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Arriva la busta arancione per calcolare la pensione
15 maggio 2015

Fusse che fusse la vorta bbona, (forse è la volta buona), diceva Nino Manfredi in un celebre tormentone di Canzonissima a cavallo degli anni ‘59-60, o come in tempi più recenti ama dire il Premier Renzi dalle pagine virtuali dei social “#lavoltabuona”, sembrerebbe, infatti, imminente il debutto della cosiddetta “busta arancione” previsto a partire proprio dal mese di maggio. Insomma, anche in Italia, dopo 20 anni di tribolazioni, è previsto l’invio (per lo più telematico) della famigerata e tanto attesa busta arancione che si aspettava dal lontano 1995. Tale data, in Italia, ha segnato nell’ambito previdenziale il passaggio dal sistema retributivo (mediante il quale bastava moltiplicare il numero degli anni di lavoro per il 2% per ottenere il cosiddetto tasso di sostituzione, ossia la proporzione tra la pensione e l’ultimo stipendio), al sistema al contributivo (che è strettamente collegato alla carriera che si farà, alla crescita del Paese, alle dinamiche demografiche che incidono sia sul parametro di calcolo sia sulla data della pensione), mediante la meglio conosciuta “riforma Dini”, legge 335/95. Essa prevedeva, oltre allo sganciamento dal sistema retributivo, che ad ogni assicurato sarebbe stato inviato, con cadenza annuale, un estratto conto con l’indicazione delle contribuzioni effettuate, la progressione del montante contributivo e le notizie relative alla posizione previdenziale. In realtà sono passati 20 anni, ma la norma è stata completamente disattesa e rimasta inapplicata e per l’effetto i lavoratori hanno continuato a rimanere all’oscuro della loro situazione previdenziale, così l’invio della busta arancione è passato in secondo piano, forse cedendo il fianco ad esigenze di altra natura. In realtà in molti Paesi del Nord Europa, i lavoratori vengono periodicamente informati, appunto con una busta di colore arancione, sulla contribuzione versata e sulla data di pensionamento, nonché quanto presumibilmente percepiranno di pensione, stessa cosa avviene già negli Stati Uniti dove ogni iscritto alla previdenza obbligatoria può accedere on line alla sua posizione e sapere immediatamente a quanto ammonta la futura pensione. Solo ora il sistema informativo previdenziale in Italia sta per divenire una realtà tangibile, offrendo ai cittadini, mediante la cosiddetta “busta arancione”, uno strumento di auto-tutela in più che dia maggiore consapevolezza circa la propria situazione previdenziale, che oggi, più che mai, appare opportuna considerando, anche, che negli anni di crisi si è pensato più a sopravvivere, vivendo il presente, che a proiettarsi in un futuro non troppo lontano. Grazie alla “busta arancione”, che per inciso si dice “arancione” per il colore del plico inviato ai cittadini svedesi decisamente all’avanguardia da questo punto di vista, ad ogni lavoratore sarà permesso di calcolare la data precisa in cui, secondo le norme vigenti (valide dopo l’entrata in vigore della Riforma Fornero), potrà andare in pensione, calcolare l’assegno pensionistico che sarà recapitato una volta andati in pensione, nonché verificare i contributi versati dall’inizio della carriera lavorativa fino ad oggi, il tutto on line accedendo alla propria area riservata sul portale dell’INPS attraverso l’inserimento del proprio codice PIN ed andando sul servizio «la tua pensione », nome con il quale è stata ribattezzata la busta arancione. Prevedibilmente solo una piccola parte di contribuenti, che non dispongono di strumenti informatici o in altri casi particolari, riceveranno la comunicazione cartacea a casa. I dati presenti nel sistema INPS, permetteranno quindi a tutti i lavoratori di avere esatta contezza del «salvadanaio di vetro », per usare una metafora del Presidente dell’INPS Tito Boeri, che metterà i contribuenti nelle condizioni di far percepire i contributi non come una tassa, quanto piuttosto come una forma di risparmio forzoso. Accanto alla presa di coscienza circa il destino che ci attende, sarà altrettanto utile e necessario, altresì, compiere scelte consapevoli e fondamentali tese all’adozione di strumenti alternativi di risparmio, ovvero stabilire l’opportunità di crearsi delle forme di previdenza complementare per poter programmare il nostro domani. Ed invero tale necessità diventa ancor più pregnante se sol si considera che oggi il percorso previdenziale personale è messo a repentaglio dall’insicurezza del lavoro in termini tanto di possibile perdita del lavoro tanto di una contribuzione intermittente, il che ha come conseguenza anche il serio rischio di non avere neanche i requisiti per una pensione. Sul punto, secondo una recente ricerca di fronte alla prospettiva di una pensione insufficiente rispetto alle proprie necessità o, peggio ancora inesistente, per taluni casi, solo il 38% degli italiani ha elaborato soluzioni strettamente legate alle proprie capacità patrimoniali o a quelle della propria famiglia: il 18% degli Italiani dichiara che continuerà a lavorare o riprenderà a farlo; il 17% utilizzerà i risparmi o il patrimonio accumulato nel tempo; il 3% adeguerà il proprio tenore di vita alle diminuite risorse; il 2% chiederà il supporto della famiglia. Ma il dato che sorprende è che, nonostante circa 64% degli italiani dichiari di essere a conoscenza della recente riforma Fornero, è ancora elevata la percentuale di italiani che, per ora, hanno scelto di non affrontare il problema previdenziale. A fronte, quindi, della propria situazione previdenziale che emergerà anche dalla “busta arancione”, è opportuno prendere sin d’ora in seria considerazione forme di previdenza complementare affidandosi ad esperti del settore finanziario, che siano in grado di accompagnare la persona in un processo che gli consenta di maturare le scelte più consone, atte a tutelare il proprio presente e garantire un futuro sereno a sé ed alla propria famiglia, perché il futuro si costruisce un giorno per volta.

Autore: Rebecca Amato
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