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Amministrazione pubblica, come e perché riformarla: Roberto Garofoli all'Università Popolare di Molfetta
08 ottobre 2012

MOLFETTA - Quando si parla di Pubblica Amministrazione (PA) viene subito in mente un meccanismo farraginoso e corrotto che complica la vita dei cittadini e delle imprese che ci hanno a che fare.  In realtà, le amministrazioni a livello centrale e periferico svolgono funzioni essenziali: erogano servizi (quali istruzione, sicurezza e sanità) e commissioni pubbliche per 106miliardi di euro l’anno, intervenendo in modo decisivo nell’economia. Svolgono anche funzioni pubbliche, ad esempio, cedendo o negando permessi e deroghe. La PA può, quindi, intralciare o essere il volano per lo sviluppo economico del Paese.
Roberto Garofoli (nella foto con Ottavia Sgherza, presidente Upm), già magistrato ordinario e dei TAR, dal 2011 presidente della Commissione anticorruzione nella Pubblica Amministrazione, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università Popolare Molfettese ha spiegato perché e come riformare l’amministrazione pubblica.
Le ragioni sono prevalentemente di natura economica e finanziaria: per la crisi è necessario sanare gli sprechi della PA per ottenere un effettivo risparmio nella spesa pubblica e rendere gli istituti amministrativi più efficienti e in linea con le esigenze degli utenti. Per ottenere questo obiettivo ambizioso, è necessario partire dall’individuazione dei limiti e delle criticità della PA, spesso tacciata di eccessiva burocratizzazione che complica i meccanismi amministrativi rendendoli quasi inaccessibili al cittadino, disperso in un labirinto di carte, timbri e uffici.
Una seconda nota di demerito riguarda l’organizzazione stessa degli apparati dell’amministrazione pubblica, talvolta sotto organico in alcuni settori e eccedenti in altri. Un altro aspetto non trascurabile, soprattutto alla luce delle cronache recenti, è il degrado morale della classe dirigente ai vertici della PA. Il famigerato “magna magna” danneggia il Paese anche economicamente perché è un fattore deterrente per gli investimenti esteri.
Il pubblico impiego nelle amministrazioni sembra poi essere per molti un ripiego che attira forza lavoro, se non impreparata, spesso non adeguatamente motivata.
Negli ultimi anni, ha aggiunto Garofoli, si è assistito a una politica di deburocratizzazione delle amministrazioni. Semplificazione e trasparenza sembrano essere il cavallo di battaglia dei provvedimenti più recenti. In tal modo, per esempio, si è cercato di risolvere il problema della tempistica procedimentale con l’istituzione di un commissario che sorvegli il rispetto dei termini del rilascio dei permessi. Un’altra manovra è stata quella della decertificazione per scoraggiare le amministrazioni a chiedere ai cittadini e alle imprese certificati in possesso di altri enti amministrativi.
Anche nella lotta al degrado morale e alla corruzione si è assistito a dei passi avanti con la nascita della figura del segretario comunale, un soggetto che dovrebbe vincere un concorso del Ministero dell’Interno e svolgere un ruolo di controllo dei livelli di corruzione degli enti locali.
Si tratta d’iniziative valide, ma che presentano dei limiti pratici nella loro attuazione: non tutti i Comuni si sono attivati alla nomina di un commissario addetto alla vigilanza del rispetto dei tempi di rilascio dei permessi e il segretario comunale è una figura che, di fatto, dipende dal sindaco che può revocarlo in qualsiasi momento e senza giustificazione.
Negli ultimi anni ci sono stati tentativi di rendere la PA più snella e moralmente integra. Ma le criticità che restano dimostrano i limiti di un sistema ancora ben lontano dal diventare uno stimolo per lo sviluppo del paese.   
 
© Riproduzione riservata
 
 
Autore: Marianna Gadaleta
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