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Bari, alimentazione mediterranea sostenibile e biodiversità: esperti a confronto
21 maggio 2011

BARI - Gli attuali sistemi agro-alimentari non rispondono in modo adeguato ai fabbisogni delle generazioni presenti e future. Gli esperti si interrogano a Bari, nel convegno internazionale organizzato dal Servizio Mediterraneo della Regione Puglia con il supporto dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, nell’ambito del Progetto NOVAGRIMED     
Il problema della malnutrizione, della fame, del sovrappeso e dell’obesità, affligge oltre due miliardi e mezzo di persone al  mondo e fa emergere l’inadeguatezza dei modelli nutrizionali, dietetici e di offerta del cibo. Se a questo si aggiunge l’inesorabile erosione della biodiversità, la forte dipendenza dall’uso dell’energia fossile e dai prodotti chimici, è chiaro che il sistema di produzione, offerta e consumo alimentare così com’è non è in grado di rispondere ai fabbisogni umani attuali e futuri. È pertanto necessario intervenire con urgenza per mettere in atto una strategia che promuova e diffonda il concetto e l’uso di “Diete Sostenibili”, ossia diete a basso impatto ambientale che contribuiscono alla sicurezza e nutrizione alimentare ed a una vita sana.     
Allo scopo di avviare una discussione multidisciplinare che individui i punti chiave delle diete sostenibili, esperti mondiali di nutrizione, economia, ambiente e risorse naturali, si riuniscono giovedì 26 maggio 2011 all’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari del CIHEAM per un incontro tecnico su “Alimentazione Mediterranea Sostenibile e Diete”. I risultati saranno presentati alla stampa venerdì 27 maggio, nell’ambito del convegno internazionale “Alimentazione Mediterranea Sostenibile e Biodiversità” (ore 9.30, Aula Magna dello IAM di Bari).      
Ad aprire i lavori ci saranno: Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia e Cosimo Lacirignola, direttore dello IAM di Bari – CIHEAM; introduce Roberto Capone, Amministratore principale dello IAM di Bari - CIHEAM; mentre a Dario Stefàno, assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, saranno affidate le conclusioni della giornata. Chairman, Bernardo Notarangelo, dirigente del Servizio Mediterraneo. 
Il convegno, che vede a confronto esperti internazionali, si pone l’obiettivo di  verificare che il modello alimentare mediterraneo, inteso come stile di vita riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Immateriale dell’Umanità, sia un modello alimentare sostenibile, quindi “rispettoso delle biodiversità e degli ecosistemi, culturalmente accettabile, accessibile economicamente giusto e alla portata di tutti; adeguato dal punto di vista nutrizionale, sicuro e salutare, pur ottimizzando le risorse naturali e umane” (Simposio Scientifico Internazionale su “Biodiversità e Diete Sostenibili” FAO-Roma 2010).                
L’evento si inquadra nell’ambito del Progetto NOVAGRIMED, nato in seno al più ampio Programma di Cooperazione Transnazionale MED. Obiettivo del Progetto è promuovere azioni innovative e concertate tese allo sviluppo di sistemi agricoli integrati, favorendo il rafforzamento della competitività dell’agricoltura mediterranea, in un’ottica di sostenibilità.
Tra i partner italiani, la Regione Puglia che, attraverso l’Assessorato al Mediterraneo e con la collaborazione e il supporto tecnico dell’Area per lo Sviluppo Rurale – Servizio Agricoltura e dello IAM di Bari, organizza la due giorni. 

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Sapere che nei nostri menù potrebbero presto comparire parmigiane di melanzane transgeniche o patate fritte geneticamente manipolate crea, nella migliore delle ipotesi, un senso di inquietudine, fino ad arrivare a vere e proprie forme di panico collettivo. Chi può assicurarci che gli organismi geneticamente (Ogm) destinati al consumo umano non abbiano effetti negativi sulla salute? Un precedente esiste: nel 1988 un'azienda giapponese mise in commercio negli Stati Uniti un amminoacido usato come tranquillante, il triptofano, sintetizzato attraverso un batterio geneticamente manipolato. L'anno successivo, migliaia di persone che avevano consumato il prodotto, accusarono dolori muscolari, difficoltà respiratorie, tosse ed eruzioni cutanee. Gli esperti della Fda, l'ente americano che si occupa di approvare i farmaci sul mercato, analizzarono campioni di triptofano e rintracciarono due tossine responsabili dell'epidemia. Non fu possibile accertare se le sostanze incriminate erano sottoprodotti della manipolazione genetica effettuata sul batterio, ma l'incidente pose per la prima volta il problema della sicurezza degli alimenti transgenici. Una fonte di preoccupazione è la possibilità che gli alimenti geneticamente modificati trasmettano frammenti di Dna ai batteri presenti nel nostro organismo e li rendano più aggressivi e resistenti. “E' possibile che materiale genetico venga trasmesso da una pianta a un batterio”, spiegava nel 1999 Giovanni Martelli della facoltà di Agraria dell'Università di Bari, “ma è un fenomeno molto raro e limitato ai microrganismi del terreno di coltivazione”. E le analisi hanno dimostrato che il Dna contenuto negli alimenti viene distrutto dagli acidi della digestione. Secondo Greenpeace i controlli a cui sono sottoposti prima di entrare sul mercato sono insufficienti. Alessandro Giannini, responsabile della campagna sugli Ogm di Greenpeace Italia: “Chiediamo però che si dimostri l'innocuità di ciascun alimento transgenico prima di metterlo in commercio, esaminando la sua attività biologica e i suoi effetti sul sistema immunitario”.
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