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Ballata non pagata (ricorso contro la Giunta di soli uomini)
15 settembre 2008

Accade che le istituzioni politiche di questa città non siano di sana e robusta Costituzione: fra una mediazione politica e l'altra, fra una coperta troppo corta a tirarsi, fra nomine in due tempi, senza deleghe, con inutile dispendio di danaro pubblico, a pagarne le spese siano sempre le donne: ad oggi la città di Molfetta, una delle più colte di Puglia, che si è dimostrata spesso anche più “avanti” rispetto all'elaborazione politica, alla ricchezza associativa, alla cultura istituzionale della nostra città, ha una Giunta che è un locale per soli uomini. Nemmeno una donna su dieci componenti. Fra mille critiche motivate, spesso rimpallate con l'offesa, da parte dell'opposizione e di un pezzo consistente di città. Eppure l'art. 51 della nostra Costituzione, novellato nel 2003, recita che “Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. Un principio imperativo e inderogabile, sancito anche dall'art. 37 dello Statuto Comunale, che dispone che “Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi”. Su questo la giustizia amministrativa ha fatto ben nota chiarezza: significativo è il caso del Comune di Veglie, in Provincia di Lecce, analogo al caso di Molfetta, in cui la nomina di una Giunta di soli uomini è stata definita un caso “di vera e propria illegittimità degli atti e non di mera inopportunità politica latamente intesa”. In quel caso al Sindaco è stato imposto, con ordinanza, di integrare la Giunta con almeno una donna e l'inopportunità politica è stata riconosciuta come difetto di motivazione. Lo statuto comunale peraltro, a maggior ragione con la cogenza del dettato costituzionale, non solo non può essere modificato in senso sfavorevole al principio costituzionale delle pari opportunità: il T.A.R di Lecce ha disposto che “appare illegittima una norma statutaria meramente ripetitiva della predetta disposizione normativa. Mentre, al contrario, si impone l'adozione di norme statutarie più specifiche”. Le realtà di donne della città non sono state silenti rispetto a questo stato delle cose: la Consulta Femminile, presieduta da Maddalena Altomare, ha subito avviato un duro confronto su questa scelta, con prese di posizioni pubbliche che hanno portato anche a ricorrere al Prefetto contro i decreti sindacali di nomina: l'incartamento è stato trasmesso al Ministero dell'Interno. Ma la Consulta e le realtà associative comunali hanno subito saputo anche avviare relazioni con realtà rappresentative della Regione: la Consigliera di Parità Regionale Serenella Molendini, della Presidente della Commissione Pari Opportunità Regionale Magda Terrevoli, da sempre impegnate per l'effettività delle politiche di genere, dell'associazione “Tessere”, che è un coordinamento di associazioni e realtà di donne, dal Centro di Documentazione delle Donne a Lotto non solo a marzo, impegnata in un progetto di casa delle differenze, nelle politiche per la salute delle donne e in altro ancora; queste realtà hanno regalato alla città di Molfetta un ricorso alla sezione barese del T.A.R Puglia.: proprio in questo mese si avranno le prime pronunce sul caso. Anche la Presidente del Comitato Pari Opportunità dell'Università di Bari, Luisa Giorgio, si è espressa contro il provvedimento sindacale di nomina. Sono in istruzione diverse iniziative in tutti i luoghi istituzionali coinvolti. Certo, per chi lavora da anni sul diritto diseguale e sulle politiche di genere, per chi sa essere mea domina, padrona di se stessa, le statuizioni del giudice amministrativo già rese non sono che un primo e importante barlume di senno verso una società e delle istituzioni a due generi, di alternativa all'universale neutro maschile, di critica ad una concezione di ancillarità della pratica politica e delle pratiche di relazioni; ma è moltissimo, rispetto all'attuazione dei principi costituzionali ed in quella che viene definita “la rivoluzione più lunga”, il femminismo.
Autore: Francesca la Forgia
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