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A prescindere. L’ultimo sipario di Totò
15 febbraio 2021

Sabato 23 gennaio, nell’ambito dell’iniziativa del Teatro Pubblico Pugliese Indovina chi viene a (s)cena, tesa a garantire continuità, seppure in diretta streaming, al settore teatrale (tra i più penalizzati dalle norme di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid 19), è stato rappresentato, dal Teatro comunale di Corato, lo spettacolo A prescindere. L’ultimo sipario di Totò. Produzione della Compagnia “La Luna nel letto”, scritto e diretto da Salvatore Marci, l’atto unico è stato interpretato dallo stesso Marci e da Luigi Tagliente. Salvatore Marci, da anni residente nella nostra città, è autore, attore, regista e pedagogo teatrale. Ha all’attivo, come drammaturgo e interprete, numerose e significative collaborazioni che gli hanno garantito, in più di vent’anni, in tournée in Italia all’estero, un’esperienza continuativa di palco, integrata dall’attività pedagogica in “teatri, associazioni, cooperative sociali, comuni, carceri, università, scuole e istituti superiori”. A prescindere è ambientato nel maggio 1957 e coniuga le caratteristiche del teatro di narrazione con quelle dell’avanspettacolo. I protagonisti, Salvatore e Capurro, quest’ultimo con funzione di bomolochos, patiscono le conseguenze arrecate ai lavoratori del settore dalla pandemia da influenza asiatica. Sin dalle prime battute, infatti, l’opera si inscrive nel segno di una dolorosa attualità e questo le conferisce quel retrogusto amaro che la caratterizza. Ridotti a vivere di stenti, i due attori si garantiscono il cibo quotidiano arrivando persino a impegnarsi i vestiti e le scarpe. Ecco che nasce dunque, da una scintilla di geniale follia, l’idea del sacrificio degli occhi di Capurro (ovviamente a deciderlo è Salvatore, pronto a circuire l’amico con promesse di straordinaria popolarità) per farne dono a Totò, “principe della risata”. Quest’ultimo, infatti, aveva abbandonato le scene perché affetto da cecità. L’ultimo sipario sulla sua attività teatrale era calato il 3 maggio 1957 presso il Teatro Politeama di Palermo. Il sacrificio assurge quindi a rito propiziatorio, finalizzato a riportare sul palcoscenico il De Curtis e, con lui, a ridonare prosperità a un settore prostrato dalle avversità storiche. Resta da chiedersi se Capurro accetterà, senza tentennamenti, di sottoporsi al singolare ‘rito’… La pièce segue un duplice binario: Salvatore e la sua spalla si preparano al grande gesto, dando vita a numerose e gustose gag; durante le assenze del bomolochos, poi, Marci racconta al cameraman la storia dell’“ultimo sipario di Totò”. Ne emerge un ritratto umanissimo e struggente di un mito della scena italiana, indifeso per la cecità che l’aveva colpito, ma capace di fronteggiare, sul set cinematografico, le proprie difficoltà, dando vita con levità assoluta a momenti degni di un “principe della risata”. Duplice è conseguentemente il registro: ora irriverente e connotato da sapida comicità (nei passaggi a due), ora malinconico e sognante nella narrazione di Marci. Le gag dei due attori, tra l’altro, vedono fiorire tutta una memoria della più celebre produzione cinematografica cui il De Curtis prese parte. Si considerino, in tal direzione, i continui riferimenti a Miseria e nobiltà (diretto da Mattoli, tratto dalla commedia di Scarpetta): la sequenza della lettera, che richiama quella dello scrivano; la presenza degli spaghetti in scena, a rievocare una gag arcinota; gli ammiccamenti alla stridula voce di donna Luisella (l’indimenticabile Dolores Palumbo) che reclamava di voler vedere il principe. Stralunata, poetica, ora commovente ora sorridente, sorretta dalla verve di due ottimi interpreti (paradossalmente la cinepresa riesce a farne risaltare ancor più la mimica facciale), la pièce diviene un omaggio a chi ha saputo continuare a donare un sorriso anche nel tempo amaro, sostenuta dalla speranza che per un settore fortemente in crisi – e, dobbiamo constatarlo con amarezza, non sufficientemente tutelato – tornino il contatto “con il pubblico vivo” e giorni più sereni. © Riproduzione riservata

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