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Un Draghi a Molfetta?
15 febbraio 2021

Paragonare la situazione politica di Molfetta con quella nazionale con l’arrivo di Draghi è del tutto sproporzionato. Tuttavia, individuare qualche elemento di analogia può essere utile. Una ricerca classica ha analizzato cosa avviene quando due gruppi passano dagli insulti e dispetti all’astio sempre crescente, con inevitabili gravi conseguenze. Per ridurre questa ostilità ci sono due vie. La prima è quella di coinvolgere i gruppi rivali in attività piacevoli e non competitive. Purtroppo, questa via fallisce al contrario dell’altra che vede i due gruppi costretti a cooperare per risolvere una situazione pericolosa. È quella che sta percorrendo Draghi per evitare la caduta dell’Italia nel burrone. Da qui scaturisce la domanda: può realizzarsi questo a Molfetta, visto che Rifondazione comunista ha auspicato, in vista delle prossime elezioni comunali, l’ingresso risolutore di un fuoriclasse per curare il malessere sociale, sanitario, economico, politico della città? Prima di rispondere, occorre mettere a fuoco alcuni elementi centrali dell’evento Draghi: il presidente si rapporta a gruppi (partiti e movimenti) che hanno una specifica individualità ‘ideologica’. Questi gruppi affrontano la crisi con atteggiamenti fortemente competitivi ed aggressivi. Nell’opinione pubblica è cresciuto il sentimento di malcontento e insicurezza per il baratro intravisto. È scattato, quindi, l’allarme finale che ha imposto una via di uscita nettamente regolata da Mattarella. Draghi ha offerto tutte le garanzie di positivo esito dato l’eccezionale livello delle sue capacità umane, professionali, esperienziali. Passiamo a Molfetta e verifichiamo se ci sono questi elementi. Non tutti i gruppi politici hanno un’individualità chiara. La coalizione che governa Molfetta è il frutto di liste domestiche più che civiche, ideologicamente inconsistenti. Va da Tammacco, abile a cambiare accasamenti regionali, e Amato, con le sue molte casacche, al partito democratico con le sue maschere indecifrabili. Lo dice lo stesso sindaco che, presentando la nuova giunta, parla di “unità per la città, superando la identificazione del servizio per la città con la singola individualità”. Ma è del tutto evidente che questa unità è solo fittizia, dato che ogni assessorato fa gli affari propri e coltiva il proprio orticello con una impostazione del lavoro svolto “in parallelo”, senza una struttura gerarchica di valori, idee e orizzonti condivisi. Il centro della dinamica che ha imposto una seconda giunta Minervini non si trova nel riequilibrio di intese verso uno scopo sovraordinato, ma solo nell’inatteso intervento della magistratura, che ha imposto un aggiustamento di quel “lavoro” smart. A questo gruppo vuole contrapporsi un altro nascente. È composto soprattutto da Area civica, Rifondazione e Sinistra Italiana, che si esprimono con una chiarezza maggiore di quella manifestata da un altro sottogruppo ad oggi nascosto, identificato col nome di Felice Spaccavento. Ognuno dichiara di volersi occupare degli affanni della città solo con sporadici comunicati stampa o post su social, pochissimo efficaci rispetto a quelli del sindaco che annuncia, con continue esternazioni, le bellezze costruite in città, il suo cordoglio per i lutti, gli auguri per i compleanni, ecc. Il risultato di tanta ridondanza mediatica è l’oblio sulle indagini della magistratura, la speculazione edilizia, il territorio sventrato, il disastro del fronte mare da nord (zona Park club) a sud (spiaggia Maddalena), la rovina della piscina comunale, la carenza di percorsi di protezione dall’aumento delle povertà, la mancanza di prossimità a gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza nei processi di inculturamento e socializzazione per il coronavirus, che ha pure creato morti innominate per convenienza politica, ecc. Scarso anche se lodevole rumore viene creato da qualche organo di informazione, dal comitato “no terminal”, dalla partecipazione di singoli cittadini su social. Comunque, il sindaco non solo parla; agisce anche e obbedisce ai suoi assessori che, per rispondere ai loro mandanti, fanno ogni tipo di lavoro, come sta indagando la magistratura, per realizzare “senza interruzioni, l’azione di grande trasformazione in atto, in tutti i campi della città”. Insomma, tra i due gruppi non c’è alcuna sostanziosa rivalità e opposizione. E questo è un guaio. Perché la città sta tanto tranquilla che sembrerebbe eccessivo l’allarme di Rifondazione. Così, da noi un Draghi sarebbe sprecato, perché Molfetta è la città delle belle donne, delle belle mangiate, delle belle basole, delle belle fontane, delle belle torri, dei bei concerti, dei bei nuovi palazzi… E parrebbe addirittura sacrilego parlare di semianalfabetismo etico diffuso, che fa vincere le elezioni a soggetti vicini alla grande speculazione e all’offerta della busta della spesa più che a strategie di ampio respiro, come dimostra addirittura il silenzio imposto ad Antonio Azzollini, che pure ha molto da insegnare a Carmela Minuto, ora salita in cattedra. È certo che, paradossalmente, la cura del profondo malessere di Molfetta ha bisogno anche di una nuova destra, che potrebbe ridurre la debolezza delle dichiarazioni della sinistra. Ancora una volta, l’onestà non è sufficiente in politica, perché la città ha bisogno di essere svegliata con molta, molta più forza, con azioni di conflitto e smascheramento della retorica dell’attuale amministrazione oltre che di coscientizzazione civica. Allora, non è assolutamente sufficiente l’exploit nelle ultime elezioni regionali di Spaccavento, ottima persona, a garantire la vittoria di un’alternativa di governo cittadino. Manca ancora una corposa opposizione. Tarda a nascere un gruppo coeso, con ruoli, gerarchia e obiettivi definiti. Manca una condivisa diagnosi e terapia per Molfetta. Non si alzano la voce e il conflitto. Non lo si fa per le strade. Non si lasciano parlare i fatti. Non sono ancora coltivate le competenze amministrative e il fondamentale legame col territorio (certi quartieri in particolare) garantiti in primo luogo da Maralfa, Natalicchio e Porta. © Riproduzione riservata

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