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Allevi e Philharmonische Camerata Berlin a Molfetta, un evento indimenticabile Successo del concerto in Cattedrale organizzato dalla Fondazione Valente e dal Comune
18 dicembre 2007

MOLFETTA - Il Maestro Giovanni Allevi colora il Natale molfettese con la sua grazia, la sua bravura, il suo sorriso incerto e imbarazzato, accompagnato dalla Philharmonische Camerata Berlin, una orchestra d'archi di dodici elementi, il più giovane complesso da camera esistente all'interno dell'Orchestra Filarmonica di Berlino. L'organizzazione dell'evento è della fondazione “Vincenzo Maria Valente”, presieduta dal dott. Pietro Centrone, che ha già portato altri prestigiosi artisti a Molfetta, mantenendo sempre un occhio di riguardo per la beneficienza. In questa prestigiosa occasione, l'intero ricavato della serata è andato alla causa Telethon, da anni impegnata con i fondi da destinare alla ricerca scientifica sulle malattie genetiche; in più il Comune di Molfetta ha generosamente destinato i fondi per il tradizionale buffet post concerto alle famiglie dei cinque operai della ThyssenKrupp che hanno perso la vita per un barbaro scherzo del destino, per una sicurezza sul lavoro che nel 2007 è ancora troppo precaria. Soddisfatto il sindaco sen. Antonio Azzollini: «Il concerto di Giovanni Allevi ha portato la nostra città ai piani alti della cultura nazionale». Il concerto di Natale viene aperto dagli archi della Philharmonische Camerata Berlin, che eseguono brani del proprio repertorio classico, da “Holberg suite” di Grieg, a Shostakovic, per poi presentare una suite per orchestra d'archi composta dal maestro Allevi, “Angelo Ribelle”. Il suono pulito dell'accordo fra violini e poi gli archetti ritmicamente scivolano sulle corde, lesti ed esperti, creando suggestione e poesia, nell'incanto di una meravigliosa cornice settecentesca. Si avvicina il momento dell'ingresso del Maestro Allevi, che già si vedeva affacciarsi sull'esecuzione dei suoi componimenti, con i ricci inconfondibili che sbucavano dal retro palco e le mani che ondeggiavano a tempo. Chiamato sul palco, inondato dagli applausi, Giovanni Allevi saltella emozionato e imbarazzato, un folletto in scarpe da tennis e felpa nera che più volte si porta le mani al cuore in gesto di ringraziamento e regala sorrisi ai ragazzi delle prime file che lo salutano, a quelli del retro palco che lo vedono muoversi impacciato. Si comincia con “Come sei veramente” e “Prendimi”, due brani dedicati all'amore inclusi nel terzo album “No concept”, fra i primi brani ad averlo reso noto al grande pubblico. Tale è la maestria del suono che l'inedita sinergia con gli archi della Filarmonica di Berlino risulta essere ineccepibile: Giovanni Allevi non è solo il folletto timido o l'eterno ragazzo che si diverte scorrendo veloci le dita sul piano forte, adesso è il maturo compositore di musica classica contemporanea, l'artista completo che è tornato ad essere comunicativo con il linguaggio del pianoforte. Coi ricci che ondeggiano, il maestro esegue due altre sue composizioni: “Foglie di Beslan”, dedicata al ricordo del martirio dei bambini vittime di una delle pagine più cruente della storia occidentale, e “300 anelli”, una rivisitazione del rapporto uomo natura del ventunesimo secolo. Richiamato dagli applausi, Giovanni Allevi ringrazia con la voce tremante “Mi è sembrato di sentire un bis” e regala altri due pezzi, per un finale in crescendo con una nuova esecuzione di “Prendimi” e “Jazzmatic”. Per chi si ferma ad aspettarlo fuori dalla sagrestia della Cattedrale c'è ancora un'altra sorpresa: dopo il doveroso saluto delle autorità, Giovanni Allevi abbraccia il suo pubblico. Ragazzi con spartito da far autografare, flash in azione, abbracci e conversazioni genuine e surreali; c'è chi gli racconta della propria vita, di come si è avvicinato alle sue composizioni, chi chiede timidamente l'autografo per fratello e fidanzata e chi gli dà la mano per salutarlo in una occasione irripetibile. Il maestro Allevi chiede a tutti “Chiamatemi Giovanni!”, e racconta le sue di storie personali, ringrazia incessantemente, si presta a tutte le foto di rito e scherza con chi si mostra ancor più timido di lui, firma autografi e chiede, entusiasta: “te lo disegno il pupazzetto?” Ed ecco un moltiplicarsi di dediche personali, di nasoni, grandi occhi a palla e gli inconfondibili ricci neri, ritorna il folletto, il ragazzo non ancora quarantenne sinceramente stupito dal suo stesso successo. (foto di Alessia Ragno)
Autore: Alessia Ragno
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