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ANALISI DEL VOTO. La destra di Azzollini, in controtendenza nazionale, perde a Molfetta. Inadeguatezza del candidato e sbagliata comunicazione, le cause della sconfitta Azzolisa si lecca le ferite e si prepara all'opposizione in consiglio comunale
27 giugno 2017

MOLFETTA – Chiusa la pagina elettorale, finiti i festeggiamenti, smaltite le sbornie e le delusioni, si può cominciare a ragionare su queste elezioni amministrative a Molfetta, senza cimentarci nel gioco del totoassessori che attualmente si basa sul nulla e che ogni volta si sono rivelate inaffidabili come i sondaggi, anche perché oggi è troppo presto per fare previsioni (non sanno ancora loro come dividere la torta).
L’analisi complessiva la faremo più compiutamente e approfonditamente sulla rivista mensile che sarà in edicola a luglio, che ha lo scopo di approfondire i temi già trattati sul quotidiano on line. Ma essendo “Quindici” l’unica testata che utilizza due strumenti di comunicazione, quello della carta stampa e del web, e non essendo un giornale commerciale, ma facendo solo informazione e opinione, non può lasciare i propri lettori sprovvisti di una prima analisi, che ci viene chiesta da tanti, esaminando i risultati e cominciando dalla destra del sen. Antonio Azzollini e dei suoi compagni di cordata.

Innanzitutto un dato di confronto fra i risultati nazionali della destra e quelli locali: a Molfetta c’è stata una pesante sconfitta per Forza Italia, fascisti della Meloni e xenofobi di Salvini con l’aggiunta dell’Udc (di destra) di Pino Amato e della lista civica personale di Carmela Minuto.

Quindi in controtendenza nazionale e questo non farà piacere ai vertici del partito di Silvio Berlusconi. C’è da dire che il senatore voleva riprendersi la città e soprattutto assicurarsi una continuità politica, ma, ancora una volta, ha sbagliato candidato. Nel 2013 scelse Ninnì Camporeale come prestanome, gli elettori se ne accorsero e lo bocciarono. Questa volta ancora un cavallo sbagliato, Isa de Bari, prestanome con appunti al seguito, che, pur recuperando posizioni dal primo turno, soprattutto per l’impegno personale e finanziario di Azzollini, non è riuscita a ribaltare il risultato del primo turno, come avvenne con Paola Natalicchio che travolse Camporeale al ballottaggio con quasi 18.000 voti.

Insomma Isa non “bucava il video”, potremmo dire in termini televisivi, anche perché oltre ad essere la persona sbagliata sul piano politico, lo era anche su quello della retorica demagogica, alla quale suppliva il senatore (che abbiamo scherzosamente definito Azzolisa), presente a tutte le sue uscite pubbliche per rinforzare una candidatura fragile. Ma come nel 2013, la candidata e Azzollini, hanno sbagliato taglio comunicativo: rifiutando il confronto con gli altri candidati e il rapporto democratico con la stampa (e qui Azzollini è già parecchio carente di suo). Ma oggi le battaglie elettorali si vincono anche sul piano della comunicazione e tutti ricordano ancora gli aeroplanini boomerang di Camporeale. La De Bari ha pagato il prezzo non solo di una comunicazione inefficace che si è rivelata una non comunicazione, soprattutto con la chiusura verso l’esterno. Come “Quindici” ha più volte evidenziato nei suoi articoli, sono i fatti, i gesti, gli atti, quelli che contano, non le parole (peraltro deboli e incerte) pronunciate in questa campagna elettorale. All’elettorato è arrivato un messaggio di inadeguatezza, soprattutto ogni volta che la candidata doveva ricorrere alla stampella. Gli errori di affidarsi a personaggi improvvisati (e un po’ fanatici) nella comunicazione, hanno penalizzato la destra. La destra non ha offerto l’immagine di una coalizione di moderati, ma di competitor violenti e aggressivi e soprattutto in fuga.
L'idea di un ritorno al passato con le grandi opere che a Molfetta, vedi il porto, la pista di atletica e perfino la gestione della piscin, dove la destra e Azzollini hanno fallito, non ha entusiasmato gli elettori. E' stata preferito il nuovo destracentro, il ciambotto di Tommaso che, appariva più credibile, pur con i vecchi arnesi di Azzollini, che si presentavano come pentiti, al punto che alcuni di destra oggi si considerano di sinistra per compiacere Emiliano.

Sicuramente al secondo turno i voti recuperati dalla destra, almeno stando alla casistica nazionale, potrebbero essere arrivati dal M5S che con queste forze ha avuto sempre un travaso in uscita e in entrata. Ma, considerando che Minervini ha ottenuto 1.350 voti in meno del primo turno, dove aveva già raccolto 1.500 voti in meno della sua coalizione, non è da escludere che il senatore sia riuscito a convincere anche alcuni suoi ex colonnelli, oggi con Tommaso, a dargli una mano. Un dato è certo: l’improvviso benessere del centrodestra in Italia, ha trovato a Molfetta in Azzollini un parente povero.

E come avvenuto in quasi tutta la Puglia, l’altra coalizione partecipante al ballottaggio, quella vincente del ciambotto Tammavini o Tommacco (come ci suggerisce un amico) si è avvantaggiata anche per la debolezza degli avversari. Anche se a Molfetta l’avversario era più agguerrito, perché il senatore si giocava tutto. Ma non è bastato. E questo è anche un segnale di declino anche per lo stesso Azzollini.

Patetiche le giustificazioni degli sconfitti Azzolisa: le offese di Tommaso che li ha definiti “infimi” e il fatto che, secondo Isa, Minervini avrebbe copiato il suo programma sul porto, l’ospedale e la raccolta rifiuti porta a porta.

Ora la destra azzolliniana si lecca le ferite e promette battaglia all’opposizione in consiglio comunale, dove, paradossalmente, si ritroverà a votare allo stesso modo della sinistra e soprattutto con la Natalicchio, l’avversaria di sempre.

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