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Un ricordo di Pinuccio Romano La città ha perduto uno dei suoi figli migliori
15 novembre 1999

Pinuccio Romano ci ha lasciato, sconfitto da un male incurabile contro il quale aveva lottato senza arrendersi. E Molfetta ha perduto uno dei suoi figli migliori, un uomo buono e generoso che si è sempre battuto per gli altri, soprattutto i più deboli. Pinuccio concepiva l’impegno politico e civile come un servizio alla società, alla sua città che tanto amava. Era un servizio senza tornaconti, anzi che richiedeva spesso prezzi alti da pagare per lui e la sua famiglia (la moglie Maria Teresa e i due figli), alla quale era legato in modo affettuoso e totale. Inevitabilmente, quando mi tocca scrivere di qualcuno che non c’è più, mi viene chiesta una testimonianza e un ricordo personale. Con Pinuccio, amico di tante battaglie, eravamo particolarmente legati, ognuno nei propri ruoli e nei propri settori professionali, nell’impegno civile, nella lotta alle ingiustizie, nel rifiuto dei compromessi, nell’allergia alle ipocrisie. E la nostra amicizia - nata ai tempi del Liceo in quegli anni critici del Sessantotto, quando anche spesso in posizioni diverse, lavoravamo insieme (quanti ciclostilati, frutto di faticose mediazioni, abbiamo “macinato”) nell’entusiasmo giovanile di quegli anni, presi dal grande “sogno” di cambiare la scuola e la società - è durata trent’anni. Abbiamo lavorato insieme su due fronti diversi: quanti comunicati stampa, quanti articoli, caro Pinuccio. Mi sommergevi di materiale cartaceo costringendomi a faticosi lavori di sintesi, perché era difficile “tagliare” il frutto del tuo lavoro. Non mancava nulla, infatti, dati, cifre, leggi, ogni tua “battaglia” era supportata di documenti. Grande lavoratore, dotato di rara intelligenza, Pinuccio Romano, 48 anni, era stato più volte consigliere comunale del Pci, dirigente provinciale, ma il suo ricordo resterà sempre legato al Sunia, il sindacato degli inquilini, divenuto una parte della sua vita, una seconda famiglia. Pinuccio era dotato di grandi capacità, che avrebbero potuto renderlo protagonista in tante altre attività professionali, anche più gratificanti. Ma lui scelse il sindacato, quello degli umili, degli ultimi, quello dei senza casa che nessuno tutela. E nel Sunia ricoprì tutti gli incarichi: da segretario locale, poi regionale, fino alla direzione nazionale. E per difendere i “nuovi poveri”, come li definiva, entrò nel consiglio di amministrazione dell’Iacp, l’istituto autonomo case popolari. Non era cambiato in tanti anni: sempre scrupoloso, meticoloso, preciso. Era capace di coinvolgere tutti nelle sue battaglie, perché era credibile, onesto, giusto. Caro Pinuccio, ti sei speso, consumato, per gli altri. Il tuo impegno civile, la tua figura morale resteranno sempre nel ricordo di quelli che ti hanno conosciuto e voluto bene. E sono tanti e hanno voluto accompagnarti numerosi nel tuo ultimo viaggio. Ciao, Pinuccio, non ti diciamo addio perché crediamo che tu sia sempre con noi di “Quindici”, che abbiamo avuto il piacere di averti fra i nostri collaboratori, per sostenerci nella nostra battaglia per una società migliore, soprattutto più giusta, dove anche gli “ultimi” abbiano cittadinanza. E’ forse questo è il modo migliore per ricordarti e sentici meno soli. (f.d.s.)
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