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Bombe al Gavetone, ora ne parla la tv francese “Quindici” fonte di notizie per giornali e Tv straniere
15 ottobre 2000

di Tiziana Ragno Quando si parla di bombe, si sa, le notizie volano, possono anche fare il giro del mondo, soprattutto se a esserne coinvolta è una “tranquilla cittadina di provincia” e anzi se su un tratto della sua costa lungo appena un chilometro, noto agli abitanti con il nome di Torre Gavetone, si addensa una concentrazione di bombe e ordigni di ogni tipo, pari a 80.000 unità: per intenderci più di una bomba per abitante. E così il nome di Molfetta è rimbombato tanto in Giappone quanto in Francia. Prima un giornalista giapponese, Shimada Minetaka, corrispondente dall’Italia di “Akahata” (Bandiera rossa, organo di stampa del partito comunista giapponese) poi anche la televisione francese, che ha inviato il caporedattore del secondo canale di Stato, interessato alla questione per la realizzazione di un servizio che sarà trasmesso nel corso del programma “Thalassa”, spazio televisivo dedicato settimanalmente all’approfondimento dei più importanti problemi del mare: tutti alla ricerca di notizie sulla nuova-antica discarica per bombe inaugurata cinquant’anni fa e tutt’ora utilizzata dai nuovi “signori della guerra”, il mare Adriatico. E in entrambi i casi QUINDICI è stata fonte di notizie per i giornalisti stranieri, oltre che un servizio della Rai. Alla luce delle nostre inchieste condotte nei mesi scorsi, soprattutto in relazione all’emergenza bombe verificatasi durante il recente conflitto in Kossovo, abbiamo fornito le informazioni da noi raccolte in particolare tra gli operatori della pesca, come si sa avvezzi al problema e fin troppo abituati a ritrovarsi nelle reti ordigni al posto dei pesci. Stupiti dinanzi alla spiaggia “minata” dove per consuetudine e fatalismo i giovani molfettesi trascorrono le loro lunghe estati, increduli per le ulteriori 20.000 bombe all’iprite disseminate al largo di Molfetta, incuriositi dalla storia dell’imprenditore che cinquant’anni fa, incaricato di bonificare l’area dagli ordigni, creò una redditizia fabbrica per lo sconfezionamento delle bombe e il recupero dell’ottone e del tritolo, i giornalisti stranieri hanno mostrato estremo interesse per la cartina redatta dalla Capitaneria di porto di Molfetta che segnalava le aree di sgancio delle bombe adoperate dalla Nato nell’ultima guerra, poi pubblicata in esclusiva su “QUINDICI” e finita nell’unità di crisi dello Stato italiano, per essere prima rinnegata dai rappresentanti della Nato, e dopo clamorosamente riconosciuta dagli stessi. Molfetta, dunque, nota per le sue bombe in tutto il mondo: non è piacevole, certo, né, come si dice, la “propaganda” fatta alla nostra città è certo delle migliori. Tuttavia la cattiva propaganda è sempre migliore del silenzio degli struzzi.
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