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Area PIP a rischio idrogeologico
15 luglio 2011

Cos’è Il Pip interviene su aree destinate dal Prgc a zone per la realizzazione di sedi produttive per aziende industriali, artigianali, commerciali, di produzione di energia, direzionali e di servizi, permettendo anche la creazione delle attrezzature sociali di servizio all’attività produttiva e ricettiva. L’ampliamento della zona industriale del Pip3 (come variante al Prgc) è stato approvato con delibera C.C. n.41 nel 2003 per 104 lotti e una superficie di 634.545 m2 (a nord 184.397m2 per un insediamento di ampie dimensioni, a sud della ferrovia 450.148m2, frazionabile in diverse tipologie di lotti). Previsto un’asse principale di scorrimento, con isole alberate, parcheggi, rotatorie stradali, verde e due torri alte 100m. Recupero e riutilizzo dell’acqua piovana sarà eseguito con un articolato sistema: sotto diverse le rotatorie stradali si realizzeranno vasche con due impianti di trattamento delle acque, a valle nei pressi dell’area a servizi per la mobilità, e a monte verso Lama Marcinase. Rischio idrogeologico L’area Pip è interessata da tre lame: Pulo, Marcinase e Scorbeto. Secondo l’ing. Rocco Altomare, ex dirigente del Settore Territorio, in una nota del maggio 2008, le lame Marcinase e Pulo interessano marginalmente l’area, mentre Lama Scorbeto è «una formazione minore che ha perso le caratteristiche che la classificherebbero come lama». Inoltre, le acque meteoriche «confluirebbero in lama Marcinase e Pulo e nel complesso denominato lama Le Sedelle (che scorre sotto le palazzine della zona 167, lungo via Salvemini fino alla Cala Secca dei Pali, ndr), mentre quasi per nulla sarebbe interessata la lama Scorbeto». Queste lame con abbondanti precipitazioni possano trasformarsi in fiumi in piena, trascinando quanto impedisce il naturale deflusso delle acque con notevoli danni a persone e oggetti. Lo stesso Pip non si è avvalso di uno studio idraulico, idrologico e morfologico valido, rispondente al reale stato dei luoghi. Braccio di ferro Comune-Autorità di Bacino Adottato il Pip3 dell’ing. Altomare nel febbraio 2008 (ultima seduta del primo Azzollini), la delibera di approvazione (n.34 dell’aprile 2008) del Commissario Prefettizio è inviata all’Autorità di Bacino per «il contestuale parere». Ma la cartografica del Comune di Molfetta non coincide con la Perimetrazione delle Aree ad Alta Pericolosità Idraulica (Pai) dell’AdB. Assente il Comune all’incontro tecnico del 12 febbraio 2008 per il Piano Metropolitano Strategico Terra di Bari convocato dall’AdB, in cui è stralciato il reticolo idrografico del territorio di Molfetta, il 26 febbraio il Settore Territorio trasmette all’AdB corpose e arroganti osservazioni sulla cartografia, annunciando l’individuazione di eventuali opere di mitigazione e criticando il valore e le basi degli studi dell’Autorità, senza però produrre studi idrogeologici e prospettare interventi di riduzione dei rischi presenti. Si passa dai toni interlocutori del 2006 allo scontro frontale dal 2008, fino alle pesanti accuse. Nel marzo 2009 l’AdB esprime parere negativo: si evidenzia «uno scenario complessivo di dissesto idraulico diffuso, imputabile, per lo più, ad una disattenta politica di urbanizzazione del territorio». Ricorso al Consiglio Superiore del Tribunale delle Acque da parte dell’amministrazione Azzollini, che ha già avviato l’iter di assegnazione dei lotti e pubblicato la graduatoria definitiva, benché non sia stata emessa nessuna sentenza. Infatti, le procedure del bando potrebbero anche palesare un vizio di forma, perché secondo la delibera C.C. n.34/08 il provvedimento acquisterà efficacia dopo l’approvazione dell’AdB (il Comune dovrebbe limitarsi a comunicare ai proprietari l’area dei lotti nel Pip3). Si è espresso solo il consulente tecnico d’ufficio, che rileva «la notevole accuratezza con cui l’Adb ha proceduto all’analisi morfologica del territorio in esame» e demolisce la perizia del Comune di Molfetta, i cui risultati sono «caratterizzati da una non ancora sufficiente carica di attendibilità». Il ctu suggerisce un ritocco dei parametri per recuperare fasce di rispetto, possibilità su cui Tribunale e AdB dovranno esprimersi. Duello Comune-Regione 4 milioni di euro, l’oggetto della contesa per le opere d’infrastrutturazione primaria previste Pip3. Pur partecipando al bando regionale, il Comune di Molfetta non ha ottenuto i fondi: pianificazione «non valutabile », secondo gli uffici regionali, per presunte irregolarità legate alla trasmissione telematica (agosto 2010). Motivazione contestata, progetto riammesso a finanziamento, ma nella graduatoria definitiva il Pip3 compare alla 25° posizione (21 i progetti finanziabili). Ricorso al Tar Puglia e sospensione della graduatoria. Riesame delle carte e conferma dell’esclusione: ritorno al Tar Puglia, in attesa di una decisione. Falsi trionfalismi Secondo un recente manifesto dell’amministrazione, pagato con soldi pubblici, ma con chiare intenzioni politiche, sarebbero state riconosciute le ragioni del Comune verso AdB e Regione. Eppure, nessuna sentenza definitiva è stata pubblicata. Piuttosto, la questione ha assunto l’aspetto di una lite condominiale, in cui spadroneggiano appetiti affaristici o furori ideologici con il rischio di creare pasticci procedurali e danni irreparabili alla morfologia dell’agro di Molfetta.

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