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Voto di scambio, corruzione e concussione: arrestato Pino Amato. Ai domiciliari l'ex assessore di Forza Italia Secondo gli inquirenti, abusando della sua carica di assessore avrebbe chiesto solo voti per sé alle scorse elezioni amministrative per «costringere o indurre privati cittadini in cerca di occupazione lavorativa o destinatari di sanzioni amministrative (per violazioni del codice della strada o delle norme sul commercio ambulante), o anche ad esercitare attività economiche, professionali o edilizie a promettere indebitamente il voto proprio e dei congiunti»
15 febbraio 2007

Tanto tuonò che piovve. Dopo una inchiesta che si protraeva ormai da oltre un anno, tra interrogatori, avvisi di garanzia e numerose “visite” della Digos di Bari negli uffici comunali, lo scorso 24 gennaio, alle prime luci dell'alba, è stato arrestato Pino Amato, consigliere comunale di maggioranza, eletto nella lista dei Popolari per Molfetta, confluito successivamente nell'Italia di Mezzo e poi tra i fondatori, con l'Udc, della neonata Federazione di Centro a sostegno del sindaco, Antonio Azzollini. La misura cautelare (consistente negli arresti domiciliari) è scattata su ordine della Procura di Trani per ipotesi di reato gravissime che vanno dal voto di scambio alla corruzione, passando per la concussione ed il falso ideologico. Una vera e propria bomba scoppiata sul Palazzo di Città, che ha lasciato interdetti tutti anche se era da tempo che si vociferava della piega molto seria che stava assumendo l'indagine condotta con tenacia e determinazione dalla magistratura tranese. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato addirittura un arresto. L'inchiesta con al centro Pino Amato prende le mosse dalle minacce da lui stesso subite, via posta, a cominciare dal settembre 2003 quando ricopriva l'incarico di presidente del consiglio comunale “in quota” al Ccd. Da quel momento, e proprio per risalire agli autori delle minacce rivoltegli, il telefono di Amato è stato costantemente tenuto sotto controllo e grazie a queste intercettazioni, assieme ad altre di natura ambientale, gli inquirenti hanno potuto accertare che il consigliere comunale (divenuto nel frattempo assessore di Forza Italia all'annona e al personale, nell'amministrazione di centrodestra guidata da Tommaso Minervini) avrebbe commesso una serie di delitti contro la pubblica amministrazione, in particolare abusando della sua carica di assessore per “costringere o indurre – come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare – privati cittadini in cerca di occupazione lavorativa (presso un centro commerciale, il centro educativo coordinato da Amato ed una società di vigilanza) o destinatari di sanzioni amministrative (per violazioni del codice della strada o delle norme sul commercio ambulante), o anche ad esercitare attività economiche, professionali o edilizie a promettere indebitamente il voto proprio e dei congiunti”. Voto di scambio, dunque, l'accusa pesantissima cui Pino Amato dovrà rispondere, assieme alle altre, egualmente infamanti, di corruzione, concussione e falso ideologico. E l'ex assessore non avrebbe chiesto solo voti per sé alle scorse elezioni amministrative (dove risultò il più suffragato in città con 999 preferenze), ma anche, nel corso della campagna elettorale per le regionali dell'aprile 2005, per il barese Massimo Cassano, candidato (poi risultato eletto grazie anche agli oltre 1700 voti conquistati nella nostra città con il sostegno di Antonio Azzollini e di tutta la locale sezione degli “azzurri”) di Forza Italia al consiglio regionale. E non finisce qui. Amato, sempre secondo la Procura, avrebbe anche esercitato forti pressioni per procurare incarichi alla ditta edile da lui gestita assieme al fratello e ad altre attività legate da vincoli di varia natura. Nella medesima inchiesta della Procura di Trani che ha portato all'arresto del consigliere dell'«Italia di Mezzo», sono coinvolti anche Vincenzo De Michele, dirigente comunale alle Attività Produttive e vice segretario generale, per il quale è scattata la richiesta di interdizione dai pubblici uffici e Nino Caputi, che ha ricevuto un avviso di garanzia perché – secondo l'accusa - avrebbe autorizzato la liquidazione alle associazioni SER Molfetta e La Misericordia di alcune somme pattuite (a titolo di rimborso spese) per la realizzazione del+ servizio di assistenza specialistica agli alunni della scuola dell'obbligo per gli anni scolastici 2003/2004, 2 0 0 4 / 2 0 0 5 , 2005/2006. Queste somme sarebbero state erogate pur in assenza sia delle richieste relazioni afferenti l'attività svolta da parte delle associazioni sia della documentazione delle spese effettivamente sostenute dai volontari. Nella vicenda sono coinvolti anche altri quattro dipendenti del Comune, impiegati presso il comando di Polizia Municipale. Ma l'inchiesta pare abbia contorni ben più ampi e potrebbe portare ad ulteriori clamorosi sviluppo nei prossimi mesi. Già si vocifera, infatti, del coinvolgimento di altri rilevanti settori della pubblica amministrazione ed almeno di un altro dirigente comunale, a capo di un settore di straordinaria rilevanze e delicatezza. Nel frattempo il Prefetto di Bari, Carlo Schiraldi, ha sospeso (ed è la prima volta che viene adottata una misura del genere nella nostra città) dalle sue funzioni di consigliere comunale Pino Amato che – almeno fino al momento in cui andiamo in stampa – è ancora agli arresti domiciliari in attesa del pronunciamento del Tribunale del Riesame cui i suoi legali si sono rivolti per veder revocata la misura cautelare. Parrebbe tuttavia che i magistrati considerino ancora sussistere le ragioni alla base del provvedimento adottato. C'è solo da aggiungere che in sede di interrogatorio di garanzia, Amato si è avvalso della facoltà di non rispondere, scegliendo, per il momento, di non replicare alle gravissime accuse che gli sono mosse. Non spetta a noi, ovviamente, emettere giudizi. La magistratura, ora, farà il suo corso. La città, d'altro canto, resta basita a interrogarsi sull'infimo livello cui vengono trascinate da certe notizie (riprese con una eco impressionante da tutti gli organi di stampa regionali e anche da alcune testate nazionali) le sue gloriose istituzioni che, evidentemente, non meritano di essere infangate a tal punto.
Autore: Giulio Calvani
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