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Tradizioni pre-natalizie
15 dicembre 2006

Prima della grande festa di Natale (il calendario liturgico cattolico del rito romano la considera come seconda solennità dopo la Pasqua e conclusiva del periodo di Avvento che inizia la prima domenica successiva al 26 novembre), la nostra città ripropone una serie di tradizioni popolari che giorno dopo giorno ci conducono nella gioiosa atmosfera natalizia che ci rallegra il “core”, per usare un termine caro a Leopardi. Solo chi non ha amore non ama le tradizioni, ha scritto Pier Paolo Pasolini. Il primo appuntamento folcloristico è per i bambini, che nella mattina del 6 dicembre trovano nelle proprie case e presso i parenti più stretti i doni lasciati da San Nicola nella notte precedente. La tradizione vuole il Vescovo di Myra (attuale Turchia) nonché Patrono di Bari e della Puglia (Sanctus Nicolaus Barium) protagonista di un episodio che è all'origine della consuetudine annuale dei doni ai “bimbi buoni”. Giunta voce che tre brave ragazze, assai povere, erano costrette dal padre alla prostituzione, recatosi per tre notti di seguito presso la loro abitazione, il Santo lanciò, attraverso una finestra, tre sacchetti pieni di monete d'oro, consentendo loro di sposarsi. L'usanza dei doni di San Nicola fu importata da Trieste nei primi anni del 1800 dal commerciante molfettese Michele Panunzio che faceva viaggi di commercio tra Molfetta e Trieste con il suo veliero “La bella Aurora”. Il Panunzio fu colpito da tale usanza e volle trapiantarla a Molfetta, trovando il consenso degli altri capitani marittimi che la divulgarono in tutta la città. Oggi, ahimè, accade che la figura del “vero” dispensatore di doni sia svelata troppo precocemente ai bimbi i quali presto sanno o scoprono che non è il Santo taumaturgo a portar loro i doni ma il portafoglio di mamma e papà. Lasciamoli vivere un po' più a lungo con la loro innocente ingenuità! Proseguendo nel nostro cammino verso Natale, l'8 dicembre ricorre la festa della Beata Vergine, proclamata “Immacolata Concezione” da Pio IX con dogma dell'8 dicembre 1854. Alla base della definizione dogmatica vi è il presupposto teologico secondo cui Maria, discendendo da Adamo per naturale generazione, avrebbe dovuto, come tutti gli uomini, contrarre il peccato originale. Ma essa fu fatta oggetto di un particolare privilegio per essere “degna abitazione di Dio”. Se tutti gli uomini sono liberati dal peccato originale da Cristo Redentore dopo averlo contratto, la Vergine fu preservata dal contrarlo (Regina sine labe originali concepta). Questa unica eccezione alla legge comune è stata solennemente definita dalla Chiesa come rivelata da Dio. Nel pomeriggio di tale giorno va portata in processione la statua dell'Immacolata venerata presso la Parrocchia S. Bernardino (Zecchelénde), accompagnata dal canto popolare “Salve o Vergine Maria…”, intonato dalla banda musicale. In passato, come ci ricorda Gerardo de Marco, l'omonima Confraternita era costituita prevalentemente da proprietari terrieri e quando la statua giungeva nei pressi dell'abitazione del priore in carica, costui offriva a tutti i confratelli: fichi secchi, mandorle mollesche e vino novello. Inoltre, anticamente il fitto di casa si pagava due volte l'anno: a Natale e a S. Corrado (luglio). Quello di Natale, secondo la consuetudine locale, si doveva versare entro l'8 dicembre, in ricorrenza appunto dell'Immacolata. Tale usanza era rammentata da un antico detto: Ci vu fa u Nétale chendénde prime paghe la case é pó ìnghiet'u vénde (se vuoi fare il Natale contento prima paga la casa e poi riempiti la pancia). Il 10 dicembre si festeggia la Madonna di Loreto (Virgo Lauretana), il cui simulacro è venerato presso la Parrocchia S. Teresa. Il seicentesco gruppo scultoreo saltuariamente viene portato in processione la domenica successiva al 10 dicembre. Sempre più vicini al Natale, il 13 dicembre è la festa di S. Lucia, la gloriosa martire di Siracusa, la cui statua, venerata presso la Chiesa Vecchia (Duomo), è portata in processione per le vie del centro storico. In tale giorno, la tradizione popolare contempla due usanze: la prima concerne