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Centrosinistra, i quattro candidati sindaco a Molfetta a confronto in un serrato dibattito
24 novembre 2005

MOLFETTA - 24.11.2005 “Peccato doverne votare solo uno”. È stata la sconsolata conclusione di Felice de Sanctis (al centro, nella foto), ieri sera, alla fine della presentazione pubblica dei quattro candidati alle primarie del centrosinistra, da lui moderata e svoltasi con grande scioltezza e una serie di domande con risposte abbastanza sintetiche. Un dibattito serrato, quindi, non noioso, che ha permesso di mettere a fuoco le personalità e le identità politiche dei 4 candidati sindaco del centrosinistra. In conclusione, nel pubblico è rimasta proprio la certezza, rimarcata dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, nonché direttore del mensile Quindici e del quotidiano Quindici on line, della qualità del personale politico che il centrosinistra propone alla città. Cosimo Altomare, Vito Copertino, Lillino di Gioia e Mino Salvemini si sono confrontati e solo per brevi sprazzi scontrati, soprattutto sulle questioni programmatiche, senza esplicitare davvero grandi differenze, cosa pure comprensibile, visto che fanno parte della stessa coalizione. Bisogna saper apprezzare le sfumature, che poi certamente tali non sono, se tradotte in azioni concrete, in scelte di governo. Alla richiesta di indicare le priorità secondo le quali si muoverebbero qualora fossero scelti come candidato e poi eletti, Lillino Di Gioia è partito dal problema istituzionale, indispensabile spingere affinché Molfetta entri a far parte dell'area metropolitana, solo così potrebbe definire la sua identità ed intercettare le opportunità sul territorio. Cosimo Altomare (nella foto) ha insistito sulla necessità di ripristinare il sistema delle regole, anche come garanzia di sicurezza per i cittadini, premendo perché il programma del centro sinistra sia semplice, con indicazioni precise di tempi e di risorse, verificabile nella sua attuazione. Vito Copertino ha parlato di sviluppo, non eterodiretto, ma germinato dalle risorse locali e di un atto preciso, quello dell'adeguamento del PRG al PUTT (Piano urbanistico territoriale tematico) attraverso cui può passare la definizione del lavoro futuro nella città. Per Mino Salvemini (nella foto) è indispensabile attivare concreti strumenti di partecipazione, antidoto alla degenerazione della politica; necessario, quindi, partire dalla riorganizzazione della macchina burocratica comunale, premiando le efficienze e smontando i centri di potere e poi procedere attraverso l'utilizzo della pianificazione strategica e del bilancio partecipato. Impietosa la valutazione data dell'operato del sindaco Tommaso Minervini, non solo per quanto riguarda le scelte di governo di questi ultimi anni di cui, ha affermato Di Gioia (nella foto), non è vittima, ma principale artefice, visto che nulla è stato fatto che lui non sapesse o non volesse, ma anche della giunta appena varata. Nei sette assessori che il sindaco definisce “tecnici”, Vito Copertino (nella foto) non riconosce la sua idea di società civile, concetto che “deve essere usato nella maniera giusta” e che identifica a suo modo di vedere “chi non riesce a fare dei partiti il veicolo giusto per la soluzione dei suoi bisogni”. Nemmeno il ricorso a quello che ha definito “l'esercito della salvezza”, potrà per Di Gioia “porre rimedio allo sfascio operato”; la presenza in giunta del sen. Azzollini è definita “mortificante”, anche per deleghe che Forza Italia ha tenuto per sé e che indicano la direzione concreta degli interessi che questo partito ha e di cui non intende cedere il controllo, per concludere poi: “Sono saldi di fine stagione”. “È la montagna che ha partorito il topolino”- per Salvemini – “con deleghe attribuite a persone che non hanno mai avuto la minima esperienza né amministrativa né professionale di ciò che dovranno trattare”. Secondo Altomare una giunta non tecnica, ma politica, sotto la tutela del sen. Azzollini, “improntata ad un'idea feudale della politica”. Qualche attrito solo se si parla di passato, per Copertino indispensabile segnare la discontinuità del progetto di centrosinistra rispetto ad esso. Al contrario, per Di Gioia, importante non è la discontinuità ideologica, ma “nei fatti”, una politica che dia risposta ai problemi della gente. Contrasti fra i due anche sull'utilità dei Piani pluriennali di attuazione (PPA), che secondo Copertino è necessario “ripristinare per non far fallire i comparti”, mentre Di Gioia ha richiamato i contendenti/colleghi a considerare che “non si parte dall'anno zero, ma da scelte già in via di attuazione”, quindi il PPA è inutile, con i comparti tutti approvati, l'unica cosa ancora fattibile è dare a chi ha fatto debiti per comprare una casa i servizi: strade, luce, gas, telefono. L'incontro si è concluso con una questione posta da Felice de Sanctis come elemento di chiarificazione del profilo politico dei quattro candidati, chiedendo se avessero votato e cosa ai referendum sulla fecondazione assistita. Salvemini ha partecipato alla campagna referendaria, scontati i quattro sì, Di Gioia non ha votato, Altomare tre sì ed un no, Copertino ha affermato di aver votato sì. Lella Salvemini
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Non inganni il mio cognome, non ho alcun legame di parentela col candidato alle primarie del centro-sinistra Mino Salvemini. Sono un libero cittadino e come tale spero venga considerata la mia posizione. Fatta questa necessaria premessa, scrivo a sostegno della sig.ra/sig.na Lucia Scisciolo. Anch'io come lei ho partecipato alla presentazione di Mino Salvemini come candidato sindaco alle primarie, col supporto dell'on. Pietro Folena. In quella occasione Salvemini ha enfatizzato molto sulla necessità di creare discontinuità nei confronti dell'amministrazione uscente, di riportare legalità all'interno del palazzo di città e, soprattutto, di rinnegare logiche clientelari o affaristiche che soddisfino solo esigenze di parte. Linee di principio ineccepibili, ma a quanto pare (da quel che leggo nei commenti: purtroppo non ho potuto assistere al confronto tra tutti i candidati) poco condivise da un altro candidato alle primarie: Lillino di Gioia. Difficile comprendere come un personaggio diventato famoso per aver amministrato in passato la nostra città proprio secondo logiche diverse da quelle del centrosinistra, oggi possa "cambiar pelle" e farsi baluardo di un nuovo modo di far politica. Per questa ragione un elettore di sinistra è portato a chiedersi: possibile che il forte vento a favore, su cui attualmente può contare lo schieramento di centro-sinistra, sia insufficiente a tener fuori un elemento che ha ben poco di cui vantarsi durante la sua passata esperienza di sindaco?!? E' indispensabile scendere a patti con queste neo-nate liste civiche per poter confidare in ampi margini di vantaggio rispetto allo "sbandato" schieramento di centro-destra?!? E' questa l'idea di "rinnovamento" e partecipazione civica paventata dal candidato Mino Salvemini?!? A quanto pare a Di Gioia è stato permesso di salire sul presunto "carro dei vincitori"!



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