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Via Fontana: le case hanno il cancro Imminente l’abbattimento per le prime palazzine: due già sfollate, destino segnato per le altre tre
15 marzo 2003

Si fa sempre più difficile la situazione per i più di 200 abitanti di via A. Fontana. Dopo lo sfollamento delle prime 20 famiglie e la condanna a morte dei primi 2 edifici il cui destino (l’abbattimento) sembra ormai segnato, pare che anche gli altri tre edifici siano destinati alla stesa fine (nella foto, le lesioni alle palazzine). Nell’attesa che abbia tristemente inizio la fase terminale del male incurabile che affligge queste case, le famiglie non vogliono muoversi prima di avere ricevuto adeguate garanzie sul loro futuro. “Sappiamo che le nostre case hanno il cancro ma per il momento lo sgombero ci sembra prematuro…” hanno detto alcuni abitanti in una conferenza stampa tenutasi pochi giorni fa. “In questi anni abbiamo imparato a conoscerle non metteremmo mai a rischio la nostra vita e soprattutto quella dei nostri figli, siamo persone responsabili”. La posizione di questi inquilini è comprensibile dal momento che poco (anzi nulla) è stato fatto per dare un’alternativa alle famiglie, 20 come ricordato, già sfollate. Tutte, infatti, hanno dovuto arrangiarsi con mezzi propri “parcheggiandosi” da parenti o in sistemazioni inevitabilmente di fortuna con notevole disagio soprattutto per i componenti più giovani costretti a stravolgere equilibri di vita già molto fragili. Ma l’altra grande preoccupazione riguarda i tempi della ricostruzione e la paura che una tale situazione di precarietà debba prolungarsi chissà ancora per quanto tempo. “Questa storia non può essere considerata una semplice questione tra privati…” questo un altro dei punti trattati nella conferenza di venerdì 28 febbraio “ le aule di tribunale hanno tempi lunghi è vista l’enormità del danno le possibilità di un risarcimento congruo sembrano veramente remote”. Preoccupazioni legittime che spingono ad una riflessione profonda e ad un impegno forte da parte delle istituzioni e di tutta la comunità molfettese. La necessità è quella di cercare i mezzi legislativi per risolvere al più presto questa storia puntando quanto prima e senza titubanze alla ricostruzione. I mezzi ci sono e gli inquilini di via Fontana portano come esempio ispiratore (o almeno speriamo che lo sia) la situazione di Foggia del 1999 dove un palazzo crollato in circostanze simili è stato ricostruito nell’arco di 16 mesi. Pochi fino ad ora i segni di solidarietà da parte della città. Se si esclude la disponibilità data dal Vescovo per due appartamenti della diocesi a Ruvo (opportunità per altro difficile da sfruttare) e la generosità del presidente della ludoteca “Peter Pan”, Vincenzo Muschitiello, disposto ad accogliere gratuitamente i bambini delle famiglie sfollate che ne avessero bisogno, il resto della città fa orecchio da mercante. Affitti alti, nessuno sconto per parcheggi auto, nessun servizio di assistenza per i ragazzi di queste famiglie, niente raccolte fondi o conferenze per dare almeno un po’ di sostegno morale. E allora ci chiediamo dov’è finita la generosità dei molfettesi? Forse è stipata pronta ad venire fuori in occasione di qualche maratona benefica televisiva? Anche la solidarietà ha bisogno di pubblicità? Speriamo di no, sarebbe una sconfitta troppo grande per la nostra comunità. Fabrizio Fusaro
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