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Addio al giocattolo politico di Azzollini: la Regione avvia la revoca della delega sui lavori del porto
15 luglio 2012

Crolla il gigante di sabbia. Si sbriciola il sogno faraonico del senatore Pdl Antonio Azzollini, sindaco di Molfetta, dominus legibus solutus, padrone non soggetto alla legge. La Regione Puglia ha avviato la procedura di revoca della delega amministrativa assegnata al Comune di Molfetta nel 2002 per i lavori di prosecuzione e completamento della diga foranea del porto. «Persistente inadempienza» rispetto agli accordi con la Regione, il motivo scatenante. Il progetto non è stato mai ultimato secondo i tempi prefissati e la documentazione trasmessa dal Comune di Molfetta agli enti regionali è sempre stata insufficiente e incompleta, senza una ragionevole giustificazione. La revoca fermerà i finanziamenti regionali e con molta probabilità la Cmc Cidonio chiederà un risarcimento danni al Comune di Molfetta: ancora una volta sarà il magrissimo portafogli dei cittadini a pagare le patacche azzolliniane e il suo toy, il giocattolo del porto. ANOMALIE E REGALIE Un evento già annunciato dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Guglielmo Minervini, nel corso di un incontro pubblico del Pd dello scorso dicembre, in cui sono state ribadite le vistose lacune progettuali del nuovo porto commerciale (ad esempio, l’assenza di una prospettiva commerciale se Molfetta è fuori dall’Autorità Portuale al Levante e dalla rete europea TENT). Ma anche Quindici ha più volte segnalato le anomalie, le incertezze del completamento e anche lo sperpero consapevole di soldi pubblici. Infatti, il progetto, approvato frettolosamente nel febbraio 2008 (prima delle dimissioni di Azzollini) e la costituzione della società Molfetta Porto S.p.a per la sola gestione dei servizi del porto, al cui vertice è stato collocato l’attuale consigliere regionale Antonio Camporeale, ha suscitato perplessità da sempre. Senza dimenticare l’assegnazione dei lavori che aveva posto come condizione la disponibilità di una draga con conseguente contrazione dei concorrenti alla gara d’appalto. O ancora la multa di 7,8milioni di euro pagata alla CMC Cidonio per i ritardi nei lavori e le due varianti al programma costruttivo originario. Lo stesso Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici aspetta ancora dagli uffici comunali adeguata documentazione in merito: fascicolo mai pervenuto che, forse avrebbe potuto svelare qualche scheletro nell’armadio. E non sarebbe stato il solo. LO SCHELETRO NELL’ARMADIO Non è un mistero che la Procura della Repubblica di Trani stia svolgendo una serie d’indagini sul porto, che nel luglio 2011 si sono concretizzate anche nella perquisizione a Ravenna degli uffici della Cmc Cidonio (che ha altri lavori in corso in Italia) e nel sequestro di documenti, computer e supporti informatici. Perquisizione simile al cantiere di Molfetta da parte della Forestale di Bari. L’ i n d a g i n e era già emersa nell’aprile 2010 quando la Procura di Trani aveva chiesto una proroga delle indagini preliminari (che potrebbe anche sfociare in nuovi avvisi di garanzia, oltre quelli già inviati). E, secondo indiscrezioni dell’epoca, anche alcuni amministratori locali sarebbero stati inclusi tra gli indagati, Azzollini compreso. Secondo l’ipotesi dell’accusa, i documenti allegati alle concessioni avrebbero indicato il sito della Posidonia Oceanica (pianta acquatica fondamentale per l’equilibrio del sistema marino) in una zona diversa per favorire lo svolgimento dei lavori. Infatti, il pregiatissimo toy di Azzollini sarebbe stato collocato un sito SIC Mare, con il beneplacito della Regione Puglia che non avrebbe eseguito dei controlli autonomi, a prescindere da quanto dichiarato dal Comune. Se così fosse, la revoca della delega potrebbe essere letta come una specie di auto-sanatoria della stessa Regione per evitare coinvolgimenti nelle indagini in corso? Le stesse indagini potrebbero anche concentrarsi su altri settori dell’appalto: perché i grandi appalti, come quello di Molfetta da oltre 60milioni di euro, sono spesso preda di alligatori finanziari e, forse, nascondono conteggi anomali tra i carteggi economici. SUFFICIENZA E ARROGANZA Numerose sono state le sollecitazioni al Comune di Molfetta da parte del Servizio Lavori Pubblici della Regione Puglia (l’ultima a gennaio 2012) per ottenere una minima documentazione utile a espletare le funzioni di controllo, difficilmente realizzate in passato per la singolare reticenza politico-amministrativa del Comune (insufficienti anche i documenti trasmessi a febbraio 2012). Infatti, «la mancanza della documentazione tecnico-amministrativa, più volte chiesta al Comune di Molfetta, non ha consentito un completo esercizio delle funzioni di verifica e controllo da parte degli uffici regionali preposti, in relazione alle rispettive competenze - si legge nella delibera regionale che avvia la procedura di revoca, che si definirà entro i prossimi tre mesi -, oltre a non aver dato contezza delle varie fasi dell’appalto e delle opere in costruzione nel rispetto del progetto approvato e delle prescrizioni emesse dal Ministero dell’Ambiente e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici». Tra l’altro, proprio la relazione sulla perizia di variante dello scorso marzo 2011 segnava l’ennesima falla del progetto: stralcio del centro servizi e magazzini e, in particolare, del dragaggio previsto nelle 3 aree non prospettate (oltre 200 mq) per la bonifica bellica, posticipata a un periodo successivo al 2015. Prevedibile che Azzollini, nella sua frenetica e convulsa arroganza, ormai incapace di controllare autonomamente i lavori del porto, ricorra nei prossimi tre mesi contro la Regione Puglia. E pagheranno i cittadini le spese di un eventuale ricorso. Sarebbe ora che, con un po’ di buon senso, Azzollini deponesse lo scettro padronale alzato su Molfetta, guardando almeno questa volta al reale interesse dei cittadini piuttosto che al suo orgoglio e ai suoi interessi politici.

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