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Caso vigilantes del quartiere Madonna della Rosa, dopo la segnalazione di “Quindici” il sindaco di Molfetta convoca il gruppo dei residenti per frenare iniziative estemporanee. Preoccupato anche il prefetto di Bari, Magno
31 agosto 2017

MOLFETTA – La vicenda dei vigilantes del Comitato di quartiere Madonna della Rosa di Molfetta, dopo la segnalazione di “Quindici”, ha avuto una vasta risonanza: se ne sono occupati i giornali regionali e “La Gazzetta del Mezzogiorno” in prima pagina, con approfondimenti all’interno, mentre anche il prefetto di Bari, Marilisa Magno, che avevamo chiamato in causa con le forze dell’ordine e i carabinieri in particolare, ha chiesto spiegazioni su questa sorta di «sicurezza fai da te».

Così il sindaco Tommaso Minervini ha mostrato preoccupazione ed ha convocato, insieme con l’assessore alla sicurezza Pasquale Mancini, un incontro con il Comitato di quartiere per ringraziare dell’impegno, ma allo stesso tempo avvertire che l’estemporanea trovata del presidente del comitato, Damiano Favuzzi, andava limitata ad una segnalazione di eventuali reati ai carabinieri e alla polizia municipale. Insomma, nessuna iniziativa personale, né interventi che potrebbero mettere a rischio l’incolumità dei cittadini.

Cosa succederebbe, infatti, se il ladro sorpreso da un rappresentante del comitato di quartiere, reagisse aggredendo o sparando un colpo di pistola verso quello chi considera un intruso? La materia è troppo delicata per essere lasciata all’improvvisazione e al volontariato ed è questa la preoccupazione maggiore del prefetto Magno.

E se la proposta di vigilantes si allargasse in tutti gli altri quartieri o si sviluppassero le ronde di triste memoria leghista, cosa accadrebbe? La giustizia fai da te, non può essere consentita, né tollerata.

Diverso è il caso di segnalazioni alle forze dell’ordine, senza intervenire direttamente, per evitare rischi.

Comunque il sindaco Minervini e l’assessore Mancini hanno garantito il potenziamento dei servizi di sicurezza coinvolgendo anche le guardie ambientali, volontari Gepa e guardie campestri per monitorare il territorio, soprattutto in considerazione dell’incremento dei furti di auto (viene rubata un’auto al giorno, secondo le ultime statistiche: 368 vetture nell’ultimo anno) e negli appartamenti da un anno a questa parte (che, guarda caso, coincide con la gestione commissariale della città).

Verrà potenziato il sistema di videosorveglianza con 18 telecamere ai varchi di ingresso di Molfetta, mentre altre 36 verranno sistemate nei punti sensibili. Ma aumentare le telecamere, non serve se non c’è una sala operativa di controllo delle immagini, ecco perché gli amministratori comunali promettono la realizzazione di una sala operativa di controllo presso la sede della polizia municipale, appena questa verrà trasferita nell’ex sede del tribunale e del giudice di pace in via Molfettesi d’America.

Intanto 100 residenti del quartiere Madonna della Rosa promettono di avere 200 occhi aperti per segnalare eventuali reati in tempo reale. Ci chiediamo a cosa serva un’organizzazione di questo tipo, per fare ciò che ogni cittadino civile dovrebbe fare in presenza di un reato e che, in molti casi, già fa, come avvenuto nei giorni scorsi in due punti della città nei confronti degli spacciatori (sembra che ci siano ben tre centrali di spaccio della droga a Molfetta), segnalati ai carabinieri.

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