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Bari consegna le chiavi della città al cittadino onorario Riccardo Muti Il Maestro molfettese ha pronunciato alcune frasi nel nostro dialetto «Uagliò a da scittà ù seng» tra gli applausi del pubblico
06 giugno 2006

BARI - Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha insignito della cittadinanza onoraria il maestro Riccardo Muti, in esecuzione della delibera del 22 maggio scorso del Consiglio comunale. Emiliano ha consegnato le chiavi della città a Muti (nella foto), nato a Napoli ma cresciuto a Molfetta in provincia di Bari, sottolineando l'importanza del momento storico per la città ormai prossima alla ricostruzione completa del teatro Petruzzelli, si parla entro il 2008-2009. «La stiamo usando come energia positiva - ha detto ironicamente il sindaco rivolgendosi al maestro - la ricostruzione del teatro Petruzzelli è sullo sfondo di questa giornata». Muti ha ricordato le sue radici pugliesi e anche contadine del bisnonno Domenico Muti e, onorato della cittadinanza barese, ha aggiunto che il suo impegno per la città «non è semplicemente quello di spettatore ma in qualche modo, essendo anche uomo di cultura che nasce da questa terra, diventa un impegno più pragmatico, più consistente per risolvere i problemi della cultura di questa regione. E quindi se fino adesso ho battagliato da lontano ora sentirò il dovere di essere più vicino alla città che ha gli obiettivi» evidenziati dal sindaco ed in particolare il riferimento è alla ricostruzione del Petruzzelli che Muti auspica al più presto. «Non so come dare il mio contributo a Bari, dipende da quello che mi chiederanno, certamente non imporrò nulla», ha detto il maestro rispondendo al sindaco che lo ha invitato a fornire «energia positiva» per contribuire alla rinascita del teatro. «Se mi chiederanno pareri, un'applicazione pratica di quelle che sono le mie esperienze - ha rilevato - credo di poter dare una mano. Naturalmente la mano viene data solamente nella misura in cui dall'altra parte c'è una mano pronta ad accogliere la stretta di mano; ma se diventa una battaglia non credo che potrei essere interessato». Su come contribuire alla rinascita del Petruzzelli, Muti ha detto di non avere «alcuna idea», ma ha un sogno: vuole che «Bari riacquisti l'importanza di un tempo, proprio perché oggi il mondo orientale sta diventando di capitale importanza non solo dal punto di vista economico ma anche culturale». «Bari - ha detto - è la porta naturale verso l'Oriente, quindi deve riappropriarsi di tutte le proprie risorse per fare in modo che quella porta non crolli o rimanga chiusa». Un consiglio però il maestro lo dà a chi dovrà occuparsi della rifondazione del teatro. «In vista della rinascita del Petruzzelli - ha affermato - credo sia importante che il teatro si fornisca di un'orchestra, di un coro dell'importanza del teatro ricostruito, quindi di qualità». Dirigerebbe la prima opera al Petruzzelli?, chiede un giornalista. E il maestro ridendo: «Se andiamo avanti così credo che potrei dirigerlo dalla tomba». A chi gli fa notare che la ricostruzione sarà ultimata nel 2009, rileva di essere impegnato «fino al 2011». «Comunque - taglia corto - vediamo se e quando si riaprirà perché siamo un po' tutti stanchi di ripetere questo ritornello un po' stantio». Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha richiamato la bellezza anche nella politica, «noi politici dovremmo rubare un po' di bellezza agli artisti, ai musicisti perché con gli anni la politica si è inaridita e noi siamo diventati amministratori della bruttezza». «Normalmente - ha detto Vendola - il sud d'Italia è oggetto di una stereotipizzazione un po' caricaturale, malevola benché benigna. Invece il sud è terra di genio e sregolatezza, di improvvisazioni e di professionalità, e ne è prova la genialità del maestro Riccardo Muti». «Sono grato al maestro Muti - ha concluso Vendola - per la grande capacità della sua musica di rompere muri e di attraversare il cuore di tutte le persone. Chi riesce a far vivere la musica come uno straordinario passepartout per le cose importanti e belle, merita ogni onore; e io sono fiero di essere concittadino del maestro Riccardo Muti». Hanno partecipato alla cerimonia anche il Soprintendente della Fondazione Petruzzelli, Giandomenico Vaccari, il vice presidente della Provincia, Onofrio Sisto, e il consulente musicale Franco Chieco che ha ricordato a Muti il suo passato molfettese. Il Maestro ha così simpaticamente rivelato di aver suonato l'Eroica di Beethowen proprio «al ritmo della banda di Molfetta». Per non perdere il contatto con le zone di origine Riccardo Muti ha acquistato un piccolo terreno vicino a Castel del Monte, la maestosa riserva di caccia di Federico II che svetta sulla Murgia barese. E per dimostrare alla platea di essere un pugliese doc, e di non aver dimenticato i primi 17 anni di vita trascorsi a Molfetta, ha sfoderato qualche frase in dialetto molfettese che ha estasiato la platea. Una frase fra tutte, la raccomandazione che il padre Domenico, medico molfettese, faceva a ciascuno dei suoi cinque figli: «Uagliò a da scittà ù seng» (“Ragazzo devi dare l'anima”). Muti ha parlato con fierezza della sua terra, della Puglia e di Molfetta; e della sua famiglia, del padre molfettese e della mamma napoletana che «decise - ha ricordato - di partorire tutti i suoi figli a Napoli per riscattare le sue origini partenopee e per vendicarsi del fatto che il marito aveva deciso di vivere a Molfetta». Ha ricordato anche quando a Vienna il gotha della musica austriaca disapprovò la sua salita sul palco («è un pugliese», dissero con disprezzo) per dirigere l'Orchestra Wiener Philharmoniker nel Valzer di Strauss. Ma ha ricordato con orgoglio anche quando, poco tempo più tardi, per il concerto di Capodanno del 2000, furono proprio i viennesi a chiamarlo a dirigere il concerto più seguito al mondo. Dopo la cerimonia a Palazzo di Città, Riccardo Muti, accompagnato dal sindaco Michele Emiliano ha partecipato nel Teatro Petruzzelli alla serata conclusiva della rassegna «Mezzogiorno di Cinema» promossa da Telecom Progetto Italia e curata dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Oscar Iarussi e dal critico Diego Zandel. Muti ha scelto di ricordare il film di Luchino Visconti “Rocco e i suoi fratelli” perché “è un capolavoro legato al Sud e alla sua epoca, ma in cui molte delle problematiche aperte sono ancora attuali e non sempre per colpa del Sud.
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