la preparazione di tarallucci cosparsi di sceléppe (giuleppe), chiamati: re d'ócchiere de Sénd'a Lucì (gli occhi di Santa Lucia), dato che la Santa è protettrice della vista. La seconda riguarda l'allestimento dei presepi nelle case e nelle chiese (saranno disfatti il 17 gennaio, giorno di S.Antonio Abate). La parola presepe (o presepio) deriva dal latino “praesepium” che significa mangiatoia e si riferisce al posto dove fu posato Gesù bambino appena nato. La scena tradizionale ha i suoi elementi principali nella grotta o capanna dove una mangiatoia accoglie Gesù bambino, con ai lati la Madonna, San Giuseppe, il bue e l'asinello, e al di fuori i pastori con le pecorelle, l'Arcangelo Gabriele, l'arrivo dei tre magi, il tutto su un tappeto di muschio e un cielo stellato, tra cui la luminosa stella cometa. Presso la Parrocchia S. Domenico, a partire dal 1916, su iniziativa del parroco pro-tempore, don Ilarione Giovene, viene preparato un grandioso presepe con personaggi in cartapesta di scuola leccese e napoletana. Puntualmente ogni anno la gente si muove da ogni angolo della città per ammirarlo sia per il suo significato religioso sia per il suo valore artistico. A differenza del passato,oggi i presepi nelle case se ne vedono pochi perché si preferisce allestire l'albero di Natale con luci e ninnoli multicolori. E' un simbolo distaccato dal contesto della natività anche se sulla cima dell'albero vediamo una stella o un angelo che si sentirà solo e “spaesato”. Il 15 dicembre, oltre a segnare l'inizio della novena natalizia, dà il via a due consuetudini: il canto della “Santa Allegrezza” e la preparazione dei dolci di Natale. Ormai respiriamo aria natalizia. La Santa Allegrezza è un canto che echeggia nelle freddi notti di dicembre, esattamente dal 15 al 23. Di autore ignoto, la lauda si fa risalire al periodo compreso tra il 1600 e il 1800. E' suddivisa in 15 strofe che narrano le vicende che precedettero la nascita di Gesù, l'evento miracoloso, lo stupore dei pastori, l'esultanza degli angeli, la perfidia di Erode, l'adorazione dei Magi e termina con i patimenti del Redentore. E' cantata da gruppi di giovani per le strade, nelle case e nelle chiese, i quali, al termine dell'esecuzione, rivolgono l'invito alla padrona di casa di offrire qualcosa di buono cantando: Ué la patròene ué la patròene ìess'u chénistre de re còese bòene. I dolci di Natale, con i loro profumi e sapori, primeggiano sulla nostra tavola per tutto il periodo natalizio ab ovo usque ad mala, come direbbe Orazio (Satire, I, 3). Passiamoli in rassegna: Calzàuene de Sén Lénérde (fagottini di pasta farciti di marmellata di fichi); calzengìcchie de Gesù bomméiene (di dimensioni ridotte, farciti di pasta di mandorle); carteddàte (crespelmelate, pasta tagliata a liste che friggendosi si increspano); terròene che re cùtte (torrone con il vin cotto); spume d'éminele (spume di mandorle); latte d'éminele (latte di mandorle ricavato dalle mandorle pelate, unito al riso bollito); sesemìedde (tonchetti a base di mandorle, vin cotto, zucchero, uova e aromi), canigliàte (sgonfiotti tondi ricoperti o meno da giuleppe al cacao). Il 24 dicembre, giorno della vigilia, è dedicato agli acquisti di ogni ben di Dio per il pranzo di Natale, nonché alla preparazione delle tradizionali frittelle (re frìttele) variamente ripiene di cipolla, mozzarella,tonno, capperi, mortadella, svizzero, acciughe, ricotta fresca o forte (recott'ascequénde). E' davvero credibile la massima di Aphra Behn (“Il vagabondo”): “La varietà è l'anima del piacere”. Non mancano le rape condite con olio e limone, baccalà fritto, capitone, frutta secca e frutti di mare. Nel tardo pomeriggio, dopo la conclusione del lauto pranzo della vigilia, si gioca a tombola con il suo colorito frasario o con le carte napoletane, in attesa della mezzanotte che arriva puntualmente con lo scoppio dei tricche-tracche (saltarello) e con il canto “Tu scendi dalle stelle” di S.Alfonso Maria de' Liguori. La notte è scesa / e brilla la cometa che ha segnato il cammino. / Sono davanti a te santo Bambino / (da “A Gesù Bambino” di Umberto Saba).
Autore: Cosmo Tridente
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