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Allarme salute: un inceneritore dentro casa INCHIESTA - Il Comune si candida ad ospitare un “impianto di termovalorizzazione” dei rifiuti. O no?
15 marzo 2004

Nessuno si sarebbe aspettato che il presidente Fitto avrebbe previsto di finanziare la realizzazione di inceneritori in Puglia. Il piano dei rifiuti, infatti, non prevede assolutamente la realizzazione di tali impianti. Certo, nel piano regionale si parla di Cdr ovvero del combustibile da rifiuto, prodotto, previo apposito trattamento, dalla frazione secca (legno, plastica, carta) degli Rsu. Altro non si legge nelle disposizioni di Fitto, in merito all'utilizzo di tale combustibile: in particolare, in quali impianti effettuarne lo smaltimento. La reticenza, a tale proposito, ha lasciato intendere che il Cdr sarebbe stato destinato a produrre energia all'interno di impianti industriali esistenti (cementifici, laterifici ecc.). Ma a fine dicembre, un inatteso provvedimento ha chiarito i veri obiettivi della Regione Puglia. Fitto ha emesso, infatti, 10 bandi per la realizzazione in Puglia di numerosi inceneritori definiti, tanto per usare un eufemismo, “termovalorizzatori”. Il bando, tuttavia, è nuovamente lacunoso: non dà indicazione alcuna sulla localizzazione degli impianti lasciando alla ditta proponente sia la scelta del sito sia la redazione di studi per il dimensionamento dell'impianto. E' previsto qualche vincolo, ma è sostanzialmente l'imprenditore di turno a dover scegliere e proporre il sito, previo consenso del sindaco del Comune in cui intende insediare il proprio impianto. Nel bacino Ba2, quello di Bari e Comuni della cintura Nord-Ovest, il bando emesso da Fitto prevede la realizzazione di un “impianto complesso con produzione di Cdr e/o termovalorizzazione”, specificando che la linea di produzione di Cdr dovrà essere ubicata a Giovinazzo, mentre “l'impianto di termovalorizzazione” (leggi: inceneritore), potrebbe essere realizzato in altro Comune ovvero nello stesso territorio giovinazzese. Fin qui, per i molfettesi, il solo timore di avere dietro casa un inceneritore. Ma, come se non bastasse, in un altro bando (risalente, ancora una volta, a dicembre) Fitto ha previsto un finanziamento per la realizzazione di un termovalorizzatore nel bacino Ba1 “Nord barese” (costituito da Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta, Andria, Canosa, Corato, Ruvo e Terlizzi) a servizio di questo intero bacino e di quello Ba4 “Murgia”. Nei molfettesi, a questo punto, il timore è diventato atroce sospetto: quello di ritrovarsi a metà strada tra due inceneritori (quello di Giovinazzo e quello di Bisceglie, che pare essersi tempestivamente candidata ad accogliere l'impianto). Ma, come si dice, all' “audacia”(dei governanti) non c'è mai limite. Ecco, infatti, trapelare la notizia che il Comune di Molfetta, attraverso un suo rappresentante nell'Autorità di Bacino (commissione presieduta dal Sindaco del Comune di Andria), sarebbe disposto ad ospitare l'inceneritore all'interno del proprio territorio. La notizia non ha ancora il crisma dell'ufficialità: è, però, altrettanto vero che il sindaco, alle nostre domande sull'effettiva disponibilità dell'amministrazione ad accogliere l'inceneritore in casa, si è limitato a rispondere (frettolosamente): “Non smentisco: la questione non è ancora stata discussa”. Una risposta evidentemente poco tranquillizzante. Anzi. Secondo indiscrezioni sarebbero stati già intrapresi contatti con un'azienda americana con sede in Italia (Foster Wheeler), che sarebbe disposta ad investire ben 100 milioni di euro (contro il finanziamento regionale di appena 5000 euro) nella realizzazione e gestione dell'inceneritore molfettese. Molti dubbi, a questo punto, ci assalgono. Assisteremo mai a una qualificata e vincolante discussione in consiglio comunale, prima di ritrovarci un inceneritore a uno schioppo da casa, cioè prima che si assumano impegni di tale importanza per una comunità? Quale sarebbe il costo sanitario-ambientale a carico della popolazione molfettese, nel malaugurato caso in cui questo progetto dovesse andare in porto? E il costo economico (sempre a carico della comunità), a quanto ammonterebbe? 100 milioni di euro sono tantissimi e ipotizzare un aumento del costo di smaltimento non è assolutamente azzardato. Si tenga conto, infatti, che attualmente smaltire in discarica 1 tonnellata di rifiuti costa circa 52 euro; nell'impianto di compostaggio, inoltre, il costo, stando alle condizioni attuali, scende a circa 30 euro. Nel probabile futuro dei rifiuti molfettesi, invece, ben 50 euro a tonnellata servirebbero solamente a colmare (in un tempo ragionevole di 15 anni) il carico di spesa investito per la realizzazione dell'eventuale inceneritore (ipotizzando che nell'inceneritore si smaltiscano 150mila tonnellate di rifiuti all'anno). A conti fatti, è chiaro che difficilmente il bilancio finale 'costi-benefici' sarebbe in attivo. Presto detto: un inceneritore a Molfetta sarebbe un cattivo affare per tutti. Per le casse di cittadini. E (non c'è dubbio) anche per la loro salute. Massimiliano Piscitelli Tiziana Ragno
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