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“Tommaso Minervini l’abbiamo inventato noi e oggi ci maltratta” Cdu: la resa dei conti. Facilone all’attacco del sindaco. La Minuto: non ci può ignorare
15 dicembre 2001

“Il momento della resa dei conti, in questo partito, arriverà presto”. E’ molto duro ed estremamente chiaro Michele Facilone, ex segretario politico cittadino del Cdu, nel lungo ed accorato intervento che ha caratterizzato, domenica 16 dicembre scorso, l’assemblea cittadina di questa forza politica. Assemblea che avrebbe dovuto stabilire i nuovi organismi dirigenti di un partito che, all’indomani dell’ottimo risultato elettorale ottenuto (ricordiamo che il Cdu è la terza forza politica della coalizione che governa la città), ha vissuto momenti di profondo dissidio interno tra le diverse anime che lo compongono e che per questa ragione è da tempo commissariato. Ma il rinnovo della segreteria e del direttivo è rimandato a chissà quando dal momento che, così come ha sostenuto il consigliere regionale dello scudo crociato, Leo Magarelli, il termine per la chiusura del tesseramento del partito è slittato al prossimo anno, in attesa delle evoluzioni del quadro politico nazionale, con la più che probabile nascita di un nuovo grande partito di centro, all’interno del quale dovrebbero confluire quei partiti che si rifanno alla tradizione democristiana, compresa Democrazia Europea, ormai sempre più vicina alla Casa delle Libertà. Ma non è certo di politica nazionale che gli iscritti ed i simpatizzanti del Cdu di Molfetta, vogliono sentir parlare. Bensì della situazione locale di un partito che nel recente passato è stato al centro di aspre polemiche politiche tra “fazioni” al suo interno e che, pur rappresentando una tra le forze più rilevanti della coalizione che governa la città, è a tutt’oggi del tutto privo di una rappresentanza in Giunta. E Michele Facilone non perde certo tempo per far capire a tutti come la pensa sullo scontro in atto tra la componente che fa capo a lui e alla consigliera comunale Carmela Minuto (eletta con quasi mille voti di preferenza) e quella degli ambientalisti rappresentata in Consiglio comunale da Mauro de Robertis: “Il gruppo degli ambientalisti non lo abbiamo certo voluto noi all’interno del partito. Ci è stato catapultato da Bari ed io stesso ho fatto di tutto, immolandomi in prima persona, per cercare di mantenere unito il partito nel periodo elettorale, giungendo fino ad ottenere quell’ottimo risultato. E se diamo uno sguardo ai numeri, si può subito vedere che le componenti del partito che fanno riferimento al sottoscritto e alla consigliera Minuto hanno di gran lunga surclassato quella degli ambientalisti, che è sempre stata minoritaria. Poi però quest’ultima ha fatto accordi sottobanco col sindaco, cercando di sottrarre a noi il glorioso “scudo crociato” e questo non lo possiamo accettare. A Molfetta pretendiamo la cacciata a calci nel sedere di questi signori dal nostro partito. Non si possono cambiare otto partiti ed oggi pretendere di usurpare il nostro simbolo”. A questo proposito il consigliere regionale Magarelli ha dato ampie rassicurazioni a Facilone che il provvedimento di espulsione per gli ex “Ambiente Club” (già sospesi dal partito ed assenti all’assemblea) è già pronto, ma il “pugnace” ex segretario politico non si è arreso, prendendo di mira anche il nuovo sindaco, espressione della Casa delle Libertà: “Tommaso Minervini l’abbiamo reso sindaco noi, mentre oggi nei nostri confronti è freddo, sempre nervoso e saluta a stento. L’abbiamo inventato e creato noi. Senza il Cdu starebbe ancora al fianco di Guglielmo Minervini e sarebbe caduto con lui. Al contrario noi abbiamo fatto un lungo lavoro di riconciliazione tra l’area che rappresentava e la Casa delle Libertà. E invece non ha avuto alcun rispetto nei nostri confronti, dal momento che solo dodici ore dopo la sua elezione l’assegnazione degli assessorati era già pronta, e noi eravamo esclusi. L’avvocato Uva ha ottenuto un assessorato importante senza aver preso neanche un voto, mentre il signor Visaggio, con tutta la sua lista, ne ha racimolati appena mille. Costoro hanno avuto le deleghe principali mentre a noi solo promesse. Non abbiamo bisogno di elemosine! Senza rispetto andiamo direttamente all’opposizione”. E chi credeva che la dura requisitoria, l’accorato sfogo, fosse finito è rimasto deluso. Un altro sassolino dalla scarpa Facilone non ha rinunciato a levarselo ed ha affrontato la questione del nuovo soggetto politico, una sorta di riedizione della Democrazia Cristiana, nel quale confluiranno tutti i partiti del centro della Casa delle Libertà. Anche i cugini del Ccd, con il quale pare proprio che a livello locale non corra buon sangue. Leggere per credere: “Nell’unione col Ccd, a livello locale, noi dobbiamo essere in una posizione di superiorità, o questo matrimonio non si fa. Sono i numeri a evidenziarlo, non c’è altra strada”. Decisamente più proiettata verso il futuro la consigliera comunale Carmela Minuto che ha rinunciato a rinfocolare polemiche considerandole “inutile e controproducenti. Oggi è tempo – ha detto – di guardare avanti e di riconoscere anche che noi stessi abbiamo compiuto dei peccati di ingenuità. Il sindaco ha capito, magari con qualche ritardo, che non può ignorare la nostra presenza e questo non perché lo diciamo noi, ma perché lo rivendicano i numeri. E presto, con l’approvazione del nuovo Statuto Comunale e con l’allargamento a dieci degli assessorati avremo la nostra rappresentanza in Giunta. Quello che ci spetta”. Al cronista non resta che rilevare che, a conti fatti, per saziare i tanti appetiti occorrerebbe un allargamento degli assessorati pari almeno al doppio. Ed anche allora qualcuno rimarrebbe “a bocca asciutta”. Giulio Calvani
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