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Zaccaria: informazione a rischio in Italia Iniziativa per i 10 anni di “Quindici” in collaborazione con i Ds
15 marzo 2004

Ancora una serata ottimamente riuscita quella organizzata presso la Sala Consiliare del Comune, dall'Associazione Culturale “Via Piazza” (editrice, lo ricordiamo, del mensile “Quindici”) in collaborazione con la sezione locale dei Ds, nell'ambito delle iniziative promosse per festeggiare il decennale del nostro giornale. Dopo quella del mese scorso che ha visto l'intervento di Marco Travaglio, protagonista questa volta di una interessantissima conversazione con il giornalista Felice de Sanctis, redattore economico della “Gazzetta del Mezzogiorno” e direttore di “Quindici” e con il segretario cittadino dei Democratici di Sinistra, Mino Salvemini, è stato Roberto Zaccaria, già Presidente della Rai e costituzionalista di prestigio il quale ha carpito l'attenzione dei tantissimi cittadini presenti intrattenendoli sul tema della comunicazione e del rischio di una informazione distorta nel nostro Paese. Dopo l'introduzione di Salvemini che ha messo in evidenza il pericolo reale che corre la libertà di informazione in Italia, pericolo che richiede una mobilitazione delle coscienze libere, il giornalista Felice de Sanctis ha messo in evidenza come la comunicazione sia diventata oggi un fattore strategico anche per ottenere il consenso. Il nostro direttore ha ricordato una frase del libro di Zaccaria: “Berlusconi non ha conquistato la televisione partendo dalla politica, ma ha conquistato la politica partendo dalla televisione”. Dopo aver tracciato una breve storia della nascita delle radio e tv “libere” dal '70 in poi fino alla via italiana della tv commerciale di Berlusconi e alla conseguente legge Mammì che fotografò l'esistente, cioè il duopolio Rai-Mediaset, de Sanctis ha messo in evidenza come si vadano sempre più restringendo gli spazi di libertà per i giornalisti non solo televisivi (dove i casi Biagi, Santoro, Deaglio sono emblematici) ed ha chiesto al prof. Zaccaria quale sarà l'evoluzione del servizio pubblico con la legge Gasparri. L'anomalia, è inutile negarlo, presente nel nostro Paese e in nessun altro Stato che si vuole definire civile e democratico, è quella di un presidente del Consiglio che detiene il monopolio assoluto dell'informazione televisiva, attraverso un controllo diretto sulle reti “di famiglia” Mediaset e indiretto, ma assolutamente pregnante per via della sua maggioranza di governo, su quelle Rai. “Berlusconi non ha conquistato il controllo della televisione e quindi della stragrande maggioranza dell'informazione per mezzo del potere politico, ma ha costruito il suo potere politico, partendo da un uso spregiudicatamente politico delle Tv”, questo è l'assunto dal quale Zaccaria muove il suo ragionamento, per poi lanciare un vero e proprio grido d'allarme sullo stato della informazione in Italia e sul mastodontico conflitto di interessi “che ormai tutti gli italiani vedono personificato dalla figura di Berlusconi, il quale continua a fare un uso smodato del mezzo televisivo”. Ed è una informazione malata quella che “manda al confino Enzo Biagi, decano del giornalismo italiano, forse assieme a Montanelli il più grande in assoluto, reo solo di aver fatto due interviste, una allo stesso Montanelli e l'altra ad Roberto Benigni, in cui egli non espresse alcun commento di carattere politico, ma si limitò a registrare le posizioni dei suoi due autorevoli ospiti”. E' una informazione vigliacca quella che utilizza la censura per “tappare la bocca ad una voce libera e che a volte risultava scomoda anche per noi”, come quella di Michele Santoro, oggi vera e propria icona del martire dell'informazione. E' una informazione mistificatrice quella che fa largo uso dello stratagemma del “panino” per montare i servizi di politica che trasmettono i telegiornali al solo fine di zittire le voci dell'opposizione. E' un'informazione asservita quella che lascia parlare per oltre venti minuti il presidente del Consiglio durante la principale trasmissione sportiva, per una bieca manovra elettorale. E' un'informazione pericolosa quella che utilizza la menzogna e che fa da grancassa di risonanza per le calunnie montate ad arte sul caso Telekom-Serbia. Una situazione di emergenza, quindi, ma verso la quale non bisogna essere pessimisti, contro la quale monta nella società civile una crescente presa di coscienza e un consapevole moto di sdegno. D'altro canto questo Paese continua ad avere delle istituzioni che garantiscono ancora la democrazia, come il presidente della Repubblica ha dimostrato rimandando alle Camere la legge-Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo: una legge che Zaccaria più che “di sistema”, definisce una legge “che sistema” gli affari di Berlusconi e che comunque è tuttora arenata in Parlamento tra le liti interne a questa maggioranza. Insomma, una serata di confronto serrato che al di là della fotografia impietosa sullo stato delle cose in Italia, ha offerto più di una valida ragione per rimettere in campo le energie e l'entusiasmo necessari per invertire l'incauta rotta intrapresa. La sala consiliare, in questa occasione, di queste energie sembrava tornata a pulsare. Giulio Calvani Nella foto: da sinistra, Felice de Sanctis, Roberto Zaccaria e Mino Salvemini
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