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Argentina: “Fratelli molfettesi, non lasciateci soli” L'appello dei concittadini argentini alla delegazione in visita a Buenos Aires
15 marzo 2002

«Penso sia stata Buenos Aires, con la sua bellezza e la sua eleganza a celare il volto sempre più deturpato del Paese. La linearità dell'impianto urbano, i parchi numerosi e lussureggianti, i fastosi palazzi costruiti a cavallo del secolo scorso, la vista del fiume che scompare. Ancora in piedi, invitta, malgrado quest'ultimo sfascio della politica e dell'economia». Così l'inviato di “Repubblica”, Sandro Viola racconta il suo ritorno nella capitale argentina. La stessa indimenticabile immagine che catturò le migliaia di italiani, i molfettesi che nel secolo scorso, reduci dalla lunga traversata oceanica, approdarono nel porto di “La Boca”. Molti si stabilirono proprio lì, in riva all'oceano e cominciarono una nuova vita. Oggi si viaggia in aereo. Il viaggio è meno lungo, meno faticoso, ma le sensazioni paiono le stesse, “al nostro arrivo ho provato le stesse emozioni di vent'anni fa in più ci ha accolto il caloroso abbraccio dei nostri concittadini emigrati. Ma è bastato arrivare in albergo per capire che qualcosa era cambiato. L'albergo, infatti, era vuoto, oltre la nostra delegazione più nessuno”, evidenzia Antonio Caputo, responsabile dei rapporti con l'estero della “Associazione molfettesi nel mondo” e componente della delegazione, partita dalla nostra città, che alla fine del mese scorso si è recata a Buenos Aires. Lo scopo della visita era di incontrare gli immigrati molfettesi, ascoltare le loro necessità, fotografare la situazione per approntare un piano di intervento e sostegno da realizzare con i fondi raccolti attraverso il progetto Argentina 2002. Il progetto attivo da febbraio, non sta raccogliendo molto successo, nonostante l'adesione dell'amministrazione. E' di questi ultimi giorni l'adesione della Provincia di Bari cha attraverso l'assessore alla cooperazione e alla socialità, Nicola Occhiofino ha aderito all'iniziativa riassunta nello slogan: “Un euro per non far morire un sogno”, con il quale si apre l'appello del presidente dell'Associazione molfettesi nel mondo, Franco Pappagallo. L'assessore ha inviato a tutti gli assessorati dei Comuni della provincia un invito ad effettuare un versamento volontario presso la banca Antonveneta sul conto corrente n. 14713, attivato dall'Associazione. Il programma di incontri effettuati dalla delegazione composta, oltre che dal presidente Franco Pappagallo, da Antonio Caputo, dal consulente tecnico Giovanni Mulinelli, dall'imprenditore edile Franco Amato, dal ristoratore Giuseppe Gadaleta e da Sergio Caputo, si è aperta con il toccante incontro presso la “Casa Molfetta”, situata proprio a “La Boca”, con tutti i “concittadini lontani”. Poi la visita ad una fabbrica di un molfettese la cui produzione sta attraversando, come del resto per tutta l'industria argentina, un periodo di crisi causata dalla svalutazione del pesos e dall'assenza di commesse dall'estero. Problema emerso anche durante l'incontro con l'associazione delle piccole e medie imprese industriali di italiani e di figli di italiani, durante la quale il dott. Mulinelli ha dato preziosi consigli per far fronte alla difficile situazione dell'industria. Stessa natura ha avuto l'incontro con alcuni ristoratori, che hanno colloquiato con Giuseppe Gadaleta, titolare del noto ristorante “La Magnolia” che ha suggerito loro di valorizzare alcuni prodotti tipici da esportare anche sul mercato italiano e si è impegnato a mantenere i contatti per creare un ponte commerciale con la nostra città. “L'Argentina è un paese senza futuro. Ho visto in Plaza de Mayo le manifestazioni civili dei cacerolazos, che esprimono la loro protesta battendo sulle pentole. Non è difficile capire le loro ragioni. Quattordici milioni di persone hanno necessità di comida (mangiare), di una educazione scolastica completa, perché in alcuni casi mancano i soldi per pagare gli stipendi dei professori e non può iniziare l'anno scolastico, e di assistenza sanitaria pubblica. Chi vuole curarsi deve pagare – aggiunge Antonio Caputo – gli aiuti internazionali sono scarsi perché sono richieste al governo maggiori garanzie affinché non si verifichino gli sprechi degli anni passati”. L'Associazione molfettesi nel mondo vuole concentrare la sua attenzione su queste tre emergenze primarie e per farvi fronte destinerà la somma raccolta per pagare la tessera sanitaria agli emigranti molfettesi meno abbienti che non possono più permettersi le adeguate cure mediche. “Ci sono molti malati di diabete ma negli ospedali e nelle farmacie non c'è insulina e, se c'è, costa moltissimo. Per questo stiamo cercando di promuovere una raccolta di insulina e di altri farmaci di prima necessità da inviare all'ospedale “italiano” a La Boca”, ci fa presente Antonio Caputo. L'Associazione molfettesi nel mondo sta cercando, inoltre, la collaborazione della regione Puglia per inviare un insegnante italiano a Buenos Aires per sostenere, presso l'Unione molfettesi d'Argentina, ovvero la “Casa Molfetta”, corsi di lingua italiana per agevolare i giovani, figli o nipoti di italiani, che in futuro vorranno venire in Italia. Infine, quanto alla necessità di comida, occorre ancora una volta ricordare che la soglia di povertà si è abbassata e per la prima volta - sottolinea Caputo - “ho visto una sera anziani e bambini con le mani nei bidoni della spazzatura in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Così cercheremo di attivare il più presto possibile, una mensa presso la Casa Molfetta, per assicurare almeno un piatto caldo a chi ne ha bisogno”. L'appello a una mobilitazione internazionale per l'Argentina giunge anche da Josè Palmiotti, deputato argentino e presidente della commissione parlamentare del turismo, figlio di un molfettese emigrato nel '39 a Buenos Aires, che durante un incontro con la delegazione molfettese ha dichiarato: “L'Argentina ha aperto per decenni le sue porte ai lavoratori stranieri. Ora è importante che tutti i Paesi europei, Italia e Spagna su tutti, non abbandonino l'Argentina”. Il mito dell'Argentina si è negli anni sgretolato, alimentato dagli europei rimasti affascinati, come racconta Sandro Viola, “dalle ville frondose di magnolie giganti a San Isidro, dall'antico quartiere Palermo rimasto intatto, con le stesse case e le stesse piazze ombreggiate dai platani, dal fascino degli argentini, dalla cortesia di tutti gli strati sociali, dalla teatralità delle loro maniere”. Ma oggi l'Argentina mostra al mondo un altro volto, quello che si potrebbe riassumere con il senso deteriore del termine “Sudamerica”. Per rispondere a questo il “Progetto Argentina” ha bisogno di crescere. Fino ad ottobre sarà attivo il conto corrente bancario citato, è perciò necessario che sempre più enti, istituzioni, cittadini sposino questa causa per rendere più concreto il contributo che il presidente Pappagallo consegnerà, forse accompagnato dal sindaco e dal vescovo, ai molfettesi d'Argentina, in occasione della Madonna dei Martiri che gli emigrati, pur lontani, festeggiano in ottobre a “La Boca”. Oggi non più porto di frontiera ma purtroppo ancora culla di speranze. Michele de Sanctis jr.
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