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Arroganza continua della maggioranza di centrodestra in consiglio comunale
15 dicembre 2009

La nostra rivista mensile Quindici ed il quotidiano Quindici on line offrono sempre ai propri lettori, fra le altre notizie, anche cronache puntuali e precise sullo svolgimento dei lavori del Consiglio comunale. In particolare, in questo numero, vogliamo “recensire” una delle ultime sedute, quella che si è svolta il 6 novembre scorso, con O.d.G. riguardante fra gli altri, il piano del commercio a Molfetta e l’«affaire» riguardante le ipotesi al vaglio degli organi inquirenti su presunte azioni di voto di scambio e altri reati per i quali, dopo la fase istruttoria, un… neo-assessore è stato rinviato a giudizio (per amor di precisione, altri Personaggi coinvolti negli stessi illeciti, sono già stati condannati – in primo grado – sia con riti abbreviati sia, su richiesta, con patteggiamento). Le notizie, seppur sintetiche ma sufficientemente esaurienti, sono state riportate dall’amico Francesco del Rosso che ha seguito in diretta la seduta. Veniamo dunque all’analisi di quanto leggiamo dalla cronaca riportata sui fatti più salienti della seduta, e cioè “il piano del Commercio” e l’«affaire». Per il primo punto registriamo che nulla di nuovo brilla sotto il sole: alle richieste dell’opposizione di centrosinistra di porre dei paletti alla proliferazione dei “banchi commerciali”… estemporanei (ma abbastanza definitivi – diciamo noi), i funzionari delegati rispondevano sgranando il solito rosario di esigenze di soddisfazione della popolazione, mancando a Molfetta zone mercatali che possano attenuare il fenomeno dell’ambulantato stabile. Tutto ciò alla faccia dei disagi che alcuni “punti vendita” arrecano alla Cittadinanza. L’abbiamo già dichiarato in altre occasioni, ma – repetita iuvant - è evidente che i Cittadini che lamentano problemi CHE SONO OGGETTIVI sono considerati cittadini di serie B, da non ascoltare. L’altro punto caldo all’O.d.g. vogliamo brevissimamente richiamarlo. Qualche anno fa la Magistratura indagò su alcuni illeciti amministrativi presumibilmente compiuti dall’allora Presidente dell’ASM affiancato da altri personaggi, riguardanti alcuni episodi torbidi collegati a furti di veicoli aziendali e assunzioni di personale un po’… disinvolte. Come accennato, per questi reati – evidentemente in parte acclarati – vi sono state delle condanne, in primo grado, per alcuni accusati. Da questo discende che i reati accertati e contestati non erano delle “bufale”, ma avevano sostanza criminale. Emerge che uno dei maggiori “attori” di questa faccenda (il presidente dell’epoca della Multiservizi) è attualmente un assessore con delega alle attività produttive della Giunta in carica. Ricopre quindi un incarico di rilevanza assoluta nel governo della città. Le indagini svolte hanno accertato responsabilità a carico dell’imputato, da cui è scaturita, recentissimamente la richiesta del G.I.P. di rinviare a giudizio il personaggio. Il Gruppo di Opposizione, nella persona del Capo gruppo, ha invitato l’Interessato, in attesa che la di lui posizione sia chiarita in modo incontrovertibile, ravvisando un più che giusto conflitto fra la carica ricoperta ed il tenore delle accuse per le quali verrà sottoposto a giudizio, a rimettere la delega, come atto di onesta e apprezzabile correttezza istituzionale. In subordine, non ottenendo le dimissioni “spontanee”, chiedeva al sindaco Antonio Azzollini, con un atto d’imperio di “sospendere” l’assessore. Da parte dell’interessato, non è chiaro quali siano state le reazioni. Invece conosciamo, per quanto è stato riportato dalla cronaca, la replica del primo cittadino. Una replica sprezzante, secondo lo stile “macho” del sig. Azzollini che, con l’ennesima piroetta dialettica (non dimentichiamoci che stiamo parlando di un principe del foro, prestato alla politica), ricorrendo a perifrasi ardite, rigettava la richiesta dell’opposizione; giustificava il tutto ricorrendo addirittura alla Carta costituzionale che, all’art. 27, afferma che un accusato di qualsivoglia illecito, diviene condannato solo dopo sentenza della Magistratura. A nulla è valsa l’esortazione del capogruppo d’opposizione a prefigurare una situazione a dir poco imbarazzante (per la maggioranza) quando, accertata l’eventuale responsabilità dell’assessore, con sentenza passata in giudicato, l’amministrazione comunale, essendo “parte lesa” avrà il diritto/dovere di costituzione di parte civile nei confronti del condannato (suo assessore). Con la sua solita “piroetta dialettica” – ricordate l’intervista della scorsa estate, quando accusò di fatto l’opposizione di non aver saputo… gestire la faccenda della Foresteria, per cui adesso abbiamo quel “bel” fabbricato sul porto – quasi accusa l’opposizione stessa di fornire ai giovani dei modelli deteriori con un atteggiamento di inutile doppiezza e cinismo!. Infine invoca…”un metro univoco” di valutazione delle circostanze, adottato dal suo schieramento politico, il PDL. Chiude poi con un bel “coup de théatre”: la citazione di F. Ferrucci nei confronti del nemico F. Maramaldo che nel 1530 durante la battaglia di Gavinana, infierì uccidendo il Ferrucci già abbondantemente ferito in battaglia. Una citazione che, a nostro avviso, poteva risparmiarsi, visto che noi non scorgiamo alcun Ferrucci ferito a morte (dovrebbe essere l’assessore rinviato a giudizio), e men che meno, un Fabrizio Maramaldo che infierisce !(il capogruppo dell’opposizione?). A questo punto diventa interessante capire, alla luce dell’atteggiamento del sindaco per questa specifica circostanza, e le oscure parole pronunciate in chiusura della sua replica, a che cosa si riferirebbe con le parole riportate, delle quali riproduciamo una sintesi, estrapolandole dal contesto: …Tradizione cristiano-liberale che riconosce alla persona dignità assoluta… Non ci pare che chiedendo un atto di responsabilità istituzionale, fermo restando il concetto che si è colpevoli dopo sentenza (anche se il Sindaco “bolla” questo come doppiezza e cinismo), si attenti alla dignità personale; la CRISTIANITA’ NON C’ENTRA! Semmai si parla di ripristinare una consuetudine che vige fermamente in tutte le realtà in Paesi ad altissima civiltà: quella di lasciare, magari temporaneamente l’incarico, in attesa di chiarire la propria posizione. ….Il rispetto della Persona ci evita di strombazzare in giro cose inutili e che per noi (la Maggioranza) sarebbe gioco da ragazzi… Percepiamo in questa mielata asserzione un ché di minaccioso! Forse si potrebbe fare un “parallelo” con quel che avviene a livello nazionale, dove chi “dissente, o meglio non acconsente” corre il rischio del linciaggio mediatico? Dobbiamo preoccuparci? …Dare solidarietà all’uomo e poi chiederne le dimissioni dall’incarico, equivale a dare esempi deteriori alla gioventù… Vorremmo chiedere allora al sindaco, che esempio viene dato alla gioventù, almeno ad una certa parte, di un amministratore che ha FORSE commesso degli illeciti, gestendo la cosa pubblica, in associazione con altri funzionari, alcuni dei quali sono già giudicati e condannati? E che continua a gestire affari pubblici, con una “macchia” CHE DOVRA’ ESSERE DIMOSTRATA. …e se ciò si verificasse????

Autore: Tommaso Gaudio
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