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Centro-sinistra alla ricerca dell’unità perduta Intenti positivi e palesi contraddizioni nell’incontro promosso dai socialisti
15 febbraio 2000

Una strana serata quella organizzata dai socialisti di Molfetta con il duplice intento di creare un’occasione di dibattito e d’incontro per le forze del centro-sinistra e di annunciare ufficialmente che a questo schieramento lo Sdi di Molfetta appartiene a pieno titolo, dopo le diverse collocazioni del passato. Il titolo dell’incontro vale già di per sé una dichiarazione: “I socialisti dopo il congresso di Fiuggi: Unire o dividere il centro-sinistra?”. E che ci sia bisogno di unire lo si capisce bene dalla situazione che si trova, arrivando, nella sala Turtur. Il tavolo, dove in genere siede chi parla, non basta a contenere tutti i partecipanti, bisogna aggiungere sedie per gli esponenti dei nove partiti invitati, ai quali si aggiungono naturalmente coloro che fanno da padroni di casa e i rappresentanti delle istituzioni. Giustamente qualcuno fra il pubblico chiedeva una macchina fotografica, a fermare su di un fotogramma una situazione di frammentarietà che spesso le parole non riescono a rendere e magari a produrre una prova da sbattere sotto il naso al primo al quale capiti di dimenticare a quale schieramento appartiene. Da parte degli esponenti dello Sdi, Antonio Pansini che ha fatto gli onori di casa, Giovanni Mulinelli e Diego Colonna è stata ribadita con forza la tradizione di questo partito che lo pone senza equivoci all’interno della coalizione di centro-sinistra, a livello nazionale così come a livello locale. A Molfetta, ha affermato Giovanni Mulinelli nella sua introduzione, “nonostante gli errori fatti nel recente passato a livello elettorale, si sono create le condizioni perché si riprenda un confronto fra le forze politiche, i socialisti intendo partecipare alla costruzione di un progetto politico unitario, rafforzando la presenza dei partiti, per evitare che la realizzazione dei progetti per la città sia frenata dai personalismi”. Sarà stato questo richiamo orgoglioso alla necessità dei partiti e alla loro tradizione a condizionare in qualche modo l’andamento successivo dell’incontro. S’è detto all’inizio della strana atmosfera, a ruota gli intervenuti, soprattutto quelli delle formazioni con maggiore storia, hanno fatto a gara per richiamare i loro padri nobili, dal De Gasperi dei Popolari a Turati a Salvemini, a ribadire sì la necessità dell’unità, ma senza dimenticare separazioni storiche risalendo addirittura a quella di socialisti e comunisti nel congresso di Livorno del 1921. Da Pietro Uva poi, esponente dei Repubblicani, si è avuta una vera e propria lezione di storia, tesa in particolare a vantare i meriti del vecchio centro-sinistra, nato nel 1953 con l’apertura di La Malfa al Psi di Pietro Nenni, senza con questo far comprendere ai convenuti perché attualmente un partito con tale tradizione stia all’opposizione del centro-sinistra locale. Con un certo smarrimento ad un certo punto non si è capito più se si fosse in un’aula scolastica o ad un dibattito politico, per di più a ridosso di un importante appuntamento elettorale. A riportare tutti con i piedi per terra ha provveduto Mimmo Spadavecchia, rappresentante di Rinnovamento italiano, che ha definito queste dotte disquisizioni “tutte chiacchiere”, e “inutile perdita di tempo questo riferirsi a Marx e Lenin”, dichiarando che il suo partito per le prossime elezioni regionali sosterrà Sinisi, candidato del centro-sinistra, ma che a Molfetta occorre che tutti i partiti “facciano un passo indietro, per farne due o tre avanti”, chiedendo quindi di “partecipare con pari dignità” alle trattative che dovrebbero porre fine alla crisi che contraddistingue la situazione locale, affermazioni che chi mastica un po’ il politichese saprà tradurre. Qualcuno dei partecipanti s’è dato pena di rispondere alla domanda proposta dal titolo del dibattito, riaffermando con forza le ragioni dell’unità, come Cosimo Altomare che, a nome dei Democratici, ha riaffermato la necessità di un rilancio del centro-sinistra al fine di “ridargli una tensione progettuale” ed espresso la necessità che queste forze si “ritrovino non a parlare di candidature, ma per elaborare processi d’approfondimento sui temi forti che interessano il territorio”. Da Enio Minervini, presente per Rifondazione comunista, è venuto un forte richiamo alla necessità di incontrarsi sui contenuti. Nunzio Fiorentini, presidente del Consiglio comunale, ma dato per molto vicino alle posizioni dello Sdi, è venuta un apprezzamento per la scelta nazionale di questo partito di abbandonare il Trifoglio e di tentare di ricomporre la diaspora socialista nell’ambito del centro-sinistra e per la decisione locale di volere dare allo Sdi un ruolo preciso all’interno della coalizione che attualmente regge il governo della città Il sindaco Minervini nel suo intervento conclusivo ha evidenziato proprio questo strano carattere d’oscillazione fra passato e presente che ha caratterizzato il dibattito, tra il bisogno di riaffermare la propria provenienza e la propria identità e la fase di cambiamento che caratterizza presente e futuro, ribadendo, però, che “ciò che abbiamo alle spalle è utile solo se lo riaffermiamo nella prospettiva di ciò che abbiamo avanti a noi” e proponendo una serie di contenuti, terreno di battaglie comuni, a cominciare dalla condanna dell’idolatria del mercato, che oggi sembra contagiare tutti. Lella Salvemini
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