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A Marco I. de Santis, collaboratore di “Quindici” il 2° premio nazionale di poesia satirica “I fiori del bene” Lo scrittore di Molfetta premiato a Taranto per la composizione “Tutto va ben madama la Marchesa”
14 ottobre 2011

TARANTO – Lo scrittore di Molfetta, Marco Ignazio de Santis (foto), illustre collaboratore di “Quindici” ha ottenuto il 2° premio alla seconda edizione del Concorso nazionale di poesia satirica “I Fiori del bene”, indetto dalle Associazioni “Nomedia onlus”, che si occupa di cultura e tradizione popolare, e “Lidu onlus” (Lega Italiana Diritti dell’Uomo), da tempo attive sul territorio, e da alcuni anni impegnate in iniziative sinergiche.

Questa la poesia “Tutto va ben madama la Marchesa” del meritato riconoscimento a Marco I. de Santis:

Tutto va ben, madama la Marchesa: / nel Bel Paese si può far la spesa. / Che importa poi se il nudo pensionato / a stringere la cinghia è condannato. / A sollevar le sorti del Paese / ci sta la casta e compagnia cortese, / ci pensano i furbetti e i cavalieri, / gli evasori, i mafiosi e i faccendieri. / Da sempre all’arrembaggio va la cricca / con gli affaristi ed altra gente ricca. / Se siamo giunti al fondo della festa, /vuol dir che il pesce puzza dalla testa / e se la crisi è simile a una resa, / nulla va ben, madama la Marchesa!

 

La cerimonia di premiazione si è svolta nei locali della biblioteca civica di Taranto“ P. Acclavio”. Anfitrione della serata è stato Manuel Di Bartolo (vicepresidente Nomedia e presidente Lidu), uno dei due organizzatori coinvolti (insieme a Carmen D’Incecco, presidente di Nomedia) che ha spiegato la scelta di questo concorso: “…il genere satirico è un genere abbastanza dimenticato nel nostro territorio, e la sua scelta è stata condizionata dalla disattenzione dell’Italia verso i diritti del cittadino, e più in particolare dalla disattenzione e dalla svalutazione che gli stessi tarantini vedono riservate ai propri diritti, calpestati nelle loro varie forme ed ambiti civici di riferimento…”

La satira dunque che si riappropria di un suo contesto classico, strictu sensu, che diventa volano delle voci dei comuni cittadini, altrimenti inudite, e cartina di tornasole della società attuale, evidenziando problemi e mancanze, preoccupazioni di padri e speranze di figli.

Ancora Di Bartolo ben esplica il concetto: “..scegliendo quest’arte espressiva, abbiamo voluto dare una possibilità a tutti i cittadini che volessero partecipare, in relazione alle sofferenze ed indifferenze quotidiane vissute in prima persona e spesso velate dal dominio politico e talvolta religioso, di trasmetterle e comunicarle, attraverso una satira costruttiva, che possa magari suggerire possibili soluzioni..”.

Ad allietare la serata i divertenti intermezzi musicali del maestro Gianmichele Mattiuzzo, con proprie creazioni o “vesti” musicali di parolieri tarentini, in chiave amaramente ironica (su tutte suggeriamo di ascoltare il blues “ A Tarande no” …).

Sono intervenuti alla cerimonia alcuni esponenti della giuria (l’assessore al Comune di Taranto Mario Pennuzzi, il consigliere comunale, delega alla cultura, avv. Mario Calzolaro, il prof. E. Grassi, presidente di giuria) e i rappresentanti di altre Associazioni, coinvolte come partners della serata (ad esempio, FIDAS, Associazione donatori sangue, “L’Impronta” , Associazione Pittorica, “G.C. Viola”, associazione teatrale….) ma, soprattutto, i poeti che partecipavano al concorso.

Il Concorso era diviso in due categorie: una in italiano, una in dialetto. Per la prima, molti componimenti son arrivati da province lontane dalla Puglia, legittimando le aspirazioni nazionali del seppur piccolo e neonato concorso poetico in questione, e vincitore di questa categoria è stato proprio un autore alloctono (Ugo Mastrogiovanni - Caserta); per la seconda categoria, invece, alcuni partecipanti da Comuni prossimi a Taranto (soprattutto Martina Franca), alcuni salentini, ma soprattutto numerosi tarantini che hanno raccolto l’invito a dire la propria. Il 1° è stato conferito ad Anna Vozza, per la poesia in dialetto tarantino dal titolo “Salvàme sta piccenne” (evidente allegoria, com’é spiegato nella motivazione della giuria, della città e delle responsabilità che ognuno di noi ha nei suoi confronti).

 

Ecco i risultati nelle due categorie del concorso:

Poesia in lingua italiana: 1° premio alla poesia “Fratelli d’Italia” di Ugo Mastrogiovanni (Caserta); 2° premio alla poesia “Tutto va ben madama la marchesa” di Marco Ignazio de Santis (Molfetta); 3° premio alla poesia “Ministri in canottiera” di Paolo Polvani (Barletta).

Meritevoli si speciale menzione le poesie: “Buona vita” di Maria Teresa Longobardi, Melito, Napoli; “La manovrina” di Maria Teresa Scibona, Santalucia,        Siena; “Giovani del terzo millennio” di Giuseppe Zanghi Taranto

Poesia in dialetto: 1° premio alla poesia “Salvàme sta piccenne” di Anna Vozza Taranto; 2°premio alla poesia “U ciucce de Pasqualone” di Vito D. Carbotti Martina Franca, Taranto; 3° premio alla poesia “ Tirittu alla fatia” di Norma Fumarola, Borgagne, Lecce.

Ecco la poesia vincitrice del 1° premio

Fratelli d’Italia (Ugo Mastrogiovanni – Caserta)

Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, / parlo di quella, non certo di questa. / Adesso dell’inno che cosa è cambiato, /cosa ne pensa di questo lo stato? / Quell’elmo di Scipio tanto parlato / In casco integrale è stato mutato. / Come vittoria abbiam la Brambilla / per un turismo che poco sfavilla. / Roma fa leggi e le manda repente / Alla gente d’Italia che schiava si sente. / “Stringiamoci a coorte” è stato abolito / Perché il senatur si sentiva tradito; / “perché siam divisi” nessuno lo sa, / era d’uso così e così si userà. / “Pronti alla morte” neanche per sogno / Il parlamento non ne vede il bisogno. / Uniamoci, amiamoci, l’unione e l’amore” / Di questo se ne occupa un famoso signore. / “I bimbi d’Italia si chiaman Balilla” / Infatti c’è sempre chi parla e chi strilla; / chi rompe i Maroni, chi se La Russa. / Sacconi spartisce, Tremonti ci bussa, / nessuno più pensa a “Le spade vendute” / abbiam deputati di larghe vedute: / c’è chi telefona, chi illustra la legge, / chi gioca all’ipod, chi parla e chi legge / è Fitto di generi il Transatlantico, / perfino i nomi han del romantico: /ci sono Gatti ed Orsi, Lupi e Leoni / Barbari e Angeli, zucche e Meloni, / Cardinale e Papa Angelici e Fini / E proprio per questo non fanno Casini. /Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, / corriamo a palazzo lì si fa festa.

Autore: Adelaide Altamura
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