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Via Almirante? No, grazie. Molfetta dedichi una strada a Emma Bonino Una proposta alla nuova amministrazione comunale: cambiare il nome di quella strada e scegliere una figura che appartiene alla storia democratica e civile della Repubblica
23 settembre 2026

MOLFETTA - Ci sono volte in cui una targa stradale diventa molto più di una targa. Diventa una scelta politica, culturale e civile. E allora vale la pena chiedersi se, nella Molfetta di oggi, abbia ancora senso percorrere una strada che porta il nome di Giorgio Almirante.

La domanda non è retorica. E soprattutto non riguarda la volontà di cancellare una pagina della storia italiana. Almirante fa parte della storia del nostro Paese e, proprio per questo, deve essere conosciuto e studiato. Ma una cosa è studiare la storia, un'altra è scegliere chi merita di essere celebrato nello spazio pubblico di una città.

Almirante fu esponente del fascismo e, dopo l'8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Durante la RSI fu capo di gabinetto al ministero della Cultura popolare e nel dopoguerra fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, del quale fu a lungo segretario. Sono fatti storici documentati, non opinioni.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Perché Molfetta deve continuare a dedicare una strada a un uomo così profondamente legato alla storia del fascismo e del neofascismo italiano?

La domanda è ancora più attuale oggi, dopo la scomparsa di Emma Bonino, una delle figure più originali, combattive e riconoscibili della storia politica della Repubblica. Bonino è morta l'11 settembre a 78 anni. Il 15 settembre si sono svolte in Campidoglio le sue esequie di Stato in forma laica, alla presenza delle massime cariche istituzionali e di esponenti politici di schieramenti diversi.

Non era una donna facile da catalogare. Non lo è mai stata. Radicale, laica, europeista, femminista, liberale, spesso scomoda anche per quelli che le stavano politicamente vicino. Ha combattuto battaglie che oggi fanno parte della storia dei diritti civili in Italia e ha ricoperto incarichi nelle istituzioni italiane ed europee. La sua vicenda politica è stata segnata dalle campagne per i diritti civili e umani, per l'interruzione volontaria di gravidanza, per l'integrazione europea e per la tutela delle libertà individuali.

E allora una domanda all'amministrazione comunale di Molfetta, guidata da una coalizione di centrosinistra, è doverosa: che cosa aspettiamo? Perché non aprire finalmente il dossier di via Almirante?

Perché non discutere pubblicamente della possibilità di sostituire quel nome con quello di Emma Bonino?

Non sarebbe un atto di damnatio memoriae. Nessuno cancellerebbe Almirante dai libri di storia. Nessuno impedirebbe a chiunque di studiarne il pensiero, la vicenda politica e il ruolo avuto nella destra italiana.

Sarebbe semplicemente una scelta diversa su chi Molfetta vuole ricordare ogni giorno.

Perché una strada non è un museo. Non è una pagina di un manuale di storia. È un luogo della vita quotidiana. Il suo nome viene scritto sugli indirizzi, sulle mappe, sui documenti, pronunciato da migliaia di cittadini. È una forma elementare e permanente di memoria pubblica.

E allora diciamolo senza ipocrisie: Molfetta ha davvero bisogno di una via Almirante?

Una città che vuole definirsi democratica, antifascista e progressista può certamente discutere della propria toponomastica. E può chiedersi se sia arrivato il momento di compiere una scelta coerente con i valori della Costituzione.

Non sarebbe nemmeno necessario trasformare la questione in una guerra tra destra e sinistra. Emma Bonino, del resto, non apparteneva alla sinistra tradizionale. Anzi, in molte occasioni fu avversaria del centrosinistra e combatté contro posizioni che la sinistra considerava proprie.

Ed è proprio questo il punto.

Bonino non ha bisogno di essere trasformata in una donna di sinistra per essere ricordata.

Può essere ricordata per ciò che è stata: una protagonista della Repubblica, una donna che ha dedicato decenni della propria vita a battaglie civili e politiche, una personalità capace di dividere, provocare, convincere e anche irritare, ma impossibile da ignorare. Una personalità che ha lasciato un segno.

E non lo diciamo soltanto noi. Nel giorno della sua morte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che Bonino aveva «impresso un segno nella vita della Repubblica». Alle sue esequie di Stato hanno partecipato rappresentanti del governo, del centrosinistra, del centro e della destra.

Ecco perché la proposta è semplice e concreta: via Giorgio Almirante diventi via Emma Bonino.

Con tutte le procedure amministrative necessarie, affrontando anche i problemi pratici che ogni cambio di toponomastica comporta. Ma senza nascondersi dietro la burocrazia.

Perché qualche volta la politica deve avere il coraggio di fare delle scelte. E questa potrebbe essere una di quelle.

La nuova amministrazione comunale ha parlato di cambiamento, di discontinuità, di una città diversa. Bene. La toponomastica è uno dei luoghi nei quali la discontinuità può diventare concreta.

Non si tratta di riscrivere la storia. Si tratta di decidere quale storia vogliamo mettere sotto gli occhi delle nuove generazioni. Ad Almirante il posto che gli spetta nei libri di storia. A Emma Bonino, se Molfetta lo riterrà opportuno, una strada.

Perché ricordare non è un atto neutrale. E una targa stradale, qualche volta, dice molto più di un discorso politico.

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