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1° Festival: Il teatro è civile (o non è). Seconda giornata a Molfetta Alle ore 18 in Piazza Principe di Napoli – Tavola rotonda su emigrazione giovanile e Francesco Padre con gli autori e con Maria Pansini, figlia di Giovanni Pansini, capitano del peschereccio affondato
21 luglio 2015

Ab-Ulivia - Canto di un pensiero non potato
Di Francesco Tammacco. Con: Felice Altomare, Francesco Tammacco e Rosa Tarantino. Coreografie e danze Anna Ilaria Davvanzo, Musiche originali: Federico Ancona. Proiezioni video e montaggio: Michele Pinto (Morpheus ego)

Francesco Padre - a cura del Teatro dei Cipis
di e con Corrado la Grasta e Giulia Petruzzella

MOLFETTA - Domani, mercoledì 22 luglio, seconda giornata del festival Il teatro è civile (o non è) dedicato a due questioni locali: l’emigrazione giovanile e l’affondamento del peschereccio molfettese Francesco Padre messe in scena dalle compagnie Il Carro dei Comici e Teatro dei Cipis.

Lo spettacolo “Ab-uli-via”, di Francesco Tammacco nasce con l’intento di parlare delle condizioni dei giovani del sud. Attorno ad un ulivo, gira una giostra umana dalle condizioni più varie. Un canto di un pensiero non potato, che nasce con la testimonianza viva ed accorata di un contadino in età che piange per il vuoto nella terra lasciato da un ulivo spiantato e venduto ad un ricco dottore di Milano. Il vuoto è l’asse portante dello spettacolo.
I giovani come gli alberi, ancora oggi partono, certo più istruiti del mondo , ma sempre a cavallo di una valigia piena di precarietà ed inadeguatezza delle politiche sociali. Lasciando vuoti incolmabili e difficili da riempire per il significato fallimentare che determinano.
L’ulivo è visto come icona sacra con i suoi rimandi alla passione di Cristo, rami che diventano croci, pesi da essudare, calvari esistenziali di cui il Sud in particolare è carico. (…) “vigilate et orate, ut non intretis in tentationem”… Ab-Uli-Via è il grido di speranza e di dolore cui è sottoposta la “carne viva” della gente del mezzogiorno.
Il Teatro dei Cipis con Corrado la Grasta e Giulia Petruzzella danno, invece, voce a quei cinque  uomini e un cane, morti sul Francesco Padre. Una storia di giustizia negata, di verità nascoste e dell’oltraggio ad una intera città che ha fatto del lavoro del mare la sua bandiera.
Il Francesco Padre, era un peschereccio come tanti, a Molfetta, che come ogni domenica sera è partito per lavorare, la data sul calendario segna il 3 Novembre 1994, navigazione tranquilla, pescato regolare fino a quando un lampo , li colpisce in pieno. Da quel momento inizia una storia di depistaggi e di bugie che ancora oggi vanno in scena nelle aule di tribunale.
Francesco Padre è uno spettacolo per Molfetta, per quei lavoratori del mare che aspettano ancora in fondo al mare di avere giustizia, è uno spettacolo per quella marineria offesa, per tutti gli orfani di uno stato colpevole e bugiardo.

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