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All’Ameb di Molfetta Pasquale Modugno ha presentato "Vincent Van Gogh. Il pittore delle stelle”
Pasquale Modugno, Michele Laudadio e Maddalena Azzollini
25 maggio 2026

 MOLFETTA - Nella Sede Ameb (Associazione molfettese educatori benemeriti) di Molfetta si è svolto l’incontro con Pasquale Modugno, professore di Immagine e Arte nella Scuola Media che ha tenuto una videoconferenza sul tema "Vincent Van Gogh. Il pittore delle stelle”. Ha introdotto il Presidente dell’Ameb, prof. Michele Laudadio che ha ricordato, oltre agli altri titoli, la collaborazione del relatore con la storica Tipografia di Angelo Antonio Mezzina che gli ha permesso di conoscere i grandi personaggi della cultura molfettese.

È stata una conferenza “sui generis”, briosa, frizzante, ricchissima di immagini che riproducevano sia i dipinti del grande artista sia alcuni prodotti informatici fantasiosi, costruiti con l’uso dell’intelligenza artificiale generativa, infine creazioni che gli stessi alunni del prof. Modugno hanno realizzato, seguendo il proprio estro inventivo.

La videoconferenza è stata arricchita da notizie, curiosità sulla vita di Vincent van Gogh, sul suo tratto pittorico che esplicita una tecnica e una visione della realtà del tutto personale che va oltre l’idea propria dell’Impressionismo di dipingere la natura” en plein air” ma che si carica di un tormentato dolore del vivere che anticipa l’Espressionismo e di una amara consapevolezza delle miserabili condizioni di vita dei contadini.

Si può affermare che sia stato detto tutto su questo amatissimo artista che il relatore definisce “il mio caro amico fragile" assai noto al grande pubblico per il grandissimo numero di immagini che circolano nel web, ma che andrebbe valutato e apprezzato con la visione diretta degli originali per provare quell’emozione che solo l’originale può dare.

Oltre ai dipinti anche le lettere che Vincent scrisse al fratello Théo (1857-1891), servono a far capire come “questo rozzo, rosso e sgradevole individuo non fosse affatto sprovveduto ma, al contrario, avesse un credo estetico molto sviluppato, filtrato da un pensiero profondo e da una conoscenza della psicologia, della forma, del colore, dell'arte e della pittura” senza dubbio da ritenersi visionaria e innovativa.

Vincent dipinse autoritratti (i modelli costavano troppo perciò dipingeva se stesso), paesaggi, campi di grano, girasoli, cieli stellati, ulivi, povera gente intenta al lavoro nei campi o seduta attorno ad un umile desco a consumare il cibo, frutto del sudore della loro fatica.

Vincent aveva bisogno costantemente di colori e ne richiedeva in continuazione l’acquisto al fratello Theo. Infatti egli usava una tecnica per cui i colori venivano messi sulla tela con pennello, spatola o con le dita in modo da conferire al dipinto una materialità grumosa, tridimensionale e prospettica. Insomma è il colore che, applicato con tratti spessi e corposi, costruisce la forma, l’immagine; è il colore che plasma l’oggetto e ne definisce le sfumature. Sullo spessore denso delle pennellate, la luce si diverte ad evidenziare chiaroscuri, ombre e profondità, a dare visibilità all’indefinitezza dei contorni, alle trame pittoriche.

Allo scopo di dare supporto alla comprensione della tecnica innovativa di van Gogh, il relatore mostra ingrandimenti delle tele del grande artista, si sofferma sui particolari, sulla consistenza dei colori, sul giallo prepotente dei girasoli e dei campi di grano, su alcuni tocchi di rosso acceso, sul blu notturno ravvivato da girandole luminose, su cieli stellati guardati con l’ansia di chi, cercando Dio, spera di trovare un senso al vivere suo e dell’uomo.

Di Vincent van Gogh abbiamo moltissimi autoritratti, ma una sola fotografia (il suo carattere schivo gli impediva di esporsi all’obiettivo di una macchina fotografica) che lo ritrae all’età di 19 anni.

La persona più importante nella vita di Vincent fu il fratello Théo, che nonostante qualche divergenza, non mancò mai di sostenerlo moralmente e materialmente: la vulgata che fosse un artista povero è da sfatare, ebbe una notevole disponibilità di denaro, che lui, poco oculato nel gestire, spendeva per comprare tutto ciò che era necessario al suo lavoro di artista compulsivo e irrefrenabile (modelli, tele, colori) che usava a profusione.

Non si faceva mancare giornalmente caffè, tabacco, assenzio e le spese per il bordello che frequentava con regolarità.

Nel marzo del 1890 Théo riuscì a vendere per 400 franchi il quadro la “Vigna Rossa” ad Anna Boch, pittrice impressionista e scopritrice di nuovi talenti. Si dice che questo sia stato l’unico dipinto di van Gogh ad essere stato venduto, ma dal suo epistolario si capisce che non è così, inoltre il pittore era solito dare i suoi quadri come merce di scambio ad esempio per compensare il dott. Gachet, il medico che lo seguiva nei momenti di turbamento e depressione.

Una figura decisiva nel diffondere e far conoscere le opere dell’artista fu Johanna van Gogh-Bonger (1862-1925), moglie di Théo, venuto a mancare pochi mesi dopo la morte di Vincent. Ella, come aveva promesso al marito, si impegnò a far conoscere le opere del cognato e ne mantenne la memoria con l’allestimento di mostre e coinvolgendo i critici d’arte nella loro valorizzazione.

Johanna volle anche che i due fratelli giacessero l’uno accanto all’altro nel cimitero di Auvers-sur-Oise, che è meta di moltissimi visitatori appassionati cultori della sua arte.

Il turbinio di colori e immagini che scorrevano veloci sullo schermo, simili ad un fantasioso spettacolo pirotecnico, ha affascinato e travolto il numeroso pubblico che ha manifestato con sentiti applausi di aver apprezzato la piacevole serata.

© Riproduzione riservata

Autore: Maddalena Azzollini
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