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U' scal (lo scalo). La costruzione del natante in legno Piccola memoria di oggi, su uomini che nella nostra città svolgono una secolare attività, prima che tutto finisca
15 luglio 2009

L’attività di pesca della Marineria molfettese, salvo rare eccezioni, viene svolta con natanti in legno, costruiti nei locali Cantieri navali. Cantieri che vantano una tradizione secolare di tecnologia ed arte di lavorazione del legno per la costruzione di barche, anche di notevole tonnellaggio di stazza. L’esistenza dei Cantieri di Molfetta si perde nel tempo e non si sa con esattezza in quale periodo si siano stabiliti. Alcune notizie storiche parlano di Molfetta, con le sue cale che offrono degno riparo dai fortunali, ristoro ai naviganti e possibilità di effettuare riparazioni alle barche (XVII,XVIII sec.). La metodologia della costruzione delle barche in legno, nonostante abbia subito un relativo aggiornamento tecnologico, essenzialmente legato ai nuovi mezzi di lavoro (pialle elettriche, levigatrici, trapani, seghe a nastro e portatili, ecc.) conserva ancora tutto il fascino antico dell’opera concepita, iniziata, portata avanti e terminata nel bastimento finito, dal Mastro d’ascia. Il “Deus ex machina” di tutto ciò: il Mastro d’ascia. Un Personaggio, il più delle volte non molto acculturato. Ad esempio, mio Suocero, Vincenzo Uva, valente “Calafato e Mastro d’ascia” vissuto nella prima metà del secolo scorso, per necessità familiari dovette lasciare la scuola in tenera età, alla seconda elementare, per incominciare a lavorare allo Scalo come apprendista. In quegli anni (1915) la vita era davvero molto dura per tutti infatti, i primi anni di lavoro del giovane Vincenzo, venivano “retribuiti” in… natura, cioè con un sacco di cascami di legname di scarto “r’ zzépp” , molto apprezzato perché costituiva un ottimo combustibile per la cucina, che altrimenti avrebbe dovuto essere acquistato. Pur a corto di studi, Vincenzo aveva sviluppato un’abilità grande nell’arte del calafataggio (rendere stagno all’acqua lo scafo - era qualificato Mastro calafato) ed una vena grafica straordinaria. Infatti lui disegnava, di suo pugno, rispettando i canoni del disegno tecnico di progettazione navale, i modelli delle barche che poi venivano realizzate. Descriverò, cercando di essere il più chiaro e comprensibile possibile, tutti passi, della costruzione degli ultimi bastimenti in legno, costruito presso il Cantiere SALVEMINI Gaetano e Luigi di Giuseppe, Cantiere CAPPELLUTI e De CANDIA e Cantiere PANSINI, di Molfetta, nei primi anni del secolo XXI. PRELIMINARI Dopo il necessario preliminare relativo alla stesura del Contratto, fra il Committente Armatore (possono anche essere più d’uno, in possesso di “carature” diverse) ed il Costruttore Mastro d’ascia, nel quale si definiscono nei particolari: il tipo, il tonnellaggio, l’uso, le qualità nautiche e l’allestimento della barca, si passa alla costruzione sullo scalo. Prima di tutto si rifornisce il legname necessario. In questo interviene la maestria del Mastro d’ascia, la cui abilità nello scegliere il tipo di legno giusto, di forma adeguata – per esempio per la realizzazione dei sesti delle ordinate oppure per la creazione delle parti curve del dritto di poppa e della ruota di prora. E’ il Mastro stesso che si reca personalmente nelle segherie per scegliere i “grezzi”. Il legno deve avere caratteristiche particolari di stagionatura e momento di taglio dall’albero. Questo è fondamentale, perché è da ciò che dipende la buona riuscita della costruzione, sia in termini di durata della vita della barca (se il legno non è adeguato, la scafo è più soggetto all’aggressione dei microrganismi marini – le teredini, ad esempio), sia in termini di versatilità e sia in termini di sicurezza per gli uomini d’equipaggio. Il Progetto è responsabilità del Tecnico incaricato; di fatto però la costruzione è qualcosa che riguarda totalmente il Mastro d’ascia, che utilizza i propri modelli, adattati al bastimento da realizzare. Infatti si può con sicurezza affermare che ogni bastimento è unico, in altre parole è originale, ancorché concepito e realizzato utilizzando modelli usati in altre barche “gemelle”. Oggi, l’adozione di legnami “esotici” e già pre-tagliati in assi, travi ecc., ha notevolmente semplificato la selezione che rimane comunque peculiare per i componenti più importanti della costruzione, e cioè: poppa, prua ed ordinate. La poppa (dritto “ù ass d’pùpp”, specchio “u’ specchie”, dragante “u’ draghend”), le ordinate “r coerve” - sesti e paramezzali, la prua (ruota “la raoete”, “u’àss d’proet”, controruota, tagliamare) sono generalmente di quercia approvvigionata nei boschi della Basilicata e della Calabria; sgrossati con la sega a nastro o a motore, seguendo il modello e rifiniti a mano, con l’uso di asce a piede e scalpelli. (sia sulla poppa che sulla prua, per tradizione antica vengono fissate delle immagini sacre a devozione). La chiglia la ch’elomtre ed il soprachiglia o paramezzale ù param’zzen”, nei suoi componenti è generalmente di legno azopè (esotico) massiccio, resistente e senza nodi, lavorato a mano solo per ricavare le parelle di giunzione dei vari pezzi componenti, la battura nella quale verrà incastrato il primo ordine di fasciame, il torello e gli incassi per le ordinate.

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