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A Molfetta l'avvocatessa di Amina e Safiya per Amnesty
15 dicembre 2004

Dopo diverse tappe in Puglia, è arrivata anche a Molfetta Hauwa Ibrahim, 35 anni, avvocatessa di Safiya, Amina e delle altre donne discriminate e condannate alla lapidazione in Nigeria. Persona di grande coraggio e determinazione, Hauwa ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, ed è sicuramente una delle voci più autorevoli della campagna di sensibilizzazione "Mai più violenza sulle donne", lanciata da Amnesty International il 5 marzo scorso. Quella dell'avvocatessa nigeriana è una sfida innanzitutto contro una legislazione, diffusa in molti paesi del Sud del mondo, che legittima le ingiustizie maschili, mentre condanna facilmente le donne, prive di qualsiasi potere e di diritti riconosciuti. Ne sono un esempio Amina e Safiya, il loro caso ha sollevato e indignato l'opinione pubblica di tutto il mondo. Povere, analfabete, torturate, comprate, in molti casi considerate veri e propri trofei di guerra in caso di conflitti bellici, le donne nigeriane non hanno diritti. Proprio questi diritti la battaglia di Hauwa punta a far riconoscere, una battaglia combattuta nei tribunali e presso l'opinione pubblica, ma fatta anche di dialogo, di mediazione con le istituzioni e con le autorità del suo paese, come i giudici o i mullah, che obbediscono a delle leggi, retaggio di una cultura che rende la donna schiava della volontà dell'uomo. La sua forza sta anche in questo, nella parola e nell'ascolto. Le vittorie, che aprono la via della speranza, conseguite fin ora dall'avvocatessa con l'appoggio di un'altra associazione non governativa "Avvocati senza frontiere", sono frutto di strategie e "piani di riserva". "Il cambiamento è doloroso"- ha affermato Hauwa durante l'incontro a Molfetta - sopratutto in un paese lacerato come la Nigeria, alla ricerca di una propria identità culturale; ma qualcosa sta succedendo, la gente comincia a farsi domande, segno che si vuole conoscere il giusto, è necessario comunque del tempo per sradicare una mentalità. Può darsi che non vedrò i frutti del mio lavoro, ma mi conforta l'idea che "sto coltivando" per le generazioni future; senza dimenticare l'operato di Amnesty, da molto tempo un sostegno e un aiuto concreto". Il lungo applauso, che ha concluso il dibattito, in una gremita Sala Turtur, è stato di ringraziamento ad Hauwa Ibrahim, alla sua preziosa azione e di incoraggiamento. Un esempio da ricordare sopratutto nel mese in cui ricorre l'anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Laura Amoruso laura.amoruso@quindici-molfetta.it
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