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Tutte le donne dell'imperatore, la scrittrice Bianca Tragni presenta il suo libro a Linea d'onda a Molfetta
27 marzo 2014

MOLFETTA - Bianca Lancia, appartenente alla piccola nobiltà dell’Italia meridionale, fu la donna che Federico II amò, con passione, sentimento, stima. In tutti i modi in cui è possibile amare una donna, lui l’amò. Al punto tale da scrivere per lei parole d’amore. Di questo grande amore e delle altre donne che costellarono la vita di Federico, si narra nel libro “Tutte le donne dell’Imperatore” della giornalista e scrittrice Bianca Tragni (foto), che ha presentato la sua ultima opera nella raffinata atmosfera di Linea d’onda a Molfetta. A trasportarci in alcune delle più belle pagine del libro, la voce della lettrice e interprete Nunzia Antonino.

In origine la scrittrice aveva ricevuto una richiesta ben precisa da parte del suo editore, quella di colmare il vuoto sulla figura di Federico II nelle scuole, un libro di epica che si differenziasse dai numerosi saggi sull’argomento e fosse facilmente fruibile dai ragazzi. Il grande successo riscontrato nelle scuole pugliesi, ma anche fuori dalla nostra regione, nonché la curiosità da parte del pubblico di conoscere il resto della storia, ha spinto la scrittrice ad eliminare le schede di approfondimento e verifica prettamente scolastiche e ad annettere altri quattro capitoli, dando così vita a “Il mitico Federico II di Svevia” definita la più bella monografia su Federico e per questo tradotta anche in tedesco. Bianca Tragni facendo proprio l’insegnamento del grande Eduardo De Filippo, scrive infatti in maniera tale da essere comprensibile a tutti e in questo sta probabilmente il segreto del suo successo. Quando poi l’editore le ha chiesto di scrivere un libro sulle donne, non è stato semplice per Bianca: le donne nel Duecento non contavano nulla, poco o niente si trovava su di loro, non esiste immagine che le raffiguri, perciò ha dovuto fare uno studio laterale in tutta Europa. Molto ha trovato in Inghilterra grazie agli studi di Matteo Paris, il quale aveva raccontato della principessa Isabella, terza sposa di Federico.

Prima donna della vita dell’imperatore, come per tutti gli uomini, fu sua madre, Costanza d’Altavilla. Antesignana del femminismo, ella aveva preso le qualità del padre, Ruggero il Normanno. Amante della cultura, della politica e delle cavalcate, possedeva qualità prettamente maschili per l’epoca ed ereditate poi da Federico. Costanza sposò a quarant’anni Enrico VI, di dieci anni più giovane. Data l’età nessuno si aspettava che sarebbe stata capace di generare un erede, invece alcuni anni dopo il matrimonio, partorì Federico, in una tenda allestita nella piazza di Jesi e dato lo scetticismo generale, allattò il bambino al freddo di dicembre per fugare i dubbi sulla sua effettiva maternità. Lo crebbe con amore, prima in Germania e poi a Palermo, dove morì lasciando Federico di soli quattro anni. Affidato al Papa ed educato da abati e vescovi, passò l’infanzia per le strade di Palermo a contatto con le diverse culture ebraiche, musulmane e cristiane e imparandone le lingue, per poi tornare a studiare a palazzo il latino e il greco.
A quattordici anni, divenuto maggiorenne, il Papa lo spinse a sposare per interessi politici la figlia maggiore del re d’Aragona, dieci anni più grande di lui. Federico accettò perché Costanza d’Aragona, sua prima moglie, portò in dote mille cavalieri al regno del marito che era stato saccheggiato negli anni. Costanza rese Federico meno rozzo, introdusse nella reggia la poesia provenzale, di cui lui si imbevve. Da lei nacque Enrico e fu l’unica moglie investita dal titolo di reggente di Sicilia, quando lui dovette tornare in Germania per recuperare i suoi possedimenti. Alla morte di costanza Federico era in Puglia, ma scese immediatamente a Palermo per seppellirla con grandi onori accanto a sua madre.
Il Papa allora lo indusse a sposare la timida Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme. Fu la moglie più sventurata, non amata da Federico e abbandonata già nella prima notte di nozze. Diede alla luce Corrado. Per Jolanda non vi furono onori neppure nella morte, la sua tomba a differenza della prima moglie, fu piccola e disadorna. Ma era questo il periodo in cui già era pazzo d’amore per Bianca Lancia. Anche il terzo matrimonio fu politico, sposò la bellissima Isabella d’Inghilterra che muore di parto, come Jolanda. È la volta di Gertrude, che spaventata dalle voci che facevano di Federico l’assassino delle sue giovani mogli, riuscì a non sposarlo. Per di più l’imperatore aveva ricevuto un harem in dono dai suoi sudditi musulmani che gli fece guadagnare l’appellativo di Sultano battezzato. Per quanto riguarda invece Bianca Lancia, la leggenda narra che riuscì a farsi sposare da Federico e quindi a far diventare Manfredi, loro figlio, l’erede. Il Castello di Monte Sant’Angelo ne sarebbe la prova, quale regalo di nozze dei Normanni alla loro moglie. Questo e molto altro è raccontato con grande maestria dalla penna di Bianca Tragni, che ha il potere di evocare lo spirito stesso dei protagonisti e di trasportare il lettore nelle calde atmosfere tipicamente medievali.

© Riproduzione riservata

Autore: Marianna Palma
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