andò a buon fine, riconoscendo a Mazzitelli 660 milioni di lire. Fu un organo di controllo, il Spc (Servizio provinciale di controllo), a porre un veto. Quella transazione andò definitivamente sepolta e i 660 milioni stanziati dal consiglio comunale restarono sotto la voce “debiti verso terzi” dentro i bilanci dell'Asm. La transazione conclusa nelle scorse settimane sana quel debito. Mazzitelli avrà i suoi 660 milioni rivalutati quasi del 100%, anche se l'imprenditore, nel complesso dell'operazione rinuncerà al 17% della somma totale incassando 480mila euro. Chi pagherà? L'atto transattivo prevede che sia l'Asm a saldare il debito anche se nel 1999 gli amministratori già rilevarono dalle casse dell'azienda municipalizzata i 660 milioni stanziati nel 1993, impegnandosi a onorare il debito con Mazzitelli. Perché dunque chiedere, oggi, all'Asm di versare quei soldi? Con ogni probabilità l'azienda chiuderà in passivo il bilancio del prossimo anno e se non dovesse intervenire il Comune a risanare i conti si rischierebbe una riduzione del capitale sociale. Come dire, mettere a rischio il futuro dell'Asm. Al Comune la proprietà dell'impianto Decisamente positivo, il riconoscimento finalmente tributato al Comune della proprietà dell'impianto. Mazzitelli rinuncia così al punto forse più dolente del contenzioso. In questi anni arrogarsi i diritti di proprietà della struttura ha significato per l'imprenditore barese, poter gestire “in proprio” l'impianto: disporre del compost prodotto come meglio credeva, non riconoscere al Comune un risarcimento dei costi socio-ambientali in termini di royalty sui profitti, e soprattutto sfuggire alla morsa dell'albo smaltitori. L'impresa Mazzitelli, infatti, è rimasta in questi anni priva dell'iscrizione all'albo nazionale delle imprese che effettuano smaltimento dei rifiuti, condizione necessaria per poter gestire impianti per conto di terzi. L'anomalia, pur ripetutamente segnalata alle autorità di controllo dall'Asm, dal Comune e dalle associazioni ambientaliste, non ha scosso nessuno, né ha turbato la regolare attività dell'impianto. La transazione appena conclusa, se da una parte sana il nodo della proprietà (obbligando Mazzitelli anche a versare al Comune una royalty pari a 2 euro per ogni tonnellata di rifiuti provenienti dagli altri comuni del bacino), dall'altra parte non risolve affatto la questione della mancata iscrizione all'albo degli smaltitori. Chi ha per anni trattato i rifiuti senza possedere la patente necessaria potrà, quindi, continuare a farlo per i prossimi 10 anni. Con il placet anche del Comune. Anzi. La transazione prevede la proroga di 28 mesi della durata della concessione, che si estenderà, dunque, fino al 31 dicembre 2012. Tariffe vantaggiose Quanto alle tariffe di smaltimento, Mazzitelli propone al Comune di Molfetta condizioni assai vantaggiose che nelle prospettive della transazione potrebbero produrre una economia annua di 230mila euro circa nelle casse comunali. La nuova tariffa proposta da Mazzitelli e contenuta nell'atto transattivo è pari a 30 euro per ogni tonnellata di rifiuto indifferenziato, contro una tariffa più elevata che oggi il Comune versa all'Amiu di Trani per lo smaltimento in discarica. Al risparmio ottenuto sui costi di smaltimento si aggiungerebbe inoltre il vantaggio di non alimentare un aspro contenzioso aperto con l'Amiu di Trani in merito agli importi da versare. Inferiore la tariffa concordata per lo smaltimento dei rifiuti differenziati (frazione organica compostabile): 20 euro per tonnellata contro i 31 euro, migliore tariffa di mercato conosciuta, e contro i 43 euro per tonnellata, importo autorizzato dal commissario delegato per l'emergenza rifiuti. “Pur con tutte le cautele del caso,dettate soprattutto dall'esperienza che ha insegnato quanto sia difficile il rapporto con l'impresa Mazzitelli, la transazione appare vantaggiosa”, così ha dichiarato Silvio Binetti, direttore dell'Asm. Dunque, soddisfazione ma con riserva. Perché è il passato a imporre di essere cauti: 10 anni di mancati accordi pesano e fanno la differenza. Soddisfatta anche l'amministrazione comunale, naturalmente. Anche se l'approvazione della delibera di consiglio che ha siglato la fine del caso Mazzitelli ha reso necessario anche il voto di qualche trasfuga, facendo traballare per un attimo gli equilibri di maggioranza (numerosi i consiglieri di centro-destra usciti dall'aula al momento del voto). Interrogativi e perplessità Al di là dell'euforia del momento (finisce un contenzioso decennale, un vero incubo), qualche interrogativo pare più che legittimo. Quale convenienza ha avuto l'amministrazione comunale ad acquisire la proprietà di un impianto che fra 10 anni, quando cesserà la gestione di Mazzitelli, sarà tecnologicamente superato e da buttar via? Il passato insegna che: l'impresa Mazzitelli ha gestito un impianto di trattamento rifiuti senza la pur dovuta iscrizione all'albo professionale degli smaltitori, senza dare alcuna notizia del compost prodotto, senza consentire alcun controllo sull'esercizio dell'impianto; per mesi un impianto di bacino ha trattato senza alcuna autorizzazione anche ingenti quantità di rifiuti provenienti da fuori regione (verosimilmente Campania); irregolarità nella gestione e gravi problemi igienico-sanitari hanno persino indotto le autorità competenti a porre sotto sequestro giudiziario un impianto di compostaggio che da risorsa e innovativo strumento di gestione dei rifiuti, si era trasformato in una discarica a cielo aperto (febbraio 2002). Il presente insegna che: il Comune di Molfetta, sul finire dell'anno 2002, stufo di correre dietro a Mazzitelli, “fatalmente” si trovò costretto a pregare l'imprenditore barese di restare ancora più a lungo al comando del tristemente noto impianto di compostaggio. L'impresa “Ing. O. Mazzitelli” gestirà l'impianto fino al 2012. Gli errori si pagano. E' l'unica morale di questa brutta storia. Massimiliano Piscitelli
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