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A Molfetta grande partecipazione e vittoria di Vendola
15 gennaio 2005

A Molfetta le primarie non sono una novità. Già nel '94, in maniera pionieristica, furono lo strumento attraverso il quale Guglielmo Minervini divenne candidato sindaco, risultando successivamente eletto. Eppure, quelle che si sono svolte domenica 16 gennaio - ci sono voluti più di 10 anni perché l'esperimento si ripetesse - hanno colto di sorpresa un po' tutti. Per l'affluenza prima di tutto: 1.819 i votanti. A mezzogiorno, vento gelido, qualche goccia di pioggia che si è trasformata per un breve momento in nevischio, davanti alla sede di Rifondazione comunista in Piazza Paradiso, dove è stato situato il seggio, c'era addirittura la coda, che si è riformata nel tardo pomeriggio, del resto i votanti si sono susseguiti fino allo scoccare delle 22. I segretari cittadini, i consiglieri comunali che così spesso si sentono soli nelle loro battaglie da minoranza, li hanno osservati dapprima con sospetto e poi solo stupiti. Con sospetto, perché ognuno dei partiti maggiormente interessati temeva che l'altro avesse mosso le proprie “truppe cammellate”. Un militante storico guardandoli, però, ha osservato: “C'è gente che non vedevo dal '94, dai tempi del Percorso”. C'erano i delusi, quindi, coloro che, dopo l'esplosione di partecipazione del '94, si sono allontanati dalla politica attiva, ma che hanno colto l'occasione per dire la loro, ma anche cittadini qualunque, quelli che, come affermato da Gianni Porta, segretario di Rifondazione e presidente del seggio, “entrando ed uscendo salutavano dicendo buonasera”, per dire, persone sconosciute, non legate da amicizia, conoscenza, militanza. Tanti giovani, ma anche gente di mezz'età, signore con la pelliccia, mariti e mogli, padri e figli, in qualche caso divisi nella scelta, uno per Vendola e l'altro per Boccia, ma tutti intenzionati a partecipare. Determinati, con il documento di identità, la disponibilità a firmare l'adesione al programma sottoscritto dai due candidati, e con l'euro pronto, qualcuno ne ha lasciati anche di più. Ha stupito la partecipazione, superiore alle aspettative, ha stupito il risultato: 1.272 preferenze Vendola e solo 535 per Boccia. Che Vendola, ben conosciuto in città, potesse prevalere, forse era atteso, ma non in questa proporzione, il 70% circa contro il 30%, anche a guardare i consensi goduti alle ultime elezioni dai partiti che ufficialmente avrebbero dovuto sostenere Boccia. Come a dimostrare che gli organi dirigenti, da quelli nazionali a quelli locali, il polso della situazione l'hanno perso da un po'. Fuori del seggio, dopo lo spoglio, la gioia degli iscritti e simpatizzanti di Rifondazione e qualche muso lungo. Chiaramente delusi gli esponenti della “Margherita”, il partito cui Boccia appartiene, persuasi che la scelta sia stata fatta più con il cuore che con la ragione, per soddisfare il desiderio di un candidato in cui ci si riconosca appieno, piuttosto che scegliendo lucidamente un uomo che, per la sua identità politica più moderata, avrebbe avuto più possibilità di convincere l'elettorato di centro, magari anche quello deluso da Fitto, che sarebbe spaventato dal comunista Vendola. Senza tacere delle nemmeno tanto velate accuse di “tradimento” ai partiti i cui militanti hanno avuto indicazione di scegliere Boccia e che invece gli hanno preferito Vendola, i Ds principali indiziati. Commenti che rivelano che, se a parole molti nel centro sinistra dichiarano di volere le primarie e di viverle come grande momento di democrazia, nei fatti dimostrano di non averne forse compreso appieno il significato e di non gradire poi davvero la partecipazione. Se gli elettori dovessero, obbedienti, limitarsi a votare chi designato dagli organi dirigenti, le primarie sarebbero inutili, basterebbe il mitico tavolo dei segretari di partito. Ma forse, in tutta la Puglia, non certamente solo a Molfetta, i cittadini hanno voluto dare un segnale chiaro, non solo di volontà di partecipazione, ma anche di indisponibilità ad accettare ancora i machiavellismi degli organi dirigenti che, prima hanno proposto Boccia, non proprio conosciutissimo e sul cui curriculum politico molti si sono interrogati, poi gli hanno contrapposto Divella, poi cambiato idea e tirato fuori il nome di Vendola, e infine pensato alle primarie, forse senza crederci davvero, solo per uscire da un vicolo cieco, e che invece si sono trovati di fronte a cittadini che le hanno prese sul serio e colto l'occasione di dire la loro, senza troppi sofismi. Più che dire “se va così, mai più primarie”, e cioè “non ci lasceremo sfuggire la situazione dalla mani un'altra volta”, forse si potrebbe chiedere che siano organizzate meglio, non a ridosso delle elezioni, quando lo smacco della sconfitta può spingere al disimpegno il candidato e il partito che non è stato prescelto, o magari non dovrebbero trasformarsi in una sfida a due, ma vi dovrebbero partecipare rappresentanti di tutte le parti della coalizione, alla fine di un percorso che veda il ruolo attivo dei cittadini anche nella definizione del programma. A Molfetta, poi, in cui il centro sinistra stava faticosamente cercando nelle ultime settimane di costruire un progetto di scelta di un candidato unitario per le prossime elezioni, proprio con lo strumento delle primarie, e di un relativo programma di governo, la schiacciante vittoria di Vendola si presenta come un Giano bifronte, la dimostrazione che un popolo democratico, dato per defunto, c'è ed ha le idee chiare, e come possibile elemento di rottura fra partiti, con Rifondazione che potrebbe avere la tentazione, qui come altrove, di sentire come tutte sue le 1.272 preferenze per Vendola e la “Margherita” a caccia di traditori. Una cosa è certa, la campagna elettorale è cominciata, dopo un lungo periodo di letargo, è già un risultato. Lella Salvemini lella.salvemini@quindici-molfetta.it
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