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Un lettore di Quindici denuncia: deturpata piazza S. Francesco d'Assisi a Molfetta
12 giugno 2009

MOLFETTA - Ci scrive un nostro lettore per denunciare una situazione anomala che esiste in piazza San Francesco d'Assisi a Molfetta, ma che riguarderà anche altre piazze. Ecco la lettera: «Sono un lettore di Quindici on line da molto tempo, e visto le continue denunce e l'interesse che porta questo spazio alle problematiche della città, vorrei anch'io denunciare pubblicamente come in questa città tutti possono impossessarsi di aree pubbliche e tutti possono fare quello che vogliono senza chiedere. Qualche tempo fa, gli abitanti di Via S. Francesco d'Assisi, hanno mandato al sindaco una lettera, con centinaia di firme, che denunciavano l'impossessamento e il deturpamento di P.zza S. F. d'Assisi, da parte di una persona che ha fatto sulla piazza alcune opere e ha occupato anche una rampa per disabili. Tutto questo non è stato ascoltato dal nostro sindaco, forse perchè il tizio in questione è intoccabile, oppure perchè la questione non riguarda il sindaco o le forze dell'ordine... Nonostante la denuncia da parte dei cittadini che abitano nella zona, la persona che svolge questa illecita attività ha continuato in un'altra piazza, sottraendo pietre che appartengono al demanio... ma tutto questo il sindaco non lo guarda perchè forse la sua città non è più Molfetta ma è la capitale... Grazie per l'attenzione e spero che queste quattro righe vengano pubblicate sul vosto sito... Distinti Saluti» Carlo de Ruvo
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- ECCE HOMO - - Eravamo entrati in una pasticceria all'angolo fra una grande strada e un vicolo poco frequentato, e il conoscente col quale mi trovavo per caso in compagnia, sceglieva alcune paste da portare ai suoi bambini. Il pacchetto roseo era pronto, e l'uomo aveva già pagato, quando il cameriere balzò di scatto contro un individuo che si disponeva ad andarsene, lo afferrò alle braccia, per di dietro, e lo scosse ruvidamente, gridandogli contro le spalle: - E adesso per Dio basta, sa! E' già tre giorni che fa lo stesso gioco. Ma che prende la gente per cretini? Si vergogni, si vergogni. L'assalito era un uomo alto, anziano, distinto. Vestiva anzi con una certa eleganza, con le ghette grigie sopra le scarpe di lustrino, i guanti in mano, il cappello chiaro col nastro turchino. Dal mio posto io vedevo solo di scorcio il suo viso, una guancia rasa alquanto appassita e l'orecchio che all'assalto del cameriere s'era fatto rosso come insanguinato. Del resto egli non diede alcun segno di turbamento: non si volse, non aprì bocca. Il cameriere adesso gli era passato davanti, senza lasciarlo, come girando di posizione intorno a una fortezza, e mentre continuava a gridargli vituperi, gli frugava con una mano le tasche. Ne trasse alcune paste, già un po' schiacciate, e le buttò con rabbia per terra. - Non per questo, sa, ma perchè lei dovrebbe vergognarsi. Si vergogni. Vada via, vada via, - urlò in ultimo, spingendolo fuori dalla porta - e si guardi bene dal lasciarsi rivedere. E quando l'uomo se ne fu andato, senza mai volgere il viso per non farsi vedere dai pochi che eravamo dentro la pasticceria, il camerie rigettò l'invulcro con le paste dietro il banco, come si trattase di cosa sporca. Nessuno fiatava: eravamo tutti come colti da vergogna per il nostro simile................. . -Disgraziato! - dissi io, mentre subito dopo col mio compagno si lasciava la pasticceria, uscendo dalla porta verso il vicolo. - Avrà forse fame: forse voleva portare le paste ai suoi bambini. Non importa il vestire e le apparenze. Io conosco un impiegato che non riesce a sfamare completamente la sua famiglia. La scena aveva profondamente disgustato il mio compagno. Disse burbero: - Ad ogni costo, anche a veder morire di fame i propri figli, queste vergogne non si compiono. L'uomo non deve, specialmente a una certa età, far arrossire per lui gli altri uomini. Sentii digrignare i denti del mio compagno, mi diede da tenere il suo pacchetto, poi senza dire nulla si slanciò in avanti a raggiungere l'uomo della pasticceria, aggredendolo e investendolo. Anch'io correvo in fondo atterrita ma nello stesso tempo curiosa e presa da un senso d'ilarità. Perchè i movimenti di quei due erano veramente ridicoli, e la tragedia era solo nel mischiarsi informe delle ombre che pareva lo scontro interno dei due uomini. - Si vergogni! Abbiamo veduto tutti, e ci siamo vergognati per lei. E devo dirle che se non la conduco in questura è per riguardo alla signora che accompagno. L'altro non rispondeva. - Lo lasci - imposi all'assalitore - non vede che è un poveraccio? Forse non ha la camicia. La camicia ce l'aveva, e di seta; ma io dissi così perchè realmente avevo l'impressione di vedere il buon ladrone nudo ai piedi della croce: il vero ecce homo che è in tutti i disgraziati fuori dell'umanità. Il mio compagno non poteva capire e gli frugò nelle tasche, come aveva fatto il cameriere: ne trasse il portafoglio, lo aprì: era pieno di denaro. Lo buttò per terra e ci sputò sopra. - Andiamo - disse, con terrore. L'uomo non si muoveva. Solo quando noi due si fu un poco più avanti io mi volsi e vidi che raccoglieva il portafoglio, con cautela, per non macchiarsi con lo sputò. - E' fuori dall'umanità. Ma troverà la sua - brontolò il mio compagno. Eppure io sentivo crescere in me la pietà, fino alla desolazione, fino alla vergogna di sè stessa. - GRAZIA DELEDDA - da Ferro e fuoco. -




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