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Azzollini, Sindaco di lotta e di governo
15 gennaio 2009

“Padroni a casa propria!”. Lo storico slogan della Lega Nord sembra aver pervaso il nostro Primo Cittadino, che nei primi 6 mesi del suo secondo doppio mandato Senatore – Sindaco è salito agli onori della cronaca più come sindaco di lotta che di governo. Animato da un alone di onnipotenza o da spirito di federalismo spinto, si è buttato a capofitto in battaglie legali, al punto da superare il grido di battaglia dell'On. Umberto Bossi. Da “padroni a casa propria!” a “A casa mia comando io e faccio quello che voglio!”, il passo è stato breve. La prima sfrontata battaglia fu la scelta tutta al maschile della Giunta, in barba all'art. 37 dello Statuto comunale. Il primo ricorso al Tar si chiuse con un vero e proprio assist sotto rete per Azzollini. Il Giudice amministrativo rimproverò al Sindaco non tanto la violazione dell'art 37, quando la mancanza di motivazione. Il Sindaco raccolse l'invito e riconfermo gli stessi 10 assessori del viril sesso, con annessa motivazione politica nel rispetto del responso elettorale. Morale della favola: una qualsiasi motivazione politica e quindi di parte, ha una forza maggiore di una norma statutaria. Una tesi facilmente attaccabile. Difatti, nella successiva pronuncia del Tar, la giustizia amministrativa riportava il tutto nell'alveo del Diritto con la bocciatura dell'incomprensibile scelta del Sindaco. Trascorse le feste senza Giunta, il Sindaco sembra voler continuare la lite legale davanti al Consiglio di Stato, con la rinomina degli stessi assessori. Di questa vicenda colpisce l'ostinazione di Azzollini di risolvere legalmente la questione, a nostra avviso indifendibile in punta di diritto. Sarebbe stato più sbrigativo cambiare la norma statutaria e far risparmiare al cittadino contribuente le spese legali. Certo colpisce anche che nessun esponente politico della sua maggioranza abbia detto qualcosa in merito. Evidentemente la pensano tutti alla stessa maniera, secondo i canoni del pensiero unico. Altro fronte di lotta, il braccio di ferro con l'Ipercoop sulle aperture domenicali. Il Sindaco asserisce che le autorizzazioni alle aperture sono di sua competenza, mentre l'Ipercoop risponde di far riferimento a norme regionali. Il Sen. Azzollini non si è spostato di in millimetro al punto da mandare le guardia municipali a stendere verbali di contestazioni. Anche su questa questione sarà la Giustizia Amministrativa a mettere la parola fine. Sarà anche vero che in questa materia le fonti normative siano diverse e avvolte contraddittorie. E' curioso però che il Sindaco abbia pescato quelle meno liberiste, proprio lui che si definisce liberale. Infine la questione più grossa: la foresteria della Capitaneria di Porto in costruzione sull'ex area dei cantieri Tattoli. La vicenda è stata ampiamente sciorinata dalla stampa locale Anche in questo caso lo stile e l'approccio è stato lo stesso. Pervaso da una sorta di cesarismo che lo spinge a fare e disfare, a creare problemi per poi cercare di risolverli. Siamo al classico “Lui se la suona e lui se la canta”. Perché il nostro Sindaco sapeva benissimo dove si sarebbe costruita la caserma e coloro che non ci avevano fatto caso, consiglieri comunali di maggioranza e d'opposizione dell'epoca, non si sforzarono di vedere le carte. Perché nessuno, all'indomani dell'approvazione del Piano Regolatore del Porto, gridò allo scandalo per lo scempio che si sarebbe consumato. Bisognava però accelerare i tempi per far partire i lavori del nuovo porto, da spendere sul mercato elettorale, nella consapevolezza che successivamente si sarebbe trovato il modo di affrontare la questione. Fallace presunzione. Partiti i lavori del nuovo porto, anche la costruzione della caserma però poteva iniziare senza ostacoli. Apriti cielo. dopo aver visto con i propri occhi il patatrac che aveva contribuito a creare, il Sindaco comincia a “stracciarsi le vesti”. Cerca ogni cavillo per bloccare i lavori, s'inventa una protesta popolare che non decolla, ma assicura di aver in mente la soluzione. La cosa strana che tutta la città, vive la vicenda senza indignazione, come fosse un film, con la sola curiosità di vedere come andrà a finire Segno dei tempi. Brutti tempi.
Autore: Francesco Del Rosso
